Spigolo De Infanti – Passo Monte Croce

Altra arrampicata classicissima della zona di passo M. Croce, la più ripetuta di sicuro data la facilità del percorso, la bellezza della roccia e l’attrezzatura della via. Sale la parete calcarea che delimita ad Est il passo di M. Croce carnico (pilastro Ovest del Pal Piccolo) ed è stata aperta dalla guida di Ravascletto Sergio De Infanti (Pilan) alla fine degli anni 70.. Chissà se immaginava che negli anni a venire la via sarebbe diventata oggetto di pellegrinaggio di gruppetti di alpinisti da tutto il triveneto e la vicina Austria.. Non è difficile infatti dover attendere all’attacco che il primo tiro si liberi, o trovarsi in sosta assieme ad altre 2/3 cordate… Nelle belle giornate d’estate lo spigolo De Infanti è preso d’assalto!

L’accesso alla via è rapido e comodo attraverso il sentiero CAI che porta dal piazzale del Passo al Pal Piccolo; poco prima della ex caserma della finanza (sulla dx) per ghiaie a sx si rasenta il bordo della parete verso sx. In corrispondenza del punto più alto è posto l’attacco (scritta rossa sbiadita e resinato).

1° tiro: Placchetta iniziale ben ammanigliata e leggero traverso verso dx su rocce articolate, sosta su comodo pulpito. 4a-25m

L’attacco della via

2°tiro: Continuare verso dx con passaggio iniziale più impegnativo, poi lungamente per verso sx su rocce miste ad erba mirando alla pancia con fessura dietro ad un albero. Da qui in verticale con un passaggio impegnativo eventualmente azzerabile e quindi alla sosta. 5b o A0 – 25m

3°tiro: si mira alla fessurona di SX e ci si “imbuca al suo interno (con lo zaino è un pò problematico 🙂 ). Conviene tenersi sul bordo esterno. I piedi trovano un appoggio oramai un pò lucidato dai passaggi ma che lascia uscire indenni dalla fessura. Si prosegue quindi rientrando a dx per belle rocce lavorate alla sosta superiore. Problemi di comunicazione con il compagno di cordata alla sosta precedente. 4b-25m

All’inizio della fessura del 3° tiro
Gigetto verso la fine del 3° tiro

4°tiro: Si seguono gli spit verticalmente per un bel tiro su roccia perfetta e divertente. 4a-30m

Uno dei passaggi più “impegnativi”, la fessurina

5°tiro: Si attacca direttamente una fessura con passaggio in opposizione (maniglia nascosta sulla dx se non ricordo male). E’ questo il passaggio chiave del pilastro, poi per le solite placche lavorate, sempre entusiasmanti.  4b-25m

6° -7°tiro: seguono 50m di perfetta roccia, dove serve l’appiglio c’è.. spettacolo, mai difficile. 4b-50m

8°tiro: si mira a sx al diedro, spesso umido, di facile percorrenza (anche se un pò scomodo) che porta alla terrazza superiore dove l’originale tracciato finisce dopo circa 2.30h di divertente scalata. 4a-20m

verso il cielo

Note: da qualche anno sono state attrezzate altre lunghezze verso la parte terminale dell’originale tracciato. In particolare alla sosta del 7° tiro, prima dell’ultima lunghezza, è possibile scegliere 2 tiri alternativi al diedro sulla dx. Le difficoltà sono simili  e si aggirano intorno al 4c, più o meno..

Dal sentierino di discesa che si prende all’uscita del pilastro, poco più in alto, sono attrezzati 2 tiri divertenti. Uno dei 2 presenta un passaggio di aderenza in placca per nulla banale che ricorda il famoso passaggio della via delle placche sul Panettone..

Discesa: 2 sono le possibilità: dalla sosta si può scendere in corda doppia sfruttando le soste attrezzate della vicina via “l’esteta e il biottico” oppure per chi vuole camminare un pò ci si addentra tra i mughi per un’evidente traccia che risale i versanti con un traverso verso sx per prati. Con 2 tratti attrezzati a mò di ferrata si raggiungono dei pianori carsici ricchi di fortificazioni.. Il sentiero è sempre più evidente e seguendolo ci si raccorda in discesa al principale che riporta, passando sotto alla falesia della Scogliera, a passo monte Croce. Ci vogliono circa 30 minuti. Attenzione alle vipere!

Nel complesso una via sempre piacevole, da fare preferibilmente al pomeriggio quando il vento costante del passo non infastidisce. La roccia è ottima anche se a causa dell’alta frequentazione comincia un pò a soffrire .. Le ultime  attrezzature che son state aggiunte rendono la scalata sicura e non è necessario integrare. La prima volta che ho percorso la via i chiodi erano a distanze più lunghe, dai 5 ai 10m.. Per fortuna la salita non è difficile.

Il tracciato della via originale vista dalla prima parte della “Senza Confini”

Sulla stessa parete sono presenti altre vie ben più difficili:   “l’esteta e il biottico”  e “Fata Morgana” 6a-6b del passo di Monte Croce (quassù i gradi sono ben tirati, soprattuttto per chi non è pratico di arrampicata in placca.

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