Sul filo di cresta

Sul filo di cresta si sviluppa uno dei giri più panoramici delle prealpi carniche. La chiamano la ” traversata delle creste del Lovinzola”, anche se in verità superiore in altezza è il M. Verzegnis e poi si contano altre 5 cime meno importanti sulle quali si transita.

Oggi spero di concludere quanto iniziato qualche tempo fa e arenatosi su una delle cime di mezzo del filo di cresta. Non ricordo il motivo preciso di quel rientro anticipato ma serbo nella memoria immagini limpide di cieli azzurri, brezze tese di cresta, ramponi e minchiate (https://omarut.wordpress.com/2011/07/17/pizzat-lovinzola-e-colle-dei-larici-traversata-invernale/).

Oggi procedo al contrario rispetto alla volta precedente, decidendo di cominciare l’abbuffata di panorama dal Colle dei larici.

Lasciamo l’auto al solito parcheggio di Sella Chianzutan, vicino alla locanda. L’atmosfera è smorta.. Gli impianti di sci, o meglio gli scheletri metallici degli stessi, mi mettono sempre un velo di tristezza nel cuore pensando che lassù infognato nell’ombelico dei boschi di faggio ho passato uno dei periodi lavorativi più belli della mia vita.

A smuovere l’atmosfera solo un gruppo di soldati che scaricano cassoni di armi dalle loro auto. Ah, in breve capisco che non sono l’avancorpo dell’esercito dell’ ISIS che attacca l’Italia via Sella Chianzutan ma dei buontemponi che si dilettano nel soft air. Pare che dentro il bar c’abbiano pure la sede sociale… Beh, sicuramente più simpatici dei cacciatori.

Oggi lasciamo subito perdere la via dell’Agarat, dove salii la volta scorsa, per inerpicarci verso il Colle dei Larici con il sentiero CAI 806. Il sentiero sale un pò monotono nel bosco retrostante la casera Mongranda guadagnando quota rapidamente. L’inversione termica prevista comincia a farsi sentire.

Seguendo i bolli CAI incrociamo una pista forestale di recente fattura e attraversiamo spazi aperti dove l’anno scorso le valanghe hanno fatto piazza pulita: una strage di faggi e piante di ogni stazza, grosse pietre spostate a valle come biglie, una potenza devastante. Guidano a procedere in questo dedalo dei nastri e degli ometti messi da qualche volontario scarpinatore.

Più su, già si pesta neve da un pò ed è tempo di prendere al bivio la strada di destra dove la tabella indica la via per le cavallette e casera Presoldon. L’amministrazione comunale ha voluto mantenere in essere e valorizzare quanto su questa montagna è stato fatto in passato per l’estrazione del marmo. A Sella Chianzutan arrivavano tramite una grossa teleferica i blocchi rossicci appena estratti dal ventre del Lovinzola, trasportati a prendere gli impianti, in questo caso di discesa e non risalita, da dei carretti percorrenti un tratto di mulattiera ferrata. Seguendo il sentiero si giunge all’arrivo della teleferica, vicino a dove i carretti sbucavano sul versante Sud. Tutto questo ben espilcato da cartelli in loco.

La partenza della teleferica per il trasporto del marmo
La partenza della teleferica per il trasporto del marmo

Noi preferiamo la montagna linda, senza segni antropici o manomissioni.. Andrebbe però valutata l’effettiva attrattiva di un museo all’aperto di questo genere; sono il primo ad ammettere che in Carnia vanno “coltivati” i semi per creare un’ offerta turistica che al momento manca.. Ci fosse più gente curiosa in tal senso anche Sella Chianzutan avrebbe i suoi benefici.

Che poi “museo all’aperto” forse non c’azzecca molto considerando che dietro lo spallone la cava di marmo è tutt’ora in fuzione, con tanto di mezzi che han pulito perfettamente i 50cm di neve caduta. Grosso dubbio. Ma passiam oltre..

