Casera Avrint e monte Bottai

CASERA AVRINT – 1071m Visibile dalla conca di Tolmezzo gurdando verso il M.Piombada si raggiunge dalla rotabile per S.lla Chianzutan con strada forestale.

Dai miei diari.

Che poi ti trovi in un caldo pomeriggio estivo a risalire “gambe in spalla”, piuttosto celermente, la sassosa strada che porta a casera Avrint. Boschi di faggi, grandi massi staccatisi dalla montagna in chissà quale epoca geologica diventati nascondigli perfetti per i miei amici del bosco.. Presenze fumose che ogni tanto sbagliano il gioco a nascondino e si fanno beccare in lontananza che mi guardano pensando “ma dove cacchio va sto bipede?”- Di sicuro non devono temere la mia presenza..

Poi alla casera la visuale si apre sulla conca che But e Tagliamento hanno creato con lo scorrere lento e inesorabile delle loro acque e proprio lì giace Tolmezzo, e poi tutta la Carnia in una cascata verde di prati e cime conosciute.

Il pomeriggio sta cedendo posto alla sera. Voglio salire, voglio arrivare lassù dove il celeste si fonde con il giallo dell’erba estiva riarsa; fa caldo, si suda molto. Accelero il passo su questo sentiero che si fa via via più scosceso e meno praticato. Qualche ben pensante ha cancellato tutti i bolli CAI che ci sono sugli alberi rendendo difficoltoso il ritrovamento della retta via..

“Dai, manca poco!” Finalmente usciamo dal bosco e i faggi secolari lasciano spazio ad ontani che oziano facendosi scaldare dall’ultimo sole della giornata..

Nei pressi di un vecchio rudere il sentiero finisce e mi lascio guidare dal mio “fiuto” alpinistico. L’ora è tarda, ora mai il sole sta tramontando da un pò e non c’è la pila nello zaino ma devo assolutamente arrivare in cima!

Sui prati sommitali forzo ulteriormente il passo e senza nemmeno rendermene conto arrivo in un punto in cui, se proseguissi, comincerei la discesa verso Trasaghis.. Sono in cima.

Mi sdraio a terra su di un materasso odoroso d’erba.

Sono sudato e il vento fresco della cima mi provoca qualche brivido non fastidioso, fa comunque un caldo incomprensibile.

Fili di erba alta tentano, aiutati dal vento, di colpire i moscerini che volano ad un metro dal suolo.

Ad occhi chiusi mi concentro sui rumori che sento e il bello è non sentire proprio niente..

Sensazione strana che può far venire il mal di testa.

Giù nella valle chissà per quante e quali cazzate quotidiane la gente si sta scornando, io sorrido pensando ciò e mi godo la mia “aria di cresta”.

Sono poco distante da dove ha perso la vita il mo amico Francesco Plazzotta a cui non manco di porgere omaggio ogni volta che gli arrivo un cm più vicino salendo in quota..

Sto da Dio, quattro chiacchere con il mio fidato amico, uno sguardo già malinconico e giù a rotta di collo verso la strada di Sella Chianzutan dove abbiamo lasciato la macchina.

Pensandoci ora, credo di aver passato quest’estate lassù con il mio amico Pelle uno dei momenti più magici della mia vita.

Omarut

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