Forcella Mosè allo Jof Fuart

13.03.2014

Dai, dai, fuori il dente fuori il dolore, facciamo sta Huda Paliza e non se ne parli più! Dicono bene, neve sciabile che permette anche un eventuale errore.. Un errore, un errore, la cosa mi fa riflettere.. Sarò in grado?

La mattina raduniamo i partecipanti in malga Saisera, siamo in 4. Il 50% dei partecipanti non vaglia nemmeno l’idea Huda Palizza, dà già per scontato che si vada a fare la forcella Mosè.

Mah, anche la Mosè in effetti non sarebbe male, manca alla lista quindi non sarebbe un’uscita vana.

Vedremo strada facendo, Max continua una nenia a bassa voce, “Huda Paliza, Huda Paliza” come per imprimere il pensiero dell’erto canale a Gianfry e Carlo. Ma i 2 apripista non sembrano risentirne, ne tanto meno pensarci ad altre alternative, continuano imperterriti verso il canyon della Spragna a testa bassa.

Io dietro, teorico oramai del “finchè non ci metto i piedi dentro non posso sbilanciarmi”.. ma fa caldo e siamo un pò troppo tardi. Attaccare l’Huda in queste condizioni non avrebbe senso, almeno non per me ma nemmeno per Max. Decisione presa, si scenderà forcella Mosè.

Sulla destra, verso il Montasio, è scesa una valanga enorme, una delle tante ma questa più che di fondo è di sottofondo: oltre al solito colore scuro della terra ha inglobato perfino i ghiaioni dei versanti superiori!

Dei sassoni nella stretta della Spragna non v’è traccia, tutto spianato da spessori di neve incredibile.

Poco oltre si gira a sx per prendere finalmente i pendii del canale di forcella Mosè: Da qui l’uscita è un puntino luminoso, alto fra le pareti delle cime Castrein e dello Jof Fuart.

Carlo e Gianfry sono già piuttosto alti, io e Max dietro.

Nonostante l’andatura che non è quella delle lumache, sembra che non si proceda mai in questo canalone, passano i minuti e siamo sempre lì. Ci prova a farmi accelerare anche qualche scarica di ghiaccio e pietre dalle pareti laterali. Una sembra un battito d’ali, tempo di capire cosa succede e già tutto è finito. Il casco in testa al momento è il migliore alleato, seguono i rampant installati per sopperire alla mancanza di dovizia di chi ieri sera ha messo le pelli di foca sopra alle lamine degli sci…

Il canale finalmente si stringe e la pendenza aumenta, è tempo di mettere gli sci sullo zaino e calzare i ramponi. Anche il mio stomaco si stringe, sono in piena crisi di fame e sete. Mancano 100m, non ho voglia di tirar fuori la roba dallo zaino per un tratto così piccolo, eppure ne risento.. Ah se ne risento, arrivo in cima sfatto, in questa splendida terrazza assolata che è la forcella Mosè. Dall’altro versante il sole picchia, fa un caldo quasi estivo e le valanghe – grosse – che scivolano verso il Rif. Corsi ne sono testimoni.

Mangio e bevo tutto quello che ho a disposizione, non basterà ma allevia.

Soliti preparativi e possiamo cominciare la discesa, sono le 11, c’è ancora gente che sale dopo di noi ma sono ancora bassi, gli ci vorrà un’ora.

Lasciare il sole per le ombre di questo canale dà i brividi, ma non è tempo per ascoltare troppo la propria vocina interna. E’ tempo di saltare, studiare bene gli appoggi, ripetere il gesto per 100m, finchè le gambe cotte non chiedono una sosta. La neve è facile, portante e leggermente morbida superficialmente, problemi non ce ne sono. Guardo le crepacce che si aprono ai lati del canale, sono profonde come quelle dei ghiacciai nelle occidentali, guai a finirci dentro per una curva fatta male.

20140313_104712

Scendendo il primo tratto ripido
Scendendo il primo tratto ripido
ultimi metri
ultimi metri

Finito il tratto ripido Max mi fornisce un provvidenziale Enervitene, benzina per il fisico in riserva. Da qui la sciata è goduriosa, controllata perchè il fondo è ghiacciato ma dalla pendenza perfetta fino giù al canyon. Troveremo addirittura un bel tratto farinoso.

Poi il solito rientro, alberi, valanghe, caldo e la pista di fondo prima della meritata, agognata, bevanda.

Salendo ho pensato spesso ai miei 2 amici che “ai tempi”, quando io in maggio già arrampicavo da mesi, partivano ad orari impensabili per venire a scendere i nevai della Spragna – Lo zoccolo duro del G.A.G…. Magari solo la parte alta di questo itinerario, che ricordi.. Una notte al Mazzeni la dovrò fare prima o poi anche io, guardandomi la Mosè, il Lavinal dell’Orso e l’Huda Paliza mentre mi bevo una birra in compagnia di qualche amico malato come me di montagna, di posti affascinanti e selvaggi come l’anfiteatro della Spragna, vicinissimo alla civiltà eppure lontano anni luce dalle comodità, dai casini e dalle lucciole del mondo di fondovalle.

Perchè in questo pezzo di Alpi Giulie il vero viaggio è quello che fai dentro di te, più che altrove

Omarut, Max, Carlo e Gianfry

Il video:

Info utili: parcheggio in cima alla Val Saisera (pista di fondo) nei pressi di una caserma dismessa, da qui seguire la pista di fondo verso il fondo della Val Saisera dove la pista, attraversato un ponte, ritorna verso N. Prima del ponte tenere la dx e seguire il sentiero estivo che porta con saliscendi al canyon della Spragna (passaggio fra 2 pareti nei pressi del Biv. Mazzeni che non si vede). Oltre tale passaggio per la forcella Mosè si sale a sx, il canalone e la forcella sono ormai evidenti e non ci si può sbagliare.

Dislivello 1300m scarsi, diff. OSA i primi 100m circa poi BS, tempi di salita attorno alle 3.00 h, utili i ramponi.

La forcella Mosè vista dall'Huda Paliza (foto S. Tomat)
La forcella Mosè vista dall’Huda Paliza (foto S. Tomat)

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