Da qui il panorama si fa incredibile, il gruppo del Lovinzola gode di un punto di vista unico su quanto sta attorno ai versanti Ovest, Nord ed Est. Il Tagliamento ha fatto il suo e le valli distanziano il gruppo da quelli “vicini”, pare stesa davanti a noi la cartina della Carnia. Dall’altro lato, un pò offeso ed altezzoso, il Piombada ha una dignita che non avevo mai considerato. Con Max ripercorro nei ricordi la sciata della scorsa stagione. Visto da qua il picco finale è un triangolo bianco che punta dritto al cielo, con i paravalanghe sommitali a delinearne le criticità.. Bei ricordi, immagino che gli sci alpinisti che abbiano nel curriculum questa cima siano pochissimi, ovviamente non per la difficoltà ma per non essere la classica da inserire nelle guide.

L’Amariana quassù ci da del tu, davanti a noi è senza intermediari ad infastidirne la vista. Da quassù è proprio affascinante nella sua veste bianca.

Seguitare sulla larga dorsale verso la piatta cima è proprio un gran piacere. Colle dei larici fa 1779m di quota, la prima cima è fatta.

La dorsale finale del Colle dei Larici dal Lovinzola
La dorsale finale del Colle dei Larici dal Lovinzola

Riprendiamo per poco la strada e le tracce appena fatte nella neve fresca per deviare decisamente verso la sella che ci divide dal M. Lovinzola. Non l’avevo notata prima ma il traliccio eretto da qualche ente, alto almeno 30m, è un pugno nello stomaco con la sua struttura di ferri bianchi e rossi. Un obelisco in mezzo al deserto perchè la cattedrale è la vicina cava. Informazioni dell’ambiente dicono che la struttura serviva a monitorare i venti della gola per capire l’effettiva convenienza di una pala eolica in sito… Gli anemometri girano mentre passiamo sotto ma non girano abbastanza per costruirci l’enorme “ventilatore”.. Meglio così. Le valutazioni, negative, son state fatte ma il traliccio resta ancora lì – quanto ci metteranno a tirarlo giù? Ai posteri l’ardua sentenza…

Rapida discesa del versante N in un bel manto di farina fresca, aspettiamo l’inverno per buttarci con gli sci dentro l’elemento preferito..

Di nuovo al sole iniziamo a salire verso il Lovinzola, fa caldo, parecchio e ci apriamo la traccia a suon di cambi al comando. Sulla dorsale che va raddrizzandosi si sale con i mezzi della cava in bella vista sotto ai piedi, meglio guardare oltre, al fondovalle e alle vette Carniche più su.

Sulla cima c’era una croce, resta un paletto. Malconcio e fulminato ha vigilato per quanto ha potuto, contro la folgore c’è poco da fare.

Si vede il mare, in fondo, col suo bagliore ovattato dalle foschie delle pianure. Si vede il Tagliamento, con le sue anse, zig zag di ghiaie oltre i boschi scuri delle prealpi.

Sulla cima del Lovinzola
Sulla cima del Lovinzola

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Lungo la dorsale
Lungo la dorsale

Ora non ci resta che percorrere la displuviale sul filo di cresta, tra cime più alte e bernoccoli appena accennati. Verso Ovest l’andare si fa pù guardingo sebbene a terra la neve fresca non imponga l’uso dei ramponi e nelle mani bastino i bastoncini a dare stabilità.

Tratti perfidi non ce n’è, solo in un punto dobbiamo valutare come perdere una decina di metri di dislivello perchè il filo di cresta degrada – o meglio salta – verso la Valle dell’Agnello con rocce a strapiombo. Provvidenziale l’unico abete che caparbio è nato in un canalino, giusto per aiutare la nostra discesa tenendoci dapprima al suo piccolo tronco, quindi a 2 grosse rocce messe lì da chissà quanto e apparentemente instabili. Passato il “passo dell’alberello”, chiamiamolo così, la cresta si rifà tranquilla e perderemo un attimo solo sul versante N della cima successiva dove un accumulo di neve mi farà uscir di bocca qualche imprecazione!..

