Girovagando per le terre alte della Val Resia..

20.09.2014

Con l’esperienza vissuta oggi in Val Resia ho colmato un vuoto piuttosto grosso conoscendo finalmente parte del territorio e delle montagne racchiusi in quell’area geografica ricompresa all’interno del parco naturale delle Prealpi Giulie. Discutibile il metodo: concentrare quelle che potrebbero essere tranquillamente parecchie giornate di escursioni montane in una, unica, lunga, camminata. Con alcuni amici infatti mi iscrivo alla manifestazione “estremamente parco 2014”, una gara di trekking o corsa a seconda delle velleità partecipative, che con un percorso ad anello dall’abitato di Prato ci ritorna parecchi metri di dislivello (3500m) e km (50) dopo.. transitando nei pressi delle principali cime della vallata.

Ho sempre pensato a questa manifestazione come ad una gara per matti, ammettendo con umiltà i miei limiti. Dopo l’esperienza dell’anno scorso vissuta nella traversata parziale delle Alpi Carniche, però, ho visto la partecipazione all’evento come una possibilità meno remota, il chilometraggio era già stato testato, i metri di dislivello pure. Per cui perchè non rispolverare i vecchi pensieri e provarci? L’intento principale, condiviso con gli amici di ventura è quello di finirla, quantomeno, senza pensare troppo alla classifica, sarebbe giù una soddisfazione.. maggiore alla luce dell’assenza totale di allenamento per questo tipo di percorsi..

Alla partenza da Prato di Resia siamo un centinaio d persone, chi più chi meno sportivi. Il clima è festoso e con la compagnia si ride e si scherza, il morale è alto lungo tutto il primo tratto che per strade e mulattiere collega Prato a Stovizza. C’è chi mi passa correndo come dovesse fare i 100m, io penso che 50 km sono lunghi ed è meglio risparmiare le energie. A Stolvizza (576m) il gruppone è già ben sgranato e cominciamo la prima delle salite previste, la più impegnativa che porta a transitare al Ricovero Crasso a quota  1654m dov’è allestito il primo posto di ristoro. La strada sale nel bosco di pino a tornanti, dapprima su fondo cementato e quindi su sterrato, fino alla partenza del sentiero sulla destra. Ci imponiamo un ritmo di salita controllato, dobbiam fare 1000m di ascesa e sono solo l’antipasto. Altimetro alla mano procediamo recuperando terreno su alcuni concorrenti e cedendone invece ad alcuni più indiavolati. Verso la cima i primi scoppiati ingombrano il sentiero. Uscire dal bosco offre un bel colpo d’occhio sulle zone circostanti anche se guardare le creste finali dove dovremo transitare nel seguito del percorso, lontanissime, fa pensare. Raggiungiamo il ricovero a 2.30h dalla partenza, ci buttiamo sul ristoro reintegrando un pò i liquidi persi. Oggi c’è un’umidità incredibile, ho sudato più di 7 camice e il sudore mi è colato fino a metà pantaloni. Gio è partito con la giacca, e con la giacca è arrivato al bivacco e prosegue.

Lasciamo gli astanti raggiungendo la vicina sella Buia e seguiamo quindi l’Alta Via Resiana percorrendo un sentiero in quota scavato chissà quando sulle pendici meridionali del M. Sart. Il sentiero in più punti è franato, i versanti sono ripidi e l’andare si fa guardingo. L’attraversata in quota è piuttosto lunga, all’incirca 2,5 km e permette di allungare il passo e tirare il fiato. Il terreno sta cambiando, sta diventando carsico D.O.C. e i tornanti sono contornati da enormi inghiottitoi ancora colmi di neve. Le nebbie vanno e vengono e tira un vento teso lungo la traversata che porta al Biv. Marussich. Scolliniamo a quota 2150 e vidimiamo il foglio passaggi al bivacco, fa freddo ed è meglio non fermarci troppo. Tra le compagnie qualcuno accusa i primi crampi.

