Punta Cul di Crete – M. Zermula m.1940

Punta Cul di Crete – Zermula

La Punta Cul di Crete è la “cima” più occidentale della cresta del M.Zermula che la sovrasta di circa 150m di dislivello. Servita da un sentiero CAI (442) che riprende esattamente il percorso della mulattiera di guerra che conduceva appunto alla cima partendo dalla malga Zermula. La cima Cul di Crete ha un interesse panoramico e storico che cresce se unito in anello all’escursione allo Zermula rientrando da M.ga Pizzul attarverso una strada forestale che mi dicono sia stata da poco risistemata.

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18.12.2011
Pare che siano state “avvistate” avvisaglie d’inverno sulle cime della Carnia, inverno latitante fino ad ora e siamo quasi a Natale. Le mie fonti tuttavia danno per certo che lo spessore di coltre bianca non è tale da consentire di far uscire gli sci dalla cantina. Piace l’idea di un pò di avventura, di un pò di alpinismo invernale, di quello dove in mano si ha la picca e ai piedi i ramponi, magari con una cordicella che dia sicurezza.. Catapultiamo le nostre menti e i conseguenti sogni derivanti sulla parete N dello Zermula, lungo la ferrata dell’Amicizia. Riuscire a percorrerla in invernale sarebbe sicuramente un’emozione diversa dal solito.
Speranzosi quindi che la quota della neve ci consenta di raggiungere almeno casera Ramaz in auto prendiamo a Paularo la strada che conduce al Cason di Lanza ma all’altezza della baita dal Nelut (1100mslm ca) troviamo l’asfalto ricoperto da una granatina di ghiaccio che ci sconsiglia vivamente di proseguire. Dobbiamo trovare un’alternativa e, su consiglio dell’amico autoctono, scegliamo la salita alla cima del Cul di Crete, prossima allo Zermula. Non obbietto, anzi finalmente verdrò dov’è la Malga Zermula, tanto sentita ma mai frequentata.
Parcheggiamo quindi nei pressi del Nelut in mezzo ai fuoristrada dei cacciatori.. Pensionati muniti di doppietta che si incamminano verso il rio de “las callas”… Gli improperi verso questi personaggi li tengo per me…. (per ora). Uno addirittura non si incammina nemmeno, vaga col binocolo nel piazzale del locale rustico, forse attendendo che un cervo gli tagli la strada.. Il bello è che da li con il binocolo non si vede niente in quanto all’interno di un bosco di abeti alti 20m… Gesta che confermano l’intelligenza della categoria.
Lasciamo ‘sti personaggi e ci incamminiamo sulla strada per la malga, subito ripida e ghiacciata.. In breve fa comparsa la neve. La spianata della malga, dove in verità ci sono più edifici costruiti in epoche differenti, si trova in un bel punto panoramico sull’alta valle d’Incarojo e rispettive cime. Il sole sta salendo pian piano dal M. Salinchiet.. Bello!
M.ga Zermula, sul fondo il Cuestalta
L’autoctono calca sull’acceleratore e dopo aver sbagliato strada ci immettiamo sulla mulattiera di guerra che va verso la nostra cima odierna. La prima parte della salita si sviluppa nel bosco sovrastante la malga. La neve comincia a crescere di spessore, tutto è silente e finalmente riconosco il “vero” inverno. Polvere bianca. La mulattiera si sviluppa con mirabile percorso ingegneristico salendo man mano pendii sempre più ripidi con tornanti e muri di contenimento ancora in perfette condizioni. Panorama splendido.
La mulattiera del '15
I cacciatori devono aver beccato qualcosa, si sentono i colpi della doppietta, speriamo si siano sparati tra di loro.
Poco dopo, sopra e sotto a noi, compaiono 2 gruppi di camosci salterini  e curiosi; sembrano dire “per fortuna quei bastardi (i cacciatori e non noi) non hanno il fiato per arrivare quassù!”.. Ed effettivamente se fossi un uomo munito di fucile la vicinanza è tale che potrei beccarli tutti.. Li becco con la mia macchina fotografica, lo preferisco di gran lunga!
Amici quadrupedi
La salita si fa faticosa e ci diamo il cambio più spesso ad aprire traccia. Oltrepassiamo 2 canali di sicurezza piuttosto dubbia, guadagnamo ancora quota e verso la cima un ulteriore passaggio ci fa desistere dal proseguire oltre. Ad occhio è un accumulo piuttosto instabile, di comune accordo decidiamo per il rientro.
Sui traversi alti
Lo spessore della neve si aggira dai 40 ai 70cm dove accumulata dal vento. Mettiamo via la picca nello zaino e ricalchiamo alla perfezione le orme di salita vuoi per fare meno fatica vuoi per non “disturbare” l’equilibrio precario dei primi 2 canali citati..
Passati i punti critici decidiamo di divallare più rapidamente scendendo in velocità un ghiaione farinoso a mò di sciata, divertimento e farina…  Qua il video : http://www.youtube.com/watch?v=4IzTO_bK2U4
2 aquile volteggiano sopra alla nostra testa, sembrache mirino a qualcosa nel terreno, magari di luccicante ed immobile…
Continuiamo la discesa e dopo 15 minuti il Pelle si accorge di aver “seminato” la sua picca appesa allo zaino in giro per i pendii… ALLEGRIA, ecco cosa guardavano i rapaci! :-). Pelle e Sbriz risalgono velocemente alla ricerca dell’attrezzo, io mi fermo a fare dry tooling sui muri della grande guerra dopo aver calzato i ramponi. Faccio 2 foto e attendo il ritorno degli amici che avviene una mezz’oretta dopo. Picca trovata per fortuna.
Il rientro è tranquillo, baciati dal sole dell’inverno.
Al piazzale le macchine dei cacciatori non ci sono più, speriamo siano tornati a casa a mani vuote!
Freddo

Pelle

Omarut, Sbriz e Pelle

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