Ice climbing a Sappada – Via Futura

03.02.2013

Come ogni inverno torna il momento del ghiaccio, del freddo, e anche se questo inverno non ha offerto gran chè da questo punto di vista stamattina vago con l’amico Stefano verso le terre alte, in cerca di quell’elemento tanto magico da salire in punta di picche e ramponi.

L’idea della giornata sarebbe di stampo “esplorativo”, alla ricerca di una mia vecchia conoscenza, un mostro alto attorno ai 100m (stimati da lontano) e che l’autoctona guida alpina mi conferma mai essere stato salito. Ce n’è abbastanza per solleticare la mia voglia di novità e quindi speranzoso risalgo la Val Degano, in attesa di vedere quale sarà la via migliore per giungere ai piedi della cascata.. Ma il meteo di questo sciocco inverno ci rema contro e sul belvedere, dall’altra parte della valle, della cascata non c’è nemmeno l’ombra! Che avvilimento, ero bello pieno di entusiasmo ma tant’è! Noi che siamo gente che non si butta giù rinviamo solamente a tempi migliori l’incontro e ci dirigiamo verso  la classica meta di Sappada e dell’orrido dell’acquatona. A Cima c’è un vento che quasi ribalta la macchina, sembra di essere in una steppa siberiana con folate di neve polverosa che invadono la strada e ammazzano la visibilià. Il caffè ci viene servito da un brizzolato signorotto che ci informa di quanto successo, giusto il giorno prima, ad un gruppo di scalatori di Ancona: valanga da sopra le cascate degli specchi di Biancaneve con travolti, una gamba rotta e i miei colleghi del soccorso intervenuti. Pace e bene, sia io che Stefano siamo piuttosto fatalisti e queste notizie ci scivolano addosso come tante altre di sti tempi, non sempre legate al Mondo della montagna.

Parcheggiamo piuttosto bassi, verso lo spiazzo prossimo al fiume Piave ma poi ci dirigiamo verso la salita di “Futura”, una classica linea della dx orografica del “fiume della patria”.

Armati fino ai denti di chincaglieria luccicante gentilmente fornita da Psycho, attacco da primo il muretto di 10m a 85° che segna l’inizio della salita verticale. Che bella emozione, s’era assopita dopo un anno di altre attività ma fare ghiaccio è veramente bello. 2 viti entrano come la lama calda nel burro e sono già alla sosta su di un giovane pino che recupero l’amico Stefano. Breve trasferimento e siamo al salto di una trentina di metri del secondo tiro. Lo sale Stefano attrezzando, le difficoltà non sono alte e si diverte, seguo io recuperato dall’alto sulla sosta ricoperta di vecchi cordini scoloriti testimoni dei passaggi. Sopra di noi altre 2 cordate sono impegnate sul tiro finale, il più impegnativo, completamente esposto al sole… E devo dire che fa piuttosto caldo in questa conca riparata dal vento.. Anzi, fa troppo caldo! Guardiamo su a chi ci precede con un pò di angoscia di veder piombare tutta la struttura nel rio.. Ma per fortuna non succede nulla e l’ora seguente la passiamo a ripetere la salita del tiro appena fatto, un pò a dx, un pò a sx per variare difficoltà e prospettive.

Trasferimento.

Miriamo ora a una vecchia conoscenza, “le tre grazie”, affollatissima di gente. E’ il gruppo che è stato soccorso ieri  e a giudicare dalle movenze piuttosto impacciate sul ghiaccio è anche comprensibile che qualcuno si sia fatto male.

Il primo tiro è avvinghiato da corde e chiodi stranieri, con faccia di bronzo chiedo se posso passare (rendendomi subito conto di attirare antipatie)… Ma probabilmente l’attesa mi farebbe morire di fame e sete.. 2 occhiate  a Stefano e salgo la lunghezza senza badare troppo a protezioni, è molto facile e arrivo alla sosta sotto il ponte in men che non si dica.

Poi in alto è la bolgia, di passare non se ne parla proprio da nessuna parte. Pazienza, anche per oggi abbiamo dato!

Rapido trasferimento speranzoso alla scoperta di “Carpe diem” in Val Visdende, più gente che a Lignano d’estate = birra e rientro a casa.

Il video http://youtu.be/unTmpcSQ6Zo

Omarut e Stefano

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