La discesa seguente è interminabile, erbosa e sdruciolevole nella parte alta, al cospetto delle pareti del gruppo del Canin orlate di nebbie e frane. Impressionante un buco che s’apre alla base della grigia parete. La discesa piega verso destra, in costante pendenza, piuttosto estenuante per le ginocchia.. Poi le prime piante precedono il bosco che si rifà rigoglioso man mano, la frescura della quota lascia spazio nuovamente all’umidità, comincio ad esserne infastidito.

Nel bosco un cartello indica “ristoro” e non ci spieghiamo proprio dove possa esser messo poco prima di sbucare in una bella radura panoramica con vecchio stavolo. Gli organizzatori hanno preparato la tavola e seppur manchi la griglia di carne c’è di tutto per togliere i morsi di fame e sete. Mi guardo con il Mazzo e ci beviamo una lattina di Redbull sperando che sulla successiva salita ci “metta le ali” come tanto pubblicizzato.

Al secondo ristoro
Al secondo ristoro

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Lasciare l’allegro desco apporta un velo di tristezza e la discesa ricomincia incessante verso il torrente di fondovalle. Seppur la concentrazione mi porti a guardarmi meno in giro del solito, ci son talmente tanti finferli che spuntano dal terreno che non posso esimermi da pensare che se avessi un cestino si riempirebbe in breve…Oppure che non morirò di fame in caso di fortuito bivacco lungo il percorso. Pensieri stanchi, influenzati dalle ore di cammino. Nel torrente Resia mi lavo il volto, rinfresco lo spirito e l’essere in vista della seconda salita del percorso, quella che da Coritis porta a malga Canin a quota 1444m.

Saranno 700m difficili. Il Redbull non mi mette le ali.

Lungo l’avvicinamento alla salita un concorrente torna sui suoi passi, sconsolato dice di aver perso l’entusiasmo e prosegue.

Ricordo di aver sceso questo ripido sentiero durante una giornata di ricerca con il soccorso alpino, ma essendo passati anni, non so proprio che attendermi. Il ritmo cala, Gio guida in testa, non parliamo più, ci esprimiamo solo a sbuffi. Il sentiero ha pendenze molto sostenute e non vedo l’ora di sbucare in vista di malga Canin e riprendere fiato nel lungo traverso successivo. Nel bosco perdiamo il Pelle, crampi per lui. Perdiamo pezzi e assieme al nostro amico ci lascia anche un pò di entusiasmo. Perdere amici durante queste avventure è sempre brutto, cose già vissute.

Restiamo in 3 anche se circondati da concorrenti che oramai potremmo definire conoscenti.. Mi stupisco come in certi momenti, di stanchezza mostruosa, riesco ad essere un simpaticone e magari a rallegrare gli animi dei miei amici.. Così, durante la macinata di km che ci stiamo facendo ( è anche oramai una macinata alle nostra ginocchia), comincio ad inventare dei nomignoli per i vari concorrenti che bene o male proseguono con il nostro ritmo.

C’è  “l’uomo estremamente serio” che nonostante abbia percorso assieme a noi una buona ora di cammino non ha spiaccicato ne parola, ne gesti, insomma le rocce del Canin mi risultano più simpatiche.

C’è “l’uomo estremamente costante”, una macchina da guerra, tremendamente preciso nel suo incidere, con una media estremamente identica in salita e in discesa. Puntualmente lo sorpassiamo nelle salite e puntualmente lui ci riprende nei ristori, dove io e i miei ci strafoghiamo spiaggiati, lui prende un dolcetto in mano e prosegue imperterrito.

C’è “l’uomo estrememente antipatico” detto anche “crapanzano”, tipo narcisista che paventa il ritiro in cima alla prima salita e poi continua a starci tra gli zebedei fin quasi alla fine dove si perde nel nulla sulla dorsale del M. Guarda. Tenta la carta della simpatia ma parlando in una maniera incomprensibile non sucita che antipatia e stordimento (non bastasse già la fatica).

E poi c’è Lei, “l’estremamente compunta”, una signora negli abiti quasi borghesi che ci sta costantemente con il fiato sul collo, ad ogni nostra sosta Lei arriva da dietro. Arrivare dopo questa cinquantenne tranquilla sarebbe per la mia dignità devastante. Un incubo.

