Monte Piombada

Il M. Piombada da Tolmezzo

M. PIOMBADA 1744m

Il Piombada è la montagna a monte dei vecchi impianti di Sella Chianzutan in comune di Verzegnis. Nonostante sia una cima “appariscente” da tutta la conca Tolmezzina rimane piuttosto in disparte e meno frequntata delle cime del vicino gruppo del Lovinzola; testimonianza di ciò l’assenza di un sentiero CAI verso la cima. Sul versante meridionale, molto ripido e selvaggio, si sviluppano i ghiaioni/franamenti che interessano la strada che dalla Valle D’Arzino porta a Sella Chianzutan. Sul versante N, alla base delle pareti calcaree più evidenti, con le valanghe invernali si sviluppa quello che i Tolmezzini chiamano il Frigorifero di Avritn, nevaio che perdura solitamente fino a luglio.

Il Piombada fa parte della lunga catena che si eleva dal paese di Alesso e comprende il Piciat, il Bottai e la corona Alta, tutte cime poco frequentate.

23.10.2011

Poche idee per una veloce gita mattutina, sbircio sulla rete alla ricerca di un’idea fulminante e la trovo in breve: la salita del Piombada! Lo vedo ogni santo giorno da casa mia, andando al lavoro e girovagando con il passeggino eppure non ho ancora avuto l’occasione di salire la cima. Ho perfino lavorato ai suoi piedi un periodo della mia vita, mesi invernali passati a bruciarmi il cervello dentro la casupola di arrivo dello skilift a Sella Chianzutan, 2mc di aria esausta con una stufa a gas che mi bruciava i piedi e ogni giorno trippa nel termos per combattere il freddo esterno, che ricordi splendidi!

Certo so già che dovremmo guadagnarcela la cima, non esiste nemmeno un sentiero CAI per raggiungerla ma queste cose non alterano la mia curiosità per certi posti, direi anzi che la accrescono.. Uscire dai luoghi della massa e trovare un pò di avventura sulla porta di casa è spesso un carattere distintivo delle mie escursioni, nel limite del possibile.

Alle 8.30 assieme a Fabio partiamo verso la cima lasciando l’auto al parcheggio di Sella Chianzutan, oggi ingombro di grossi tronchi tagliati di fresco.. La strada è facile: si segue la vecchia pista del Piombada fino alla cima dell’impianto in prossimità della casetta dove ancora vigila la girante dello skilift. Quanti ricordi, quanta neve spalata per quei 4 sciatori stagionali…

La pista del Piombada
Il tratto di bosco dopo la stazione di arrivo

Subito dopo la capannona dalla copertura di lamiera si stacca dalla pista sulla sx una traccia che risale ripidamente un bosco di faggi piuttosto aperto, la neve che sulla pista era appena accennata ora comincia a coprire tutto meno timidamente. Poco oltre cominciamo a capire che la salita richiederà pazienza e perseveranza: le valanghe delle ultime stagioni hanno devastato il canalone superiore sfasciando tutto e sradicando i facci che ricoprivano il versante.

Davanti a noi uno scenario da giungla del Borneo con la neve 🙂 – una selva di ramaglie e radici, sassoni al suolo coperti dalla neve, e chi più ne ha più ne metta! Pensiamo che oggi un macete poteva aiutare ma non ci perdiamo d’animo e proseguamo il meglio possibile cercando i varchi tra i rami dei faggi innevati; cade la neve dalle chiome e puntualmente entrando dal colletto della giacca ci ghiaccia simpaticamente… Improperi!

Il primo tratto è veramente fastidioso e perdiamo parecchio tempo, poi da un leggero calo di pendenza seguiamo le tracce di un capriolo che sulla neve ci permettono di passare indenni altre insidie nascoste sotto al manto.

Faccia speranzosa all'uscita dalla selva

Oramai i paralavine installati nei pressi della cresta sono vicini.. In realtà ci andranno ancora almeno 40 minuti di salita per raggiungerli. La neve raggiunge i 40cm in alcuni punti, perfettamente farinosa. Lungo il ripido tratto finale, prima dei paralavine, alcuni sassi nascosti e ghiacciati sotto al manto nevoso mi fanno propendere per  mettermi i ramponi ai piedi, e non me ne pentirò nemmeno nel seguito.

Raggiungiamo i paravalanghe installati negli anni 80, ad occhio, ancora saldamente piantati nel terreno e penso a quelli che da un paio d’anni sono stati messi sullo Zoncolan e che sono durati si e no una stagione… C’è poco da dire: una volta le cose le facevano più seriamente! In uno di questi c’è anche un bel sassone a testimonianza della ripidità del versante.

La cresta finale verso la cima

Giriamo attorno alle strutture di ferro e si apre finalmente la visuale oltre il versante meridionale su parte della pianura friulana. C’è un simpatico venticello frizzantino.. La salita continua sul limitare del versante S per ripidi prati fino ad un passaggio un pò più impegnativo su roccette, penso che la piccozza che ho a casa in cantina non ci sarebbe stata male quassù ma passiamo oltre continuando per placche ghiacciate che “non suonano bene”.. A circa 50m dalla cima le condizioni globali vanno peggiorando e decidiamo che è ora di terminare l’ascesa.

La visuale oggi è pregiudicata dalla giornata un pò lattigginosa ma spazia fino al Pelmo dove c’è un bel sole. Con cautela scendiamo verso i paralavine scegliendo un percorso alternativo per evitare l’esposizione sulla valle D’Arzino.. Finisco così per scendere un breve salto di roccia aiutato nella calata da un provvidenziale ontano striminzito nato in una fessura della roccia, Sbriz segue un’altra via per prati ghiacciati. Ramponati riguadagnamo il ripido prato finale, quindi il boschetto e la selva labirintica. Nei pressi della pista possiamo togliere i ramponi, ora non servono più. Alle 12 siamo all’auto, con un luogo in più messo nell’hard disk del mio cervello!

La mia idea degli anni scorsi era sempre stata di sciare tutto il canale oggi percorso a piedi, posso dire che la cosa credo sia fattibile ma solo con un inverno eccezionale tipo quello del 2004, altrimenti sarà difficile coprire tutti gli alberi che giacciono al suolo.

Sbriz armeggia, dietro il salto del versante S
Il vicino M. Corona Alta, sullo sfondo le Dolomiti al sole

M. Piombada, Borneo carnico!

Aggiungo nel seguito, molto volentieri, 2 contributi fotografici interessanti dell’amico fotografo/alpinista Alberto Cella: il primo si riferisce all’invernale del 01.04.1995, salita diretta alla cima con pendenze fino a 50°, la seconda verso la cima del Piombada il 23.’1.2011.

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