“Vista sul lago”, nella nebbia..

12.13-09.2015

C’è poco da fare: quando la voglia di arrampicare ti prende non puoi che assecondarla. All’inizio ci provi a sterne fuori, cerchi di distrarti bevendo un caffè, leggendo il quotidiano al bar del paese, chicchierando del più e del meno con gli anziani del borgo.. Poi sei lì, al sole di settembre, seduto mentre ti gusti un caffè e chiudendo gli occhi la mente corre immaginando lo stesso sole sulle placche di qualche via d’arrampicata.

La frittata è fatta.

T’mmagini mentre lo stesso sole batte sul casco facendoti quocere la testa, le braccia sai già che puntualmente torneranno  a casa ustionate perchè la mattina ti scordi di mettere la crema solare, le scarpette con i piedi stritolati in una calzata che non gli da mai giustizia.. Dicono che così i piedi sono più sensibili.

Poi ti vedi che sbuffi dita bianche di magnesio, disperdendo sotto di te una nuvola di polvere bianca. Pollon, nei cartoni della mia infanzia diceva “sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!”. Ed effettivemente quando arrampico sono sempre allegro, se non euforico, la mente si svuota dai pensieri negativi per riempirsi di attimi ed emozioni. Andare in punta di piedi e di dita rubando momenti all’eternità di queste rocce.

Like a drug.

Ho bisogno di una dose a basso costo, di quella però di ottima qualità. Di quella che in alcuni angoli della Alpi Carniche prolifica a dismisura e pare esser gratis per chi se la va a prendere, per cui con il mio amico Max oggi decido di salire nuovamente al Passo di Volaia, per una “dose” di quella giusta. A fine giornata diventerà una genuina Overdose, ma senza conseguenze nefaste, anzi.

Essere a settembre non aiuta, si va sempre lunghi con i desideri, la stagione estiva  più bella degli ultimi anni ha dato tutto e potrei anche starmene in qualche falesia di fondovalle ma sfido il fresco dei 2000m pensando positivo.

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Il Volayer See Hutte con il lago di Volaia

Lasciamo il carico superfluo agli amici del rif. Lambertenghi e cartina alla mano andiamo in cerca della via ideale per scaldarci.

Il labirinto di Cnosso in confronto alla parete Ovest del Lastrons del Lago è poca cosa.. Vaghiamo per ghiaie cercando di intuire l’attacco di numerose vie le cui relazioni mi sono portato appresso. Spit ovunque.

Il meteo è ballerino, nuvoloni scuri e un vento teso ci spingono sempre più in là, alla ricerca di un angolo dove Eolo non imperversi. Siamo all’attacco della via “Vista sul Lago”, aperta dalla solita coppia Pezzolato-Gojak nel 2005. 3 tiri, difficoltà dichiarate di 5a-6a-4c. Per cominciare va più che bene.

L’attacco è all’incirca a 20m dal culmine del conoide ghiaioso più grosso, splendidi campi solcati alloggiano i primi spit giù visibili. Si parte!

Di arrampicare in maglietta non se ne parla prorio. Difficoltà contenute non fanno sudare.

L’essere l’unica coppia di arrampicatori in giro è piacevole, un pò meno fare da spettacolo per i camminatori che passano nei pressi delle rive indicandoci e commentando. Max è svelto e si mangia il primo tiro che si svolge su roccia ottima sempre in leggero traverso verso destra. Al comodo terrazzino di sosta ci alterniamo e proseguo sul tiro di 6a dalla roccia bluastra. Incredibilmente buastra, sono stregato.

Movimenti più delicati, in costante traverso verso l’Italia portano alla seconda comoda sosta. Lungo il tiro noto senza particolare sconcerto che 2 placchette sono state letteralmente appiattite dalle scariche invernali di neve e sassi.. E noi stiamo giusto sulla traiettoria. Quando si dice “scegliere il momento giusto”.