Alle prese con il passo dell'alberello
Alle prese con il passo dell’alberello
Cima Cormolina con il misterioso viandante
Cima Cormolina con il misterioso viandante

Poi un’altra cima, arrotondata, in vista di casera Val a sinistra. Saltelliamo tra i grossi sassi della dorsale, la giornata è stupenda e il sole sembra primaverile. Max è in maniche corte, io quasi. Il tempo sembra essersi fermato quassù, l’anfiteatro di Val ha pure quel potere. Alla forcella successiva ci fermiamo al sole, passa un ragazzo da solo che ci chiede info sul proseguio della traversata. Contento delle nostre risposte riparte, non lo vedremo più, la cosa ci farà preoccupare parecchio.

L’ultima ascesa, di oggi, è la Cima Cormolina, si protende a Ovest verso le Dolomiti e la Valle del Tagliamento. Non possiamo chiedere di più, è stata una cavalcata sui nostri pensieri e sulle nostre montagne, ci attende il rientro verso casera Val e il sentiero diretto che riporta a raccordarsi con quello percorso in mattinata. Salutiamo il M. Verzegnis dietro all’ultima dorsale, ci conosce già bene, ci sarebbe voluta un’altra mezz’oretta per la sua cima.

C’è chi ci lascia il cuore quassù, c’è chi ne trova uno di pietra nelle pieghe del monte e lo porta alla sua bella. Sempre di emozioni parliamo.

Torneremo ramponi ai piedi e picca alla mano, con manto più portante.. Oggi la nostra sudata l’abbiamo fatta.

Omarut e Cac

 

Il massiccio del Lovinzola dal fondovalle e, in rosso, parte dell'itinerario
Il massiccio del Lovinzola dal fondovalle e, in rosso, parte dell’itinerario

 

L'anfiteatro di Casera Val dal Pizzat - Foto A. Cella
L’anfiteatro di Casera Val dal Pizzat – Foto A. Cella

 

Verso la punta del Lovinzola - Foto A. Cella
Verso la punta del Lovinzola – Foto A. Cella

INFO UTILI: La traversata delle creste del Lovinzola è un giro ad anello che da Sella Chianzutan a 950m raggiunge tutte le cime e sottocime del gruppo del Lovinzola -Verzegnis (quota media 1800m). Come percorso oggi il GPS fa segnare un dislivello di 1400m per una lunghezza di circa 11,3 Km. Tempo impiegato 6 ore con pause e contemplazioni panoramiche!

GPS

5 pensieri riguardo “Sul filo di cresta

  1. Mandi, potresti condividere la traccia GPS?
    Altra questione: hai mai provato le creste del Valcalda dall’altra parte della val di Preone?

    1. Per il GPS vediamo se ci riesco, lo uso da poco.. Le creste verso Ovest (e la zona in generale) purtroppo non la conosco, probabilmente perchè d’inverno sono di difficile accesso per la strada chiusa e pericolosa, sia da Sella Chianzutan che da Preone… Perrò un’idea da prendere in seria considerazione!

      1. Grazie, non voglio darti lavoro, ma non dovrebbe essere difficile; mi basta il piccolo file GPX con i punti che avrai scaricato quando lo colleghi al PC per salvarlo e pubblicare la traccia.
        Io in realtà non la farei in Invernale; mi sento più sicuro quando il terreno è meno scivoloso. Ma non si sà mai…

      2. Si, fai bene. A me piace anche usare i ramponi e la picca, domenica ero lì per questo ma non son serviti alla fine… Per il GPS, io uso runtastic sul cellulare, devo vedere se riesco ad estricare la traccia… si accettano consigli

      3. Non conosco runtastic, ma un metodo per salvare la traccia deve averlo, altrimenti dopo un pò avrai la memoria del cell. piena. Proverei a cercare su qualche help on line. Se poi non combini non è grave! Grazie cmq. Luca

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