La Grauzaria!

27.10.2013

L’amico alpinauta avvisa “porta i fendinebbia!” ed effettivamente azzecca la previsione. Nebbia d’ottobre dal parcheggio in su, attorno e sopra noi destinati alla cima della Creta Grauzaria, o quanto meno su di la.

E’ un pò che non vengo da ste parti, un paio d’anni fa mi diressi al biv. Feruglio, al “gran circo”, poco distante da qui e passando nei pressi della slanciata guglia solitaria della Medace, imitazione in scala minore del famoso campanile di Val Montanaia.

Membrana gore tex naturale
Membrana gore tex naturale
Intreccio di faggi
Intreccio di faggi
Cadaveri stagionali
Cadaveri stagionali

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Oggi dirigiamo alla Grauzaria su mia proposta, entrata di prepotenza nei miei pensieri estivi per una di quelle corse serali che piacciono tanto alla mia compagnia. Ma questa salita non è di moda, non da corse estive con scarpette e frontale, la salita alla Grauzaria è una salita retrò, poco frequentata dal grande pubblico, va gustata nel silenzio, magari in autunno quando gli animali autoctoni si zittiscono per l’arrivo del freddo e la prima neve è ancora alta.

Oggi siamo in 4, resto dietro, gli altri nemmeno notano le mie pause.

Pensieri e ricordi vagano nella testa.. Con questi frassini fabbricai la mia prima barella, un soccorso improvvisato a mia sorella, distorta al ginocchio lungo la via del rientro a una mezz’ora dal parcheggio. Scarponi grossi di cuoio Gronell, lucidati la sera prima con lo strutto di maiale per renderli idrorepellenti, quelli ai miei piedi nella mia prima, vera, emozionante gita in montagna, proposta per la cima ed arenata per la giovane età al Portonat.

Le foglie degli aceri alpestri a terra ricoprono tutto, il sentiero e quanto gli sta attorno, ancora vivaci nei loro gialli, potpurrie di sfumature che rallegrano gli umori nonostante attorno tutto sia grigio.

Si suda, il solito ritmo, tutto umido.

Guardo in alto, da dove arrivano le foglie, non lo faccio mai. Sempre attento a quanto sta sotto e davanti alle suole, tuttalpiù all’orizzonte, scopro una nuova dimensione. I rami grattano il cielo, cercano invano di alzarsi a questo e lo sforzo produce solo cadaveri gialli e marroncini, tappeto morbido per l’andare del camminatore. Oltre i rami, della sfinge non si vedono che i piedi, la base di questa scultura naturale ove passa una delle più note salite alpinistiche della zona. Oggi sono camminatore, non rimpiango di essere senza corda.

Barlumi di sole verso il M. Flop ingannano, lasciano spazio a speranze che moriranno salendo i ghiaioni del Portonat … Con sto tempo l’aroma del fuoco che scalda il rifugio è come un canto di sirena, ma dobbiamo andar su, siamo mica gitanti della domenica noi!?!

Il rifugio Grauzaria
Il rifugio Grauzaria
Si risalgono le ghiaie, verso il Portonat
Si risalgono le ghiaie, verso il Portonat

L’ascesa dal bivio si fa ripida, Il 444 è un sentiero che porta i segni del tempo, immagino variato nel tracciato quasi ogni anno per i franamenti del canale che risale. Non ricordo di aver salito sotto le pareti di dx le scorse volte, ma dimentico tante cose ultimamente.

La visibilità cala come l’entusiasmo di Ale per la salita. Passo avanti, sono contento. In alto una piccola candela di roccia ricorda l’artiglio del Diavolo ma subito viene avvolta dal grigio.

Siamo palline in un flipper, il nostro moto guidato dai bolli CAI sbatte sulle pareti del canale, disteranno 20m. Poi si riallarga verso il Portonat che raggiungiamo in un silenzio completo ed alienante.

“Avanti miei prodi, il bello ha da venire!” Qualcuno la fermerebbe volentieri qua ma è proprio dalla forca del Portonat che parte la traccia che porta alla cima, percorso bollinato di rosso con passaggi esposti e qualche breve tratto di leggera arrampicata.

In effetti l’utilità di un paio di golfari d’acciaio nella roccia non la capisco, sono oltre i punti di “necessità”, meglio però desistere per chi non è un minimo pratico di ascese un pò più difficoltose. Tra cengette sul limite delle nuvole, e tratti più agevoli, guadagnamo una croce metallica. Ma non è la cima, ne è solo l’antipasto. Poi una Madonnina, una croce in Inox e, oltre, la vecchia Madonnina martoriata dalla saetta.

Siamo in cima dentro alla nuvola, oggi di uscire al sereno non se ne parla proprio. Che bene che sto quassu, potrei fermarmici parecchio.

La croce di vetta della Grauzaria è ferita dai fulmini ma adesso anche avvolta dalle mani degli alpinisti, qualcuno l’ha legata al suo cuore con dei cordini bianchi d’arrampicata, come preghiere tibetane al vento.

Il pass di II° subito sopra al Portonat
Il pass di II° subito sopra al Portonat
La cresta finale
La cresta finale
La croce di vetta
La croce di vetta

E’ l’ora del rientro, calmo e vigile per il brecciolino e l’acqua sulle rocce, sarà pioggia in basso più che nebbia, sarà autunno, sarà montagna.

Omarut, Ale, Gano e Pelle

Info utili: La salita normale alla Creta Grauzaria avviene dal parcheggio ben segnalato ove comincia il sentiero CAI 437 a quota 750m e raggiungibile da Moggio Udinese direzione Bevorchians. Il sentiero è diretto al Rif. Grauzaria passando per i ruderi della Casera Flop. Poco prima del rif. parte il sent 444 sulla sx che risale un canale franoso verso il Portonat a quota 1860, fin qui escursionistico. L’ultimo tratto di ascesa presenta le maggiori difficoltà (EEA+II°) e non ha atrezzature. Tempo medio di salita 3.30h. La Grauzaria (2065m) è una cima affascinante, spoglia e calcarea, lontano dalle masse escursionistiche, merita la salita per la bellezza del panorama e le peculiarità presenti lungo il percorso di ascesa. D’inverno, con le condizioni ideali, la discesa dal Portonat è un BSA (S4) di tutto rispetto.

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