L’ultimo tiro sale ancora a destra, dapprima un canalino appoggiato che va raddrizzandosi per trasformarsi in un diedro. Max scompare alla mia vista, capirò poi salendo a mia volta che le placche verticali che sembrano insuperabili, in realità, sono aggirate dal tracciato della via senza tanti fronzoli. Ancora una decina di metri e l’ultima sosta è ricavata su un terrazzino più esiguo.

Si scende a corda doppia, mirando alle soste precedenti e stando attenti a non scivolare o muovere i sassi dei terrazzini.

La nebbia ha invaso tutto, altre vie di più lunghezze vanno escluse.

“Perchè non diamo un’occhiata a quei monotiri degli austrici dall’altra parte?”

Detto fatto. Mi lego nuovamente in un tiro sui 15 m realizzato poco a destra di una baracca dalle pietre squadrate e ferri arrugginiti, resti del primo conflitto mondiale. Qua era terra di nessuno. Alla base della parete nessun riferimento, arrampicata a vista. La migliore.

Termino il tiro “pulito” come si suol dire, adesso si che mi sono scaldato nonostante i 7°C.. Saprò più tardi che dovrebbe essere un 6b+; un bel risultato con le mani ghiacciate e il naso che gocciola.

Max sula prima lunghezza di
Max sulla prima lunghezza di “Vista sul Lago”
Sulla seconda lunghezza
Sulla seconda lunghezza

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Le ore corrono ma volglio fermarmi ancora un attimo, il tempo per trasferirci nei pressi del rifugio austriaco per salire 5 monotiri attrezzati a sinistra della costruzione, su marmose rocce rosse. Arrampicate facili, per famiglie, tranne l’ultimo mini-tiro con cui concludiamo la giornata: Platten Varianten. Un movimento di blocco, 6b ci sta come la birra che Helmut ci deve da quest’inverno.. Sono le 19, varchiamo la soglia del caldo rifugio carinziano agghindati da rocciatori e “sonanti” come le mucche al pascolo. Lo sconcerto è generale. Gente che blocca a mezz’aria la forchetta con sugosi crauti penzolanti, grossi boccali di birra se ne tornano pieni sul tavolo da cui hanno appena spiccato il volo. Nemmeno fossimo alieni – ma chi se ne frega! Tanto siamo drogati!

La serata scorre in maniera perfetta al rifugio Lambertenghi, schivando il liquore di Timo Serpillo che mi rincorre nei locali..

Il giorno dopo niente da fare: nebbia, freddo e qualche goccia dal cielo ci precludono un’altra dose di quella buona. Ma tanto oramai il pusher mi dà del tu, ci rivediamo il prossimo anno…

Omarut e Max

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Una delle semplici vie prossime al rif. austraco

INFO UTILI: VISTA SUL LAGO è una via divertente dalle difficoltà massime di 6a. Altezza totale di 80m, completamente attrezzata a spit senza necessità di integrazione. Discesa in corda doppia lungo la via di salita.

Monotiri del Passo Volaia: ne ho contati 6, attrezzati dagli austriaci ma ho salito solo il primo, un 6b+ dalla roccia compattissima. Da tornare

Monotiri del Rif. Volayer See Hutte: lunghezze facili per neofiti (almeno 6) di difficoltà massima 5a, poi da Platten Varianten (6B) la minestra cambia di molto, tiri più impegnativi con partenza in strapiombo verso il rifugio sotto alla torre commemorativa.

Tracciato vista sul lago
Il tracciato di “Vista sul lago”

3 pensieri riguardo ““Vista sul lago”, nella nebbia..

  1. Grazie.
    Come al solito sempre avfincente.
    La stagione nel savalov va verso la perfezione, e tra qualche settimana andiamo a fare qualche tiro in Oman.
    Ti tengo aggiornato.
    Grazie ancora.
    🐫

    1. Ciao Giulio, non che io sappia.. Forse quelli dietro al rifugio Austriaco sono relazionati nel rifugio appunto, mentre quelli vicini al passo non credo siano relazionati da nessuna parte..

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