Domenica scorsa abbiamo risalito il Monte Verna, uno di quei luoghi che il Cadore tiene da parte per chi sa ascoltare.
La strada che sale verso Sella Ciampigotto era già immersa nel suo inverno precoce, con i larici che sfumavano verso il rame e la neve fresca che imbiancava gli angoli più silenziosi. L’attacco dell’itinerario, poco oltre Casera Razzo, per noi che arriviamo dal Friuli, sembrava una porta d’accesso a un altro ritmo, più lento, più intimo.

Nel cuore di questi versanti prende vita anche uno dei tratti più suggestivi del Circuito delle Ciaspolate del Veneto, un progetto che valorizza gli itinerari invernali delle Dolomiti e delle Alpi Carniche attraverso percorsi segnalati, sicuri e immersi nei paesaggi più autentici.
Il Monte Verna ne è una tappa preziosa, il tredicesimo: un itinerario che unisce facilità di orientamento, ampiezza panoramica e quell’incredibile capacità delle sue radure di trattenere la neve quando altrove già si scioglie. È un luogo perfetto per chi vuole vivere l’inverno in modo gentile, senza rinunciare alla profondità del paesaggio.
La traccia si snoda prima larga sfruttando la strada sterrata di accesso all’alpeggio, poi si stringe coma la valle che percorre, verso la conca di Casera Doana: un piccolo mondo raccolto, protetto dai suoi pendii, dove il silenzio non è assenza ma presenza, qualcosa che ti accompagna mentre sali. La neve, come sempre quassù, non delude: morbida, pulita, ancora intonsa in molti punti.
Camminarci dentro è come lasciare un segno in un libro che si riscrive ogni notte.



È proprio dalla conca di Doana che si spalanca uno dei panorami più sorprendenti dell’intero itinerario: a ovest si innalzano le Dolomiti Ampezzane, severe e grandiose, con le loro cime oltre i tremila metri che emergono come sculture di luce — l’Antelao, il Pelmo, le spalle ampie del Civetta. Poco più a nord, le Dolomiti Pesarine raccontano un’altra montagna: più raccolta, più scura, con la lunga catena dei Brentoni che corre elegante fino al Monte Tudaio, come un’onda calcarea che si placa lentamente. Dolomiti monumentali si, basta guardare la vicina cima del Pupera Valgrande per capire quanto estetiche ed arcigne siano queste cime.
E sullo sfondo orientale, quasi in contrasto poetico, i dossi morbidi delle montagne di Sauris addolciscono la scena, offrendo un equilibrio perfetto tra verticalità e quiete. È un luogo dove lo sguardo viaggia senza fatica, passando dalle architetture severe delle Dolomiti alle linee gentili delle Carniche.
Quando la pendenza si addolcisce e il bosco si apre, arriva il momento in cui il Cadore mostra il suo volto più fiero: l’Antelao che domina l’orizzonte, il profilo slanciato del Pelmo, il massiccio del Civetta che sembra un re affacciato sul suo regno di neve. Ma anche le slanciate guglie delle Tre cime di Lavaredo, da quassù un pò più piccole ma altrettanto austere.
Ogni passo verso il Colle Verna aggiunge un tassello a questa scenografia grandiosa che si fa completa dalla forcella de La Zena. La luce d’inverno, obliqua e gentile, accende le creste e scolpisce le ombre, mentre il vento racconta storie che solo le Dolomiti sanno custodire.
In cima, il panorama è totale: una corona di cime che abbraccia il silenzio e lo restituisce amplificato.
Siamo rimasti qualche minuto in quiete, a guardare attorno il mare di valli cadorine e verso est l’onda bianca che sale verso il Tiarfin e il Rioda. Pochi altri in giro, nessun rumore, solo neve e respiro.
È stato uno di quei giorni in cui la montagna non chiede nulla, ma dà tutto: spazio, luce, profondità.



INFO UTILI:
Percorso d’inverno l’itinerario risulta di medio impegno ed è perfetto per le ciaspole grazie a pendenze mai eccessive, alla presenza di neve garantita e a numerosi punti panoramici di rilievo. Dalla S.P. 619 che sale da Laggio di Cadore alla Sella di Ciampigotto, 5 tornanti prima di scollinare, sulla destra, si stacca in discesa una pista forestale che sale a Casera Doana. Il tutto è ben indicato in corrispondenza della strada provinciale tuttavia non sono presenti molti spazi per il parcheggio delle automobili. A circa 1 km a monte, anche in inverno, si trovano circa una decina di parcheggi ed è conveniente lasciare lì l’automobile,
La salita segue pedissequamente la strada forestale senza possibilità di errore; una strada che risale una minuta valle, anche in maniera piuttosto ripida e diretta, aggirando il versante a quota 1800. Da lì la pendenza diminuisce raggiungendo in breve le radure dove sorge la bella Casera Doana con il vicino colle panoramico, Nella stalla principale è molto interessante la mostra fotografica permanente “per non dimenticare”.
L’ascesa al monte Verna continua per prati passando nei pressi di una torre d’avvistamento in legno, ben visibile, risalendo il valloncello verso S-E che porta alla forcella de La Zena. Dalla forcella, mantenendosi lungo un tratto più ripido della morbida dorsale, si raggiunge la cima del Monte Verna a 2106m. Il rientro avviene lungo lo stesso itinerario che, in condizioni normali di innevamento, risulta al sicuro da possibili eventi valanghivi (evitare il tagli diretto dalla strada di accesso alla malga verso la forcella, il versante ovest della cima può scaricare con condizioni di neve instabile).
Luogo: Monte Verna e Casera Doana (Lorenzago di Cadore – BL)
Quota di partenza: Pian de Roula a 1580 m, parcheggio classico lungo la SP a 1650m circa
Quota massima: 2106 m
Dislivello complessivo: ~ 600 m
Difficoltà: WT3
Sviluppo complessivo ferrate: 9,7Km
Tempi indicativi:
Alla cima: 2.00/2.30 Ore – Complessivo 4.00 Ore

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