Il serracco del Piombada

27.03.2014

Aspettavo queste condizioni da quando nel 2011 salii al Piombada, incuriosito da questa montagna tanto vicina a Tolmezzo quanto poco frequentata d’estate e ancor meno d’inverno.

A distanza di 3 anni ricordo il dedalo di ramaglie invadenti buona parte del tratto inferiore del canalone sotto alla sella tra Piombada e M. Corona Alta. Labirinto immaginato invalicabile con gli sci d’alpinismo ai piedi a meno di una copertura nevosa di eccezionale spessore. Quest’anno la copertura finalmente c’è e dai miei sopralluoghi più qualche dritta degli amici decido di provarci, quantomeno per curiosità sapendo già a priori che non diventerà di sicuro una classica dello scialpinismo carnico. Ma imboscarmi nei postacci dove non trovi anima a me piace tanto!

Rompo le balle a Max, alla fine mi sopporta e sopporta di buon grado anche le mie proposte alternative, oramai si fida e alzarsi presto non gli pesa più di tanto.

Ore 7, parcheggiamo nell’ordinaria solitudine di Sella Chianzutan, diamo un’occhiata in alto verso la cima che da qua si vede bene come la fascia di grossi paravalanghe messi negli anni 70  a protezione degli impianti delle “sciovie Piombada”. In testa ho già l’idea del percorso, vedremo poi se sarà quella giusta.

La pista è la solita, salita fin troppe volte. Io voglio vedere cosa mi riserva l’ascesa dall’arrivo dello skilift in poi.

Prendiamo quindi il ripido bosco proprio nei pressi della vecchia girante, seguendo quella che dovrebbe essere la traccia estiva segnalata anche con bolli gialli sugli alberi. Non va molto per guadagnare il vallone superiore che, come previsto e sperato, è libero dalla vegetazione: le slavine sono scese a coprire quasi tutto. Grossi dossi, tutto comunque ben sciabile, ottimo!

Prendiamo quota nel vallone, ieri ha nevicato e lo spessore di neve fresca aumenta velocemente. Max avanza come un trattore, io dietro con il fiato un pò corto ma “a ruota..” Saliamo così 2 tratti leggermente più ripidi intervallati da delle belle “radure” arrivando infine sotto i paravalanghe dove la pendenza si impenna verso la sella superiore. Prendiamo a dx per un rado boschetto di faggi, sembra più sicuro. Il bollettino riporta grado 2 ma qualche lastra da vento ci dà da pensare, sotto il nuovo manto c’è ghiaccio puro, insensibile alle lamine.

I sastrugi, li vedo e rido… Che nome è sastrugo?!?!

Arriviamo alla dislpuviale dove tira un vento gelido, cattivo, si accanisce su noi e sul mio wind stopper che non può fare molto contro tutta sta violenza.

I paravalanghe sono lì, alcuni spezzati e trascinati dal peso degli inverni e dell’età, altri reggono ancora. Ci saran 2,5m di neve. A valle dell’ultima fila di protezioni il manto lacerato è scivolato verso il basso creando una trincea di almeno 4 m. Il terreno è visibile, impressionante ed inquietante.

A destra, oltre la disluviale, guardo su verso la cima e compare una torre di ghiaccio, tipo quelle viste solo nelle Api  occidentali. Se ne stà li a guardare il baratro del versante meridionale. Sarà alta 3/4m, di colore azzurrognolo, proprio come nei ghiacciai. Che il Piombada sia una montagna austera lo sapevo, ma addirittura cinta dai ghiacci nella calotta sommitale proprio non me lo immaginavo!

Sotto il vigile sguardo della torre, tra vento incessante, paralavine e l’esposizione del tratto lungo la displuviale non è proprio quel che si dice un “salire rilassato”. Il manto è cambiato, a terra la neve pallottolare ha una strana adesione e il nostro passaggio la scalfisce appena.

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Appena lasciate le piste
Appena lasciate le piste
La trincea tra i paravalanghe
La trincea tra i paravalanghe
Vista sulla Val D'arzino
Vista sulla Val D’arzino

A gesti decidiamo di arrivare in un buco in cima alla spalla, di cima con cresta finale alpinistica oggi non se ne parla. Piccozza e ramponi a spasso anche oggi per niente. Vabbè–

Il nostro rifugio non basterà a nasconderci dal vento. Quassù fischia tutto. I bastoncini, il casco che indosso, le rocce biancastre e impassibili sopra di noi. Tolgo le pelli al volo, stringendole forte per paura che finiscano in Val D’Arzino per effetto di Eolo, chiudo gli scarponi e parto in discesa per lo slalom iniziale dei paravalanghe. Bel pendio, bella pendenza, sembra di essere in cima al Mondo girando a sinistra.

Ma a destra ci aspetta il canalone dove siamo saliti..

300 metri di dislivello di pura goduria su neve farinosa che permette tutto. Spettacolare.

Poi, in basso, rientriamo seguendo la via di salita nel bosco, rado e sciabile, e quindi la pista del Piombada dove la neve è già in trasformazione e non permette grandi evoluzioni. Ma quel che m’interessava era la parte alta, un altro itinerario della zona da “tenere buono” in caso di poco tempo a disposizione e voglia di evasione.

Omarut e Max

Serpentine!
Serpentine!

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In canalone del tratto centrale
In canalone del tratto centrale
Il Piombada
Il Piombada

Info utili: parcheggio presso la partenza dei vecchi impianti di Sella Chianzutan (Verzegnis) a quota 950m. Salire la pista di destra fino all’arrivo del vecchio impianto e quindi per il bosco di faggi superiore scollinare nel canalone principale che scende dai paravalanghe (nel bosco boli gialli sui tronchi). Il canalone va risalito interamente fino alla sella di destra e quindi per la displuviale verso la punta. Ultimo tratto in cresta da percorrere con ramponi e piccozza, esposto e di medio impegno (dalla cima non si scia).

Volendo limitarsi alla sciata l’arrivo è posto sopra l’ultimo paravalanghe.

Discesa per lo stesso tracciato di salita.

Itinerario da intraprendesi con condizioni di neve ASSOLUTAMENTE stabile perchè soggetto agli scaricamenti della parte superiore e con copertura nevosa ingente per assicurare una bella sciata.

Dislivello 700m , diff. BS parte alta – MS il resto, tempi di salita attorno alle 2h.

Il video:

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