Parenzana in bicicletta: la ciclovia tra Trieste e Parenzo in 2 giorni

A Parenzo

Pedalare lungo la Parenzana in bicicletta significa seguire la traccia di un vecchio treno che non esiste più, attraversando lentamente colline, vigneti, borghi medievali e tratti di costa affacciati sull’Adriatico.

È uno di quegli itinerari che non sono soltanto una ciclabile: sono un viaggio dentro la storia.

In due giorni di pedalata si attraversano tre nazioni – Italia, Slovenia e Croazia – seguendo il tracciato di una ferrovia costruita più di un secolo fa dall’Impero austro-ungarico.

Sotto le ruote oggi non ci sono più i binari, ma la sensazione è quella di muoversi ancora sul percorso del vecchio trenino istriano.


La ferrovia Parenzana: il trenino dell’Istria

La ferrovia Parenzana nacque all’inizio del Novecento per collegare il porto di Trieste con Parenzo (Poreč), attraversando l’entroterra istriano.

I lavori iniziarono nel 1900 e la linea venne inaugurata nel 1902.
Era una ferrovia a scartamento ridotto e non brillava certo per velocità: il trenino procedeva lentamente, raramente oltre i 30 km/h, e per coprire l’intera tratta servivano anche sei o sette ore di viaggio.

Ma per l’Istria dell’epoca rappresentava un’infrastruttura fondamentale.
Collegava decine di piccoli paesi rurali e permetteva di trasportare verso la costa vino, olio, sale e prodotti agricoli.

La ferrovia rimase in funzione fino al 1935, quando venne definitivamente chiusa.

I binari furono smantellati (Igor – un oste di Castelvenere – ci ha raccontato che fu Mussolini a recuperare tutti i binari per portarli in Etiopia ma la nave si inabissò nell’Adriatico), ma il tracciato rimase lì, incastonato tra colline e vallate.

Ed è proprio quel percorso che oggi è diventato una delle ciclabili più belle dell’Adriatico.

Vista sulle saline, ormai già dal lato croato

Pedalare sulla Parenzana oggi

Seguire la ciclovia Parenzana significa pedalare quasi sempre sul vecchio sedime ferroviario.

Questo rende il percorso molto piacevole: le pendenze sono dolci e regolari, proprio perché progettate per le locomotive di oltre cent’anni fa.

Lungo il tragitto si incontrano ancora molte delle opere originali della ferrovia: gallerie scavate nella roccia, viadotti in pietra e vecchie stazioni trasformate oggi in punti di sosta o edifici rurali.

Dati tecnici della ciclovia Parenzana

  • Lunghezza totale: circa 123 km
  • Numero di gallerie: 9
  • Ponti: 11
  • Viadotti: 6
  • Quota minima: circa 2 m sul livello del mare
  • Quota massima: circa 293 m nei pressi di Grožnjan

Un itinerario perfetto per il cicloturismo in Istria, da percorrere preferibilmente con la MTB. Questa indicazione si riferisce al tratto croato dove anche le gravel possono essere messe a dura prova ed escludo l’uso di trekking bike con bike packing.

A Buje

Tre nazioni in due giorni di viaggio

Uno degli aspetti più affascinanti della Parenzana è la sensazione di attraversare l’Europa in miniatura.

Nel giro di un paio di giorni si pedala attraverso:

  • Italia
  • Slovenia
  • Croazia

Il paesaggio cambia lentamente: dalla costa del golfo di Trieste si passa ai lungomare sloveni e poi alle colline dell’entroterra istriano.

Tre paesi diversi, ma un territorio profondamente legato dalla stessa storia.


Il tratto sloveno: ciclabile perfetta e mare sempre accanto

La parte slovena della Parenzana è probabilmente quella che mi ha colpito di più per la qualità della ciclovia.

Dopo aver attraversato la vivace Capodistria, città portuale piena di movimento, la pista ciclabile continua per diversi chilometri praticamente lungo il mare.

È uno dei tratti più piacevoli dell’intero itinerario: si pedala con l’Adriatico sempre accanto, su una pista ben curata e perfettamente segnalata (un encomio speciale in tal senso alla Slovenia – segnaletica sempre perfetta e automobilisti molto rispettosi dei ciclisti).

Lungo questo tratto vale la pena fermarsi in alcune delle cittadine costiere più caratteristiche della zona per curiosare tra i centri storici lastricati. Il comune denominatore è senza dubbio l’architettura veneziana; il leone di S. Marco e ovunque!

Una su tutte è Izola, piccolo borgo marinaro dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Vicoli stretti, un porticciolo tranquillo e il profumo del mare che accompagna ogni pausa.

Poco più a sud si attraversa poi l’area naturale delle Saline di Sicciole, una zona umida di grande valore naturalistico fatta di canali, specchi d’acqua e uccelli migratori.

È uno di quei luoghi dove viene naturale rallentare la pedalata e semplicemente guardarsi intorno. Una moltitudine di scorci interessanti resteranno impressi nelle nostre fotocamere.