Fattostà che alla malga Canin a quota 1444 2 rasta ci fanno vidimare il foglio di passaggio, di chiedere acqua o altro non se ne parla proprio! Non ci resta che proseguire sulle orme del tipo estremamente costante che è già avanti da un pò. Gio tenta la scusa del meteo: “ma se sulla dorsale ci becchiamo i temporali?”.. Un laconico silenzio lo zittisce e lo esorta al proseguio.

Il lungo traverso scorre veloce, arriviamo a Malga Coot (1170m) verso le 18, scorpacciata di dolci e frutta secca. Abbiamo cammimanto per 27,5 km, ne mancano circa altrettanti.

Cambio i calzini oramai inumiditi e ripartiamo per la terza ascesa della giornata, quella del M. Guarda (1720m).  La salita alla fine non è niente di incredibile se fatta in condizioni normali, anzi, sarebbe quasi una passeggiata..

Salendo sorrido, anni fa in questo punto mia moglie mi disse di ringraziare il Signore che in cima alle montagne non edificano studi legali perchè altrimenti avrebbe chiesto il divorzio.. In 50 minuti siamo sulla sommità della montagna, la luce del giorno va diminuendo aiutata dalle nebbie che vanno e vengono. Il tempo sta incredibilmente tenendo, arriva qualche goccia ma niente di preoccupante. Alzare le gambe troppo comincia ad essere problematico, i crampi sono all’orizzonte ma di tenerli alla lontana con integratori e bevande saline, come sto facendo da tutto il giorno, mi fa quasi vomitare. Volglio gli integratori carnici: salsiccia, frico, polenta.. E poi ho una strana sensazione di formicolio agli stinchi, mai provata prima.

Dalla cima del Guarda mancano a grosse linee 20 km, la dorsale del Guarda-Praduline-Nische seppur affascinante, ci esce dagli occhi. E’ calato il silenzio, Gio guida con passo costante, io e Mazzo spendiamo fiumi di parole su tutte le piccole impennate positive  che il sentiero offre, ovviamente maledicendole. A sinistra, giù in una valle sconosciuta e molto selvaggia, echi di cervi sembrano moto da cross, è tempo degli amori, bramiscono a più non posso.

Lasciata la cresta ci addentriamo nel bosco, tocca accendere le frontali perchè s’è fatto buio. Stiamo raggiungendo l’uomo estremamente costante quando indistinto si staglia nella notte l’ultimo bivacco, un gazebo illuminato alla luce di un falò. L’estremamente costante passa diretto, non lo vedremo più.

Ripartiamo incitati dagli organizzatori, dovrebbero mancare oramai 5-6 Km ma non abbiamo idea di come sia la discesa. Si accoda Claudio, sfinito dai crampi che ci segue per un pò. Poi scivola, i crampi lo divorano.. Cerco di tranquillizzarlo ma dopo un pò mi rendo conto che il Claudio va lasciato alla sua sorte altrimenti anche noi non arriveremo più all’arrivobasso. Che cosa ridicola, mi sempra la ritirata di Russia (con le dovute differenze e il rispetto che porto per gli alpini e i nostri caduti). Abbandonarlo in mezzo alla buia selva, poveraccio.

Il bosco successivo è ripido, viscido e nero come la pece. L’oriundo del bivacco c’ha raccontato balle.. I resti della lucidità sono usati per non scivolare nei punti più brutti e non pensare alle ginocchia. Giù giù giù. L’ultima burlonata è l’assenza di fettucce vicino ad un paese ma oramai vediamo le luci, mal che vada arriveremo in autostop.

Nonostante tutto è la retta via, discesa asfaltata e quindi gli ultimi, estremi gradini che riportano allo striscione del traguardo. Mio figlio mi aspetta e si mette ad incitarmi alla visione della frontale, estremamente soddisfazioni.

Ci stringiamo le mani passando il traguardo, 3 amici legati di più da un’esperienza inusuale, come dire “una volta nella vita s’ha da fare”… E comunque mia suocera dice che sono matto.. Estremamente matto!

Omarut, Pelle, Mazzo e Gio

Info Utili: in merito visitate il sito http://estremamenteparco.wordpress.com/

Sentieri CAI transitati a grosse linee: 643-632-657-642-741-731-734

Cartina del percorso
Cartina del percorso
Altimetria
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