M. Tersadia sotto la neve

M. Tersadia 1959m: è la tozza cima che costituisce la lunga dorsale, assieme al M. Cucco, che chiude verso N la vista della bassa valle del But. Offre un buon punto panoramico sulle circostanti cime, sul Sernio in primo luogo che da qui si staglia proprio a breve distanza. La montagna è raggiungibile in modo escursionistico partendo poco sopra la fraz. di Valle di Arta Terme. La stessa è salibile anche partendo dalla forca di Ligosullo (Duron) dal lato settentrionale, sempre su sentiero CAI.

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02.12.2012

Sorpresa al risveglio! Nevica a Tolmezzo! L’evento ha quasi dell’incredibile vista la tendenza degli ultimi anni..

Oggi abbiamo una visita “d’interesse” al versante S del M.Tersadia, andare a verificare sul posto la fattibilità di un progettino invernale che ci gira in testa da qualche anno.

Le dotazioni invernali dell’auto di Andrea non fanno una piega e ci portano sotto una fitta fiocchettata a Valle di Arta Terme dove parcheggiamo in uno spiazzo nei pressi di un ritrovo sociale di paese. Ancora nessuno si è svegliato, come al solito siamo in giro già a ste ore, solo un pecorone mostra fiero il suo vello lanoso che lo difende dal freddo elemento bianco..

Beeeeee
Beeeeee

Stare sotto la neve non ci dà alcun fastidio, anzi! Ben contenti iniziamo la salita al Tersadia sulla strada asfaltata che conduce dapprima alla chiesa di S. Martino e verso la Malga Valmedan bassa poi.  La salita della monotona strada è accorciabile in corrispondenza di un tornante destrorso dove cartelli gialli di autoctone fattezze indicano la via per Vals e Via Riu. Ci fidiamo e nel bosco proseguiamo per bel sentiero che ci ricondurrà più in alto nei pressi del divieto al transito della strada (in condizioni estive con la macchina si può parcheggiare qua accorciando la camminata).

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La salita al Tersadia la percorsi anni fa, pochi ricordi ma uno indelebile: la lunga strada di accesso nel bosco per uscire sui prati della malga Valmedan di sopra. Il ricordo non viene tradito: lunga e pallosa.. Almeno la neve che cade e i nostri discorsi ci distraggono dalla monotona ascesa..  Passiamo accanto a un faggio che s’è mangiato un filo spinato, in barba a chi al tempo lo strinse nella spinosa stretta.

La natura si ribella
La natura si ribella

Tornanti, bosco, neve e poi la malga Valmedan di Sotto.  La vista si apre sul versante S del Tersadia e il vicino Cucco.

Stanno mettendo a nuovo la malga alta, stranamente una cosa volta a mantenere gli usi passati in altura, bene.

Lasciamo la strada imbiancata per prendere il sentiero sulla sx che sale ad intercettare la vecchia mulattiera di guerra, a terra una ventina di cm bianchi in rapido aumento. Ora fiocca proprio bene e comincia a tirare un vento gelido. Mi accorgo di aver perso un guanto e mi tocca tornare sui miei passi a cercarlo, per fortuna lo trovo in breve. Proseguiamo verso il canale che volevamo verificare.. I versanti sono ripidi e immaginarli ghiacciati dà qualche pensiero, tuttavia riteniamo l’ascesa possibile con condizioni ideali e la mettiamo nel cassetto dei desideri.

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Sullo sfondo la Malga Valmedan Alta
Sullo sfondo la Malga Valmedan Alta

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Ora miriamo alla cima seguendo quel che resta della mulattiera, sia perchè in alcuni punti franata sia perchè la neve copre tutto. Il vento sta creando velocemente dei lastroni soffici che mi diverto a far crollare, se non altro per evitare accumuli più grossi che ci interesserebbero sulla via del rientro. Pelle non è poi così contento di questi miei “gesti”. Si staccano lastre più o meno grosse.

Che condizioni!
Che condizioni!

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A momenti il silenzio è assoluto. La neve ha un grosso potere “fonoisolante”, sia come suono che come isolamento interiore. Nessun rumore, niente. Solo il battere dei fiocchi sul cappuccio e l’ansimare della salita. Guadagnamo quota e la sella che dà sulla dorsale finale a 1800m; di là il vento soffia forte e ci fermiamo a bere qualcosa in una caverna del 15 ornata di ghiaccio.

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La dorsale è cosparsa di opere di guerra, resti delle postazioni di artiglieria delle seconde linee italiane.

Poi mughi e doline carsiche, neve,  nebbia, vento.. Che ci facciamo quassù? Non si vede  più un fico secco, siamo a 100m dalla cima e fiocca grasso. Meglio rientrare, le condizioni cominciano a farsi pericolose!

Fino alla malga cercheremo invano le nostre traccie di salita, cancellate in meno di un’ora dall’inverno che sta stendendo le sue coperte. Poi la strada, la solita palla.

A Valle è sparita la pecora, sarà a far compere natalizie in qualche centro commerciale.

Omarut e Pelle

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