Dal libro “Il ragazzo di Buja”

…” e nasce il lungo , intramontabile amore per la montagna, per l’avventura, per la lotta. L’accusa che si rivolge spesso a uno scalatore è di cercare nel rischio dell’arrampicata un compenso alle proprie frustazioni, ai propri complessi. Non so se Angelo soffrisse di complessi di inferiorità o roba simile. E se ne soffriva io dico: beato il suo complesso! Al diavolo certi sapienti da strapazzo, di pianura. C’è gente che si ubriaca, c’è gente che cerca le proprie soddisfazioni nei puzzolenti paradisi della civiltà moderna, c’è gente che si droga. Fino a quando i complessi di una persona lo porteranno a realizzarsi nella lotta brutale con un pezzo di roccia, ben vengano i complessi..”

…”Evitavo di parlare di alpinismo con chi mi stuzzicava e non se ne intendeva. Spesso mi sentivo dire, con aria ironica “ma chi te lo fa fare di arrischiare così la vita?”. Provavo una gran rabbia dentro di me perchè a parlare così era sempre qualcuno che ignorava cos’era la montagna e mai aveva provato il suo fascino. Non poteva capire cosa sente un arrampicatore quando si appende ad un chiodo del quale ha fiducia, o quando si innalza libero lungo la parete e a piombo sotto il suo corpo si aprono i ghiaioni e il suo cuore, vinta la paura, batte dentro di lui il ritmo della sicurezza e della gioia…”

Sulla parete dell'Avostanis

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