Jof di Chiusaforte – Testimonianze dei tempi andati..

Jof di chiusaforte 1295 m: cima priva di particolari pregi, perlopiù coperta da boscaglie di pino in analogia a quelle presenti a bassa quota in tutto il Canal del Ferro. Si eleva sopra l’abitato di Chiusaforte ed offre a meridione un versante piuttosto repulsivo per le numerose pareti. Il modo più diretto per raggiungerne la sommità è utilizzando il sent. CAI 426 fino alla forcella Patok per proseguire senza traccia verso la cima. 

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10.08.2012

Far parte del soccorso alpino implica inevitabilmente la ricerca di persone disperse per i motivi più disparati: cercatori di funghi, escursionisti smarriti, anziani che perdono la testa e vanno a ficcarsi chissà dove..

Non fosse per queste ricerche alcuni siti  delle montagne circostanti sicuramente non li frequenterei, vuoi per l’asprezza dei versanti, per la mancanza di attrattiva in genere o semplicemente perchè non noti nell’ambiente dell’escursionismo e dell’alpinismo. Mi è capitato in passato sulle pendici della conca Tolmezzina, verso Ovaro, Forni Avoltri, Pesariis e mi capita anche oggi sullo Jof di Chiusaforte, sopra l’abitato di Chiusaforte dove abbiamo la base operativa delle ricerche presso la sede della protezione civile.

Alle 7 di mattina sono sul posto in attesa di essere indirizzato con la mia squadra verso la zona assegnata; fa freddo per essere agosto.

Alle 8 partiamo, siamo in 4. Assieme agli uomini dei Carabinieri, della finanza e un autoctono della protezione civile dirigiamo velocemente verso la località di partenza della nostra perlustrazione. Il mezzo 4×4 della P.C. è guidato da uno spericolato giovanotto che forse non si rende conto di avere a bordo un carabiniere, ovviamente borghesizzato con abiti da montagna, e in barba al codice della strada compie ogni infrazione possibile nel giro di un paio di km..

Sono abbacchiato e non me ne curo. 

Sono piuttosto assorto nei miei pensieri, concentrati sul percorso assegnatoci: una labile traccia di sentiero da controllare fra dirupi e salti di roccia sopra all’abitato; nello zaino imbrago, corda e tutto il necessario per eventuali manovre richieste, con annesso peso da portare a spasso..

Dalla chiesa di Chiusaforte con un paio di tornanti l’automezzo ci porta al parcheggietto nei pressi di 2 edifici dove parte il bel sentiero diretto alla località Raunis ove sorge una piccola chiesetta dominante il fondovalle del fiume Fella.

Simpatico notare che da qui si sale solo a piedi e il parcheggietto è provvisto di posto auto per disabili, forte senso civico dei tecnici comunali.

Il sentiero che ci vede salire velocemente è comodo e ben pulito, merita una passeggiata con la famiglia. Allo spiazzo erboso dove sorge la chiesetta diamo un’occhiata in giro e facciamo il punto della situazione.. La traccia assegnata è una sola ma in verità l’autoctono riporta la presenza di 2 tracciati per raggiungere gli stavoli Pineit.. Di comune accordo decidiamo di dividerci per aumantare le possibilità di incontrare il disperso.. I corpi armati vanno verso un canale ad Est, io e il giovane della P.C. saliamo la traccia prevista. Dal prato Raunis, subito verso la montagna, comincia in verità un sentiero abbastanza battuto e segnalato sugli alberi con bolli arancioni. Il sentiero si innalza rapido e ripido in questi secchi versanti ricoperti da pini anche di grosse dimensioni. La base di numerose piante è bruciata, segno di qualche vecchio incendio. A volte comunichiamo via radio con l’altro pezzo di squadra per capirne la posizione.

I versanti che dal fondovalle sembrano impraticabili in realtà sono sì ripidi, ma abbastanza tranquilli tutto sommato. In alto il sentiero si trasforma effettivamente in una traccia, martoriata dalla caduta di sassi dall’alto nei pressi di una alta parete che si aggira verso sx. Ora il sole si è alzato in cielo e fa già un poco sopportabile caldo afoso.

