La direttissima del Monte Strabut

25.06.2013

Lo Strabut è quella montagna che sovrasta Tolmezzo, la più vicina al centro cittadino le cui propaggini arrivano praticamente a ridosso del centro storico. Montagna maltrattata e poco conosciuta, utilizzata per piazzarvici sulla cima i grossi ripetitori della RAI al cui servizio sul versante N è stata realizzata una strada ripidissima. Per gli scalatori amanti della bicicletta questa credo sia una delle salite più dure come pendenza in Carnia, se non  addirittura la più dura. Altro che Crostis e Zoncolan, qua in salita con il rapportino si impenna ad ogni pedalata e in discesa c’è solo da sperare che i freni tengano altrimenti chi s’è visto s’è visto (MTB non bici da strada).  L’ho salita un paio di volte con la bici, giusto quando l’allenamento è ottimo perchè altrimenti affrontarla vorrebbe dire essere dei veri masochisti.

Il percorso
Il percorso

Oggi ho in mente qualcosa di diverso, la salita della famigerata “direttisima”, il ripido sentiero che parte dalla torre Picotta e risale il boscoso versante O del monte. Salita su cui aleggia un’aurea di misticismo e paura, poco o per nulla frequentata mi venne tramandato il resoconto di un’avventura invernale accorsa al mio amico Fede che lasciò su questo sentiero almeno 5 anni della sua vita.

Oggi ho bisogno di sfogarmi dopo una giornata dibattuta e passata ad innalzare sul lavoro il mio buon senso contro una marea di ignoranza, o forse l’ignoranza è la mia e il buon senso sta dall’altra parte, ma da buon carnico tale eventualità non la metto nemmeno in conto. Quindi decido che salirò in Strabut per la direttissima e poi scenderò per il sentiero CAI dalla normale S, un bell’anello che non dovrei star molto a percorrere, percui non prendo nemmeno la frontale nonostante parta dal parcheggio di via cascina alle 17.45.

il dislivello complessivo sarà di  781m x 2.

Primo bivio, verso la Picotta
Primo bivio, verso la Picotta

Parto leggero, nello zaino solo una bottiglia d’acqua e una giacchetta per evenienze particolari. Il ritmo che mi do è subito alto anche se oggi non sembra che ne risenta particolarmente; corro solo in alcuni tratti mentre più spesso vado veloce aiutandomi con le racchette. La salita alla Torre Picotta, resto medioevale che ben si vede da Tolmezzo, è rapida, in 5 minuti sono lì. Da qua comincia l’ignoto.

La medioevale torre Picotta
La medioevale torre Picotta

Il sentiero parte proprio dietro alla torre e si inoltra in una boscaglia rigogliosa mirando alla dorsale che raggiunge la cima, su in alto. Il percorso è tranquillo, dei saliscendi a tratti con molta vegetazione dove vado spedito.

Attraverso un tratto dove grossi abeti e qualche larice sono notevolmente “fuori piombo”, qualcosa mi dice che sotto ai miei piedi non è tutto proprio così stabile, in futuro spero di sbagliarmi ma questo versante è già stato in passato causa di brutti avvenimenti durante alcune alluvioni.

Alberi storti
Alberi storti

Ora la salita procede con più vigore, le pendenze aumentano man mano e il ritmo giocoforza cala. I rumori di Tolmezzo e la sua confusione sono già lontani, celati dalla folta boscaglia. Ai piedi ho delle scarpe da ginnastica, comincio a rendermi conto che non sono le calzature maggiormente indicate per questo sentiero quando la pendenza aumenta ulteriormente con dei veri e  propri muri dove il sentiero si fa stretto e molto ripido… Un cartello poco prima recitava effettivamente “direttissima Strabut – sentiero esposto” ma sono come S. Tommaso e dei cartelli e degli amici di nome Federico non mi fido molto.

Sempre più ripido, raggiungo una costola rocciosa con dei passaggini di I° sup. il panorama si apre per un attimo sul fondovalle, sto guadagnando quota molto rapidamente. Un eventuale ritirata da questa parte diventa un’ipotesi sempre più remota, più salgo e più le pendenze si fanno a tratti brute, il sentiero è scivoloso per le piogge dei giorni scorsi e con parecchia erba secca, quella che i carnici chiamano “la lescje”, la vera antagonista dell’aderenza delle suole. Nel calderone aggiungiamo poi delle simpatiche pignette semisferiche, di consistenza dura, ottimo mezzo per far scivolare le cose.. E io salgo, con un pizzico di angoscia pensando al mio essere da solo su sto sentiero da capre di montagna. A metà c’è un breve intervallo in un bel bosco, ci sono grosse impronte di un altrettanto grosso cervo. E allora via che l’immaginazione del momento si vede sbucare da dietro il cespuglio una mamma cinghiale con i piccoli incazzata per il passaggio di sto bipede vestito di rosso, e quindi oltre alla preoccupazione di dove mettere i piedi per non scivolare devo verificare anche se ci sono alberi “scalabili” per una fuga di ripiegamento in attesa che qualche amico venga in mio aiuto… Quanto corre la testa ad essere da soli su una montagna!

Sguardo verso la valle del Tagliamento
Sguardo verso la valle del Tagliamento

A tratti la vista che si apre sulla vallata è affascinante anche e soprattutto per una prospettiva inusuale che questo sentiero offre.

In alto le vecchie tecniche di una volta vengono rispolverate: le mani che si aggrappano all’erba per tenermi in equilibrio era parecchio che non le usavo ma chi se ne frega! Nei punti più ripidi ci sono delle provvidenziali radici che sbucano dal terreno, forse i passaggi precedenti le hanno fatte fuoriuscire e non sono il primo che vi ci si appende.