Tratto sloveno con il mare in lontananza

La Croazia e il vero “Balkan style”

Appena superato il confine croato il paesaggio cambia di nuovo. Il benvenuto ci è stato dato da una discarica di inerti a 30 metri dal confine. Dalle saline di Sicciole la Parenzana abbandona la costa e si inoltra nell’entroterra istriano tra colline, vigneti e boschi. È una parte molto affascinante del percorso, ma anche quella più selvaggia.

Qui emerge quello che potrei definire, con un sorriso, il vero “Balkan style”.

Per molti chilometri si pedala lontano da tutto.
I paesi sono rari, le fonti d’acqua quasi inesistenti e i servizi scarseggiano. Purtroppo più di qualche volta si nota una certa incuria del territorio, con molte immondizie abbandonate lungo la strada. Ma i tratti affascinanti non mancano, tra landa carsica e ulivi, tra paesi di poche case e il profumo della macchia mediterranea.

La sensazione è quella di essere davvero dentro l’Istria più autentica. Un pò abbandonata, un pò solitaria.

Ma proprio per questo conviene affrontare questo tratto con un minimo di preparazione:

  • portare abbastanza acqua: le fontane sono poco diffuse e anche i km tra i borghi, a volte, sono parecchi..
  • avere un minimo di attrezzatura meccanica: il percorso battuto della Slovenia è un lontano ricordo. Oltre la prima salita da Sicciole, dove tutto sommato lo sterrato è ben battuto, la Parenzana mostra il suo volto ruvido alternando tratti anche stretti, quasi di single track, a lunghi pezzi di sterrato tosto. Mi esprimo meglio: i tratti troppo smossi o difficilmente percorribili sono limitati ma quelli con pietre carsiche a terra che fanno sobbalzare la bicicletta sono veramente tanti e durano a lungo. Il tal senso la MTB è una certezza…
  • non sottovalutare le distanze tra un centro abitato e l’altro

Una foratura o un problema fisico qui potrebbero non essere facilissimi da gestire.

Ed è anche questo, in fondo, parte del fascino del viaggio.

Cippo originale

Perché vale davvero la pena pedalare la Parenzana

Alla fine di questi due giorni rimane la sensazione di aver attraversato un territorio ricco di storia, natura e culture diverse.

Pedalare sulla Parenzana significa seguire la traccia di un vecchio treno che univa popoli e paesi molto prima che esistessero i confini moderni. E il dominio veneziano ancora si percepisce mentre gli amici cominciano i discorsi in veneto per continuare poi con un incomprensibile croato. L’italiano è parlato praticamente dalla maggior parte della popolazione di una certa età.

Le gallerie scavate nella roccia, i viadotti in pietra e i piccoli borghi arroccati sulle colline raccontano ancora quella storia.

Il trenino dell’Istria non esiste più ma il suo percorso continua a vivere.

E oggi, invece del fumo delle locomotive, è il ritmo delle biciclette a riportarlo in vita.

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Informazioni rapide sulla Parenzana e consigli

Itinerario: Trieste – Poreč
Lunghezza: circa 123 km
Durata consigliata: 2 giorni
Tipologia bici: MTB, gravel poco consigliata, trekking sconsigliata
Nazioni attraversate: Italia – Slovenia – Croazia
Fondo: asfalto e molto sterrato

La nostra Parenzana ha preso il via da Muggia dove, all’ingresso del paese, c’è un comodo parcheggio libero. Per chi volesse partire dal centro di Trieste è possibile imbarcarsi sui servizi di transfer con barca che partono nei pressi di piazza Unità. Durante la stagione estiva, volendo rientrare da Parenzo con mezzo a motore, risulta attivo un servizio di transfer con pullman gratuito offerto dalla regione FVG.

Se affrontata in due giorni come noi, consiglio di pernottare nella zona attorno a Buje, Triban o Bibali.

Le gallerie croate risentono di carenze nell’illuminazione (l’impianto anche c’è ma forse si accende con estrema calma o non si accende proprio..)

I periodi di percorrenza migliori sono aprile-maggio e settembre-ottobre. In estate la sconsiglio vivamente per il troppo caldo nell’affrontare i lunghi tratti attorno a Motovun mentre ad autunno inoltrato si può già porre il problema della bora, che se soffia impedisce di fatto la percorrenza.

Per le e-bike fare attenzione ai posti di ricarica e pianificare bene questo aspetto: lungo la ciclovia in Croazia abbiamo trovato pochissime bike station e, tendenzialmente, non funzionanti (o con attacchi batteria che non andavano bene seppur dell’identico sistema).

Da visitare assolutamente (facendo delle brevi deviazioni dal tracciato) i borghi di Izola, Portorose, Buje e Motovun. L’ingresso alla riserva delle Saline di Sicciole è a pagamento ma la zona è molto affascinante.

La Parenzana è uno di quei viaggi che restano nella memoria.
Non tanto per la difficoltà del percorso, ma per la sensazione di pedalare dentro la storia, attraversando un’Europa che qui, tra Adriatico e Istria, sembra ancora incredibilmente vicina.

Vuoi affidarti a una guida esperta per provare la Parenzana in tutta tranquillità? Puoi scrivermi alla mail omar.gubeila@primealps.it per unirti a una delle nostre pedalate organizzate.. La prossima Parenzana di gruppo è imminente!

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