Chiacchiero con il mio compagno di ventura odierna scoprendo che per l’età (20) è un vero professore sulla prima guerra mondiale e relativi armamenti.. La mia saccenza in merito viene più volte messa a tacere in malo modo parlando di baionette, borracce, fucili e quant’altro… Sa tutto! E’ come se avesse nel cervello google sempre pronto a dare una risposta precisa e tecnica.. Dopo un pò mi stufo di “prenderla nei denti” e cambio decisamente argomento dei discorsi.

All’uscita dal tratto ripido la traccia ricomincia a spostarsi verso oriente, e si incrociano i primi manufatti dell’uomo, ovviamente argomentati dall’autoctono. Incrociamo delle vecchie carbonaie e il luogo di partenza di una teleferica ove giace ancora un grosso chiodo molto datato. Il traverso si fa ripido verso il canalone dove salgono gli altri e ci ricongiungiamo a loro dopo circa 1 ora e mezza abbondante di cammino nei pressi di un cartello giallo indicante “loc. Pineit o Chiusaforte”. Siamo a quota 1025. Il bamboccio se l’è cavata bene e in salita “ha trottato”.

Ricongiunti con gli altri ci dirigiamo in quota verso gli stavoli Pineit, passando dei bei pianori boscosi intervallati da prati di alte erbe.

Lo Jof e i suoi versanti dalla strada della Val Raccolana

   Gli stavoli non sono certo baite cortinesi di villeggiatura.. Struttura in sasso, tetto in lamiera, cisterna per acqua piovana nei pressi… Insomma: bivacco da cacciatori. Posto in una radura nel bosco l’edificio principale pare comunque abbastanza frequentato.. Nei pressi restano i contorni di altri edifici, ormai distrutti dallo scorrere del tempo, segno della frequentazione in epoca remota della zona.

Ora il sentiero procede a mezzacosta verso un altro stavolo da controllare, posto in Loc. Patok.

Stessa solfa anche se questo stavolo è tenuto meglio. Il cambio di versante ci fa passare dalla boscaglia di pino a dei bei boschi di faggio.

Vecchia fontana allo stavolo Patok
Lo stavolo Patok

Lo stavolo sorge in una radura nel bosco, contornato da giovani noccioli che vanno via via colonizzando il piccolo prato rimasto.

Proseguiamo le ricerche mirando alla forcella Patok. Poco dopo incrociamo finalmente il sentiero CAI 426, battuto dalle squadre il giorno prima.. Decidiamo per una migliore ricerca di continuare nella boscaglia salendo un vallone boscoso e in breve arriviamo alle radure della forcella Patok. Sulla sommità vivacchiano in malomodo i resti di vecchie trappole per uccelli, l’autoctono dice che ai tempi era una fiorente attività praticata un pò ovunque su sti versanti. La tesi trova conferma anche in tutte le antenne CB che si elevano dai vecchi stavoli, unico modo di comunicazione tra i bracconieri quando ancora i cellulari non erano diffusi.

In breve siamo alla costruzione nei pressi della forcella Patok, la vista si è aperta sul vicino M. Sflamburg e Cuel de la Bareta. Ci concediamo una pausa sul tavolo in larice esterno al fabbricato.. Via radio chiediamo conferma su da farsi: “Elicottero non disponibile”.. Torniamo verso valle a piedi, stavolta sul sentiero CAI.

I resti di uno stavolo in loc. Patok

Il vicino M. Plananizza è impervio e repulsivo, salito il giorno prima dalle squadre e sottolineato come “impegnativo”..

Lo stavolo di F.lla Patok
il vicino monte salito il giorno prima

La nostra discesa invece si rivelerà tranquilla passando i soliti stavoli diroccati, un bel canyon e un punto panoramico. Il sentiero rientra a valle in corrispondenza della pista ciclabile, di lì alla macchina è un attimo.

Il disperso verrà trovato il giorno seguente, non troppo lontano da dove abbiam cercato invano noi oggi.

Info utili: Dislivello circa 830m (salita), tempi di percorrenza 2.30-3 per la salita.

Si va per tracce abbastanza presenti, solo in alcuni punti bisogna stare veramente attenti. Percorso senza particolari pregi, fa riflettere su come era frequentata una volta la montagna e l’economia di sussistenza che vi regnava. Rientro per il sent CAI 426

Omarut, 10.08.2012

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