La Cjanevate, regina di pietra delle Alpi Carniche

12.10.2014

Dovevo arrivare a 34 anni per colmare una deficienza che reputo pesante, vergognosa l’assenza di questa cima dalla lista delle montagne salite. Non so nemmeno il motivo preciso di questa mancanza, dopo aver salito pressochè tutte le cime della catena Carnica, quasi tutte più volte. Serviva una giornata così. Oramai so che le cose migliori ed ambite arrivano quando non tutto quadra alla perfezione.

La Cjanevate, o Creta della Cjanevate, o Kellerspitze per dirla in lingua tedesca, è la regina della Carniche, unità al suo Re, il Coglians, dalla Cima di Mezzo. A lato fa da dama di corte la Creta di Collina in un abbraccio di pietra che riempie le foto panoramiche dei maggiori appassionati delle montagne friulane. Perchè la Cjanevate è una montagna austera, dai connotati regali.

Guai a prenderla sottogamba.

Immagino lo sapessero bene durante la prima guerra mondiale gli alpini che la presidiarono, o ancora meglio quel manipolo di austroungarici che la prese con azione eroica, e di ammirevole valore alpinistico, per tenerla qualche tempo fino allo stremo delle loro vite per la fame, il freddo e le pallottole degli italiani. Che poi ad esserci in cima, domenica, mi chiedevo dove mai sarebbero andati gli austriaci una volta conquistata. Dalla punta si può solo scendere, a rotoli, per pareti verticali oppure cercare una via di discesa più agevole attraverso il varco della Creta di Collina, ad oriente ( e lì ci stavano gli Italiani). Valeva la pena? Ma queste sono questioni che possono tranquillamente estendersi alle intere dinamiche che portarono al conflitto mondiale, come a tutte le guerre del resto.

Tornando a cose tangibili, sulla cima della Cjanevate domenica ho provato ad immedesimarmi in quei poveracci. Sul sasso dove al tempo d’oggi poggia la croce di vetta ci sono ancora i trepiede che usarono per scaldarsi il rancio i militari. Chi non si occupa per diletto di quello che successe sulle nostre montagne un secolo fa non sa nemmeno a cosa possano essere seviti quei 4 ferri arrugginiti. Lì si scaldavano il rancio e cercavano un minimo di conforto.

Noi siamo escursionisti moderni, c’abbiamo le giacche tecniche e gli scarponi in gore tex, necessitiamo di tante cose superflue per lo più e ci lamentiamo perchè oggi, con sta nebbia che non lascia vedere più in là di 20m, abbiamo anche freddo e ci ripariamo nelle stesse cavità che qualcuno scavò 100 anni fa per sfuggire al freddo sì, ma soprattutto al tiro nemico. Pensieri, forse stupidi, si rincorrono in quei 10 minuti di permanenza sulla quota 2769. Fa freddo ma sono troppo curioso di capire come abbiano fatto ad adattarsi quassù. Esploro la cima e i dintorni, scendo un pò verso il vuoto Austriaco poi rimonto nella calda compagnia degli amici.

La Cjanevate sa dare emozioni forti per chi sa ascoltarle.

La salita va, un pò di fatica in più del solito, saranno gli scarponi. Dal piazzale del Passo c’è poco da inventarsi e per arrivare alla Creta di Collina la via “normale” è il connubio dei sentieri CAI 146 e 171. Il 146, un percorso dapprima boscoso e dolce, tra i larici che vanno ingiallendosi e i prati della conca della Cresta verde. Fino allo “stivale” dove si abbandona il 146 per prendere il 171, sentiero dal cuore caparbio e di poche parole. La tabella dice 2.30 alla cima della Creta di Collina. Le serpentine si susseguono senza respiro, il prato va salito fino a sbattere sulla gengiva della Creta di Collina. Qua d’inverno si arriva con gli sci ( vedi anche https://omarut.wordpress.com/2013/01/08/stivale-alla-creta-di-collina/), senza neve si può salire oltre, imbucarsi a fatica in un canale appoggiato dove le attrezzature aiutano l’ascesa. Seguono cavi e fittoni infissi nella roccia, le pareti meridionali mi fanno fare parecchie soste. Roccia fantastica, si immaginano itinerari, possibili soste, fