La cavalcata del Golovec

02.01.2015

Ci son persone che magari non vedi da qualche tempo, amici fidati con cui non servono parole superflue su interessi e modi di fare/vedere le cose. I migliori di questi si chiamano compagni di cordata, per chi arrampica, ovviamente.

Il Golovec non mi diceva nulla fino a qualche tempo fa. Lo credevo montagna Slovena, il nome non aiuta, ma in verità la sua cima fa parte della displuviale di confine della zona del gruppo del monte Canin. Ed effettivamente le vicende del primo conflitto mondiale per guadagnarsi queste rocce hanno lasciato numerosi e ancora ben visibili resti di quanto successe oramai 100 anni fa.

L’invito dell’amico Luca, l’Alpinauta, va  a vuoto per impegni irrevocabili ma alla prima occasione, viste le foto sul suo sito a cui volentieri rimando (www.alpinauta.com ) mi riprometto di percorrere questo bel percorso che se fatto d’inverno pare essere interessante.

Così con il fidato Pelle, compagno di cordata, dopo aver elargito alla Promotur ricchissimi 15€ per farci scarrozzare dagli impianti fin nei pressi di Sella Prevala, andiamo verso l’attacco del desiderato percorso.

Uscire dalla cabina e non battere i denti per il freddo, in uno dei posti più freddi e nevosi del Friuli, ha dell’incredibile ma complice una forte inversione termica oggi lo zero si attesta a 3000m e potremmo percorrere le creste nevose in maniche di camicia.

La direttiva è evidente e c’è poco da inventarsi: per prima cosa va raggiunta la sella nevosa che si innalza proprio dietro la stazione di arrivo della nuova funifor della Promotur. Da qua in poi è terreno d’avventura, come si suol dire, per cui scarichiamo dagli zaini tutta la ferraglia necessaria ad una progressione sicura, lasceremo all’interno solo la corda che pare serva per delle calate lungo il rientro. La sella si raggiunge in 10/15 minuti e da qui comincia la cavalcata di queste creste rocciose, la cavalcata del Golovec.

Non avendo relazioni precise ci affidiamo all’intuito, vado avanti io in quello che sembra un passaggio ostico quantomeno per l’orientamento. Sfruttando una stretta cengetta innevata con salto sui nevai sottostanti, mi alzo verso un tipico gendarme di pietra, guardingo per non fare la fine del topo.. Mentre cerco un modo per assicurare un’eventuale caduta noto in alto sulla destra una placchetta Inox che fa al caso mio e affronto il passaggio rincuorato giungendo in breve al sole della cresta. Nei pressi è semisommerso dalla neve un altro ancoraggio che terrò buono per la calata finale. Sulla cima in vista del residuo di una girante, pianto un buon chiodo in questa roccia bianca e recupero in sicurezza l’amico. Gli orizzonti che si aprono da quassù oggi han dell’incredibile e spaziano fino al mare Adriatico, essere in montagna in mezzo alla neve e godere del luccichio lontano del golfo di Trieste non capita tutti i giorni ma le montagne friulane offrono anche questo, fortunatamente.

La sella di partenza
La sella di partenza
Verso il sole
Verso il sole
Uscita dal primo pass. impegnativo
Uscita dal primo pass. impegnativo

La cresta va, tra saliscendi, placche di roccia e neve che si scioglie al sole. Dietro questo tratto c’è la porta d’accesso alla nostra felicità, si va sul versante meridionale passando tra 2 grossi torrioni che paiono le forche caudine mignon, degli impianti e del chiasso del turismo invernale c’è solo il ricordo.

Le forche caudine
Le forche caudine
Sul tratto di II°
Sul tratto di II°

Procediamo con la corda filata a mò di ghiacciaio ma nel tratto successivo è meglio svolgerla. Una ventina di metri semi verticali con 2 spit impongono di proseguire con cautela visto anche il terreno un pò marcio di roccette che tendono a restare in mano. Il Pelle sale tranquillo, prosegue oltre la placchetta inox più lontana e dopo una quarantina di metri mi urla l’ok alla salita. Recupero il frend messo, un appiglio mi resta in mano e mi fa perdere per un attimo l’equilibrio, benedetta corda, e poco dopo raggiungo il Pelle nel suo nido d’aquila e procediamo. Guardiamo con sospetto la mole della cima che si para davanti, se quello è il Golovec le tempistiche indicatemi dall’amico non mi tornano, o siamo lenti noi o sono stati delle schegge loro. Nel dubbio proseguiamo e chissà perchè mi incaponisco in un passaggio che chiamerò “il muro sbucciaramponi”: una placca liscia, alta circa 2,5m e rigata da numerosi passaggi di ramponi si para davanti e, di primo acchito, pare insuperabile. Il passaggio sarebbe velocemente evitabile scendendo una cengia verso destra e risalendo poi il canalino accennato retrostante ma questo passo, su cui vigila ben in alto uno spit, me lo prendo come sfida personale. Per evitare disgrazie, dopo 5 minuti di ricerca, trovo finalmente la fessura buona per un chiodo universale attaccato al quale il Pelle con espressioni perplesse vedrà il sottoscritto arrivare al limite con prestazioni circensi. Primo tentativo, rampone sx su tacchetta, destro in spalmo su svaso, picca dx di punta in un buchetto e picca sx che vaga in cerca di qualcosa… Rientro sui propri passi. Tentativo secondo, prima della completa lessatura dei bicipiti, con estro suggerito dal compagno riesco a ficcare in appoggio la picca sx in un buco alto, ad alzare per un millisecondo il rampone e, prima che questo scivoli, a buttare il ginocchio al di là “del muro”. Una faticata mostruosa per 2,5metri di parete ma tronfio recupero l’amico che sale assicurato alla piastrina e saranno anche per lui “cavoli amari” (probabilmente con 50cm di neve in più la cosa si risolverebbe in maniera alquanto facile).

Il muro sbucciaramponi
Il muro sbucciaramponi

Risaliamo un canalino marcetto e raggiungiamo la cima del Golovec. Non arriviamo subito a questa deduzione ma oltre la cresta si affila in maniera orrenda, sotto ai nostri piedi ci sono 2 grossi ometti per cui si, la cima è proprio questa! Stretta di mano e sosta doverose circondati da questi panorami mozzafiato.

Cima
Cima

SAM_0178

SAM_0179

SAM_0184

Il rientro, lungo lo stesso itinerario, è facilitato dalla conoscenza del percorso. Con una prima calata scendiamo il canalino e traversiamo verso la placchetta sopra il muro sbucciaramponi, c’è pure una maglia rapida predisposta.

La seconda calata che facciamo viene predisposta sulla piastrina che sovrasta la paretina dove c’è il passaggio di II° ed infine con l’ultima calata da 30m arriviamo sullo scivolo di neve del versante N sopra alla stazione di arrivo della cabina. Sulla piastrina dell’ultima calata, non fidandoci di un cordino di nylon piuttosto sbiadito, lasciamo una maglia rapida delle nostre.

Fatta, nel complesso un giro divertente, panoramico e dal sapore alpinistico, quello che cercavamo oggi io e il mio compagno di cordata!

Omarut e Pelle

Info Utili: la traversata delle creste del Golovec parte dalla Sella Golovec a 2133m (raggiungibile da Sella Nevea con ovovia Sella-rif. Gilberti e quindi cabinovia Rif. Gilberti-Sella Golovec) e si sviluppa sulla displuviale di cresta con passaggi su roccia (max II°) parzialmente attrezzati e nel complesso valutabile come itinerario AD di alpinismo invernale. Utili cordini, un paio di chiodi universali, qualche rinvio e una corda da 50m per le calate. Tempo di percorrenza in salita dalle 2 alle 3 ore.

Parte della cresta
Parte della cresta

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