La Forra del Vinadia viene spesso presentata come un percorso turistico, ma chi decide di avventurarsi al suo interno scopre presto che non si tratta di una semplice passeggiata. È un luogo selvaggio, dove l’acqua e la roccia dialogano da millenni e dove il visitatore è chiamato a muoversi con attenzione, lasciandosi guidare più dalla curiosità che dalla fretta.



Il cammino inizia dalla silenziosa frazione di Vinaio, casa di 130 anime d’estate che in inverno diventano una trentina. Il paese affonda i suoi piedi nella forra che lo contorna verso il basso.
L’esplorazione inizia con la discesa verso la forra lungo un sentiero di terra battuta. Quando il terreno è asciutto si percorre senza difficoltà, ma basta un po’ di umidità perché la terra diventi viscida, invitando a rallentare il passo e ad ascoltare il bosco che avvolge la discesa.
Arrivati sul fondo della valletta compaiono le prime stratificazioni rocciose, affioranti in corrispondenza di un piccolo canale spesso in secca. Qui la roccia si mostra in tutta la sua storia: pieghe, strati e superfici levigate raccontano il lento lavoro del tempo e dell’acqua.
Poco oltre si raggiunge il primo belvedere, è nascosto e bisogna guadagnarlo prestando attenzione. È uno di quei punti in cui lo sguardo si ferma quasi da solo. Le pareti della forra si alzano severe, il torrente ha scavato il suo passaggio con pazienza e forza, e improvvisamente si percepisce tutta la potenza della natura che ha modellato questo luogo.
Proseguendo si incontra un passaggio curioso e ormai immancabile deviando verso sinistra: l’aggiramento di un grande masso, incastrato sotto la parete sovrastante come se la sostenesse. Sta appoggiato ad un piano inclinato perfettamente lucido, dove affiora qualche fossile nonostante la forza abrasiva continua del torrente.



Seguendo in discesa l’andamento della forra, poco oltre, sulla sinistra la roccia mostra una cicatrice impressionante: uno specchio di faglia verticale, una superficie liscia e netta che racconta i movimenti profondi della terra. Lì si passa veloci, le rocce a terra, cadute da più o meno tempo, dimostrano la dinamicità della zona.
Poi arriva uno degli scorci più sorprendenti: un enorme campanile di roccia, addossato alla parete opposta, che si innalza come una torre naturale. È probabilmente il punto più fotografato del Vinadia e non è difficile capire il perché.
Il rumore dell’acqua guida quindi verso la cascata del Picchions, fragorosa e luminosa tra le rocce. Qui il torrente si libera in un salto spettacolare, riempiendo la gola di suoni e di spruzzi.
Da questo punto si cammina nell’ampio alveo del torrente, tra massi levigati e ghiaie chiare, finché la forra sembra chiudersi davanti agli occhi. È il punto che scherzosamente chiamo “il cancello di Mordor”: le pareti tornano alte e vicinissime, quasi a sfiorarsi, creando un passaggio oscuro e suggestivo. E’ qui che, sotto un masso, viene nascosto un piccolo ponte in acciaio che andrebbe ancorato alla parete opposta per passare oltre al tumulto delle acque, senza è impossibile. Tuttavia il ponticello è chiuso con un lucchetto e, di fatti inservibile. C’è da dire che da qui in poi è impensabile procedere senza bagnarsi: la ferrata che si intuisce aggirare la parete termina nell’acqua del torrente. Rientrati per qualche centinaio di metri verso nord il percorso prosegue con una ripida risalita nel bosco, lungo un sentiero stretto che richiede un po’ di attenzione e qualche passo deciso. In alcuni tratti può essere naturale aiutarsi con le mani, come spesso accade quando il sentiero si fa più selvatico.


La fatica viene presto ripagata. Nella parte alta della forra l’acqua scende tra le rocce formando una sequenza continua di piccole cascate e cascatelle, salti d’acqua che scintillano tra muschi e pietre. Un tratto estremamente spettacolare dove le trote nuotano nelle piccole vasche naturali che sembrano delle Jacuzzi per la calura estiva..
L’ultimo tratto, oltre il ponte, è il più incerto: spesso l’acqua lo invade, rendendolo di fatto impraticabile. Anche quando è possibile proseguire, il terreno resta molto scivoloso e delicato. Non è raro quindi fermarsi prima, lasciando alla forra il suo ultimo segreto.
La Forra del Vinadia è un luogo che sorprende passo dopo passo. Non è una semplice passeggiata, ma un piccolo viaggio dentro la forza della natura, da affrontare con calma, rispetto e con il giusto equipaggiamento.
Info utili:
Il percorso della Forra del Vinadia si raggiunge dal parcheggio all’ingresso di Vinaio di Lauco (in estate funziona anche un piccolo chiosco dove merita fermarsi a bere e mangiare) seguendo la strada verso Lauco per una cinquantina di metri. In corrispondenza di una torretta ENEL si scende su sentiero evidente fino al fondo del primo rigagnolo. Da lì, seguendo le frecce fluo e l’orografia della forra, si discende fino alla confluenza con il torrente Picchions nei pressi della cascata (lungo la discesa numerosi scorci meritano una sosta).
Dalla cascata si percorre l’alveo più ampio fino al scenografico inabissamento tra le pareti; qui termina il tratto percorribile senza attrezzatura da canyoning.
Rientrati nei pressi della cascata (cartelli) si deve oltrepassare il torrente e salire nel bosco su sentiero poco evidente raggiungendo il belvedere sulla cascata (tavolo e panche) e proseguendo poi nel bosco ripido su sentiero molto sconnesso e stretto (attenzione nella parte sommitale, la traccia è stretta). In discesa si guadagna la zona delle cascatelle che si rimonta passando da una parte all’altra delle rive in base alla miglior percorrenza (attenzione alle lastre scivolose).
Raggiunto il ponte della strada che porta a Buttea, sotto il pilone, verso destra, è possibile uscire dalla forra con un sentiero che deposita sulla strada asfaltata. Da lì in breve a Vinaio.
Oltre il ponte il percorso continuerebbe per alcune centinaia di metri, salendo poi sulla destra idrografica ad una cascatella e alle vecchie scuole di Vinaio. Questo tratto risulta spesso impercorribile e molto scivoloso, con un paio di corrimano in acciaio e qualche facile scaletta.
L’anello “classico” prevede un dislivello totale di circa 130m positivi, le tempistiche indicative parlano di 3 ore considerate le varie pause fotografiche (doverose!).
Ai piedi necessari scarponcini con suola scolpita perchè l’intero percorso è estremamente scivoloso. Consigliato anche il casco protettivo per la prima parte.
La visita alla forra del Vinadia è una delle uscite che propongo più spesso come guida nel periodo che va da aprile a settembre. Segui la mia pagina Facebook “Ai piedi delle Carniche” per le prossime attività o richiedi una visita privata da questo link: Prime Alps



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