A tratti il sentiero, o quella cosa simile stretta stretta che percorro, sembra perdersi e in un punto particolare tiro la moneta per continuare la salita, per fortuna sarà la scelta giusta. Rinvengo rari bollini su qualche sasso, di un rosso sbiadito. Una tabella CAI con il n°3 inciso poi mi suona come una presa in giro.. Comincio ad essere un pò stufo, a tratti il sentiero è veramente verticale ed esposto, meglio non pensare alle conseguenze di un’eventuale caduta.

In alto il terreno sembra leggermente appoggiarsi, 2 sfiatate e da un cespuglio esco proprio  sulla cima dello Strabut, sotto all’antenna del ripetitore, Sono salvo, altro che gioia per la cima, questa è l’unica cosa a cui penso.

Sulla cima... più o meno
Sulla cima… più o meno

Da qui dovrebbe esserci un sentiero CAI, di quelli veri che già percorsi anni fa e il mio essere si tranquillizza di parecchio, Il primo tratto è largo, poi riesco a perdermi in un pezzo inboscandomi nella casa delle zecche, torno sui miei passi e lo ritrovo. Si scende perdendo quota rapidamente, su terreno scivoloso ma comunque in ambito sempre escursionistico. Il tracciato taglia poi sotto all’evidente parete del versante S, da qui sono di casa, potrei farlo a occhi chiusi.. Pomeriggi di raccolta vischio da ragazzo l’han fatta diventare quasi la “strada dell’orto” e con un fondo sempre migliore raggiungo correndo Pra Castello e quindi la macchina.

Il priomo tratto del sentiero CAI in discesa
Il primo tratto del sentiero CAI in discesa
la Madonna della Pace lungo il rientro
la Madonna della Pace lungo il rientro

Chiudo l’anello in 1.45h tra salita, soste e discesa quando il cartello CAI indica nella sola salita un tempo di percorrenza di 2.30h. Sono andato lesto, avevo voglia di sfogarmi ma la direttissima non credo mi vedrà più, almeno non in periodo piovoso e con le scarpe da ginnastica ai piedi!

Omarut

7 pensieri riguardo “La direttissima del Monte Strabut

  1. ciao io e un paio di amici vorremmo fare la direttissima in questi gg, dobbiamo prendere qualche precauzione, il sentiero è ben visibile? vorremmo farla come allenamento x una skyrace possiamo farla anche con scarpe da trail? grazie per le risposte e buon natale

    1. ciao, se l’inverno scorso non ha fatto disastri (alberi schiantati) il sentiero è abbastanza evidente e percorribile con scarpe da trail (come feci quando scrissi il post) rientrando magari per la strada di servizio del ripetitore o lungo la normale CAI.. Ripercorrerlo in discesa richiede prudenza.Il discorso cambia di molto se arriverà la neve prevista fino a fondovalle… Ciao e auguroni!

  2. Ciao Omar, avessi letto con più attenzione questo articolo prima di avventurarmi su questo sentiero in perfetta solitudine! Ci saremmo conosciuti, magari, in altra circostanza, e non con me “incrodato” sul pendio verticale a pochi passi dalla salvezza (la cima) e tu e gli altri del Soccorso alpino a tirarmi su. Ma io, come ti dissi in quella circostanza, mi affidavo ai miei vecchi ricordi di più di 20 anni fa, quando con la “beata” incoscienza dei 17 anni mi ritrovai, ancora da solo, ad affrontare questo sentiero- non da capre ma da stambecchi- salendo, mettendo i miei passi uno dopo l’altro a pochi cm dai dirupi, praticamente inconsapevole. Scrivo questa lettera solamente per ringraziare Omar e gli altri che si sono attivati in mio soccorso qualche gg fa; la mia non vuole essere assolutamente né una dissuasione ad affrontare questo percorso (io parlo solo per me, gli altri si gestiscono autonomamente come è giusto che sia, pur sentendomi in dovere, comunque, di dire che è un itinerario decisamente impegnativo) né, tantomeno, un’analisi prettamente tecnica dello stesso (per questo aspetto lascio la parola al gestore del sito). Grazie ancora e complimenti per il blog!

    1. Ciao Carlo, le tue parole di gratitudine assieme a quelle di tanti altri che recuperiamo sono indubbiamente “la benzina” che fa andare avanti la macchina del Soccorso alpino civile. Finchè le persone come te ringraziano vuol dire che siamo stati efficaci ed abbiamo operato in maniera efficiente.. Ultimamente si fa gran polemica sui soccorsi in montagna, sulle spese, sul pericolo a cui i soccorritori si espongono per salvare chi si trova in difficoltà – beh ti dirò che noi volontari siamo esenti da tutto ciò, non ce lo impone il medico – per cui lasciamo s-parlare gli altri preferendo di gran lunga aiutare chi ci chiama. La direttissima dello Strabut non è una passeggiata, lo ribadisco, in alto ci son tratti esposti non protetti e passaggi che vanno oltre il normale “escursionismo”.. Come abbiamo parlato l’altro giorno, andare da soli in giro su percorsi del genere resta comunque sempre sconsigliabile; avere l’ attrezzatura adatta aiuta di sicuro e il cellulare, sperando che prenda se serve, sempre nello zaino! Buona montagna

  3. P.S: non so se sia questo lo spazio giusto x simili commenti, ma non sapevo come rintracciare te e gli altri in altro modo. Spetta cmq a te decidere se tenere o meno quello che ho scritto, d’altro canto mi pare che questo sia un sito in cui si stimola la gente ad andare in montagna, non a tenerla lontana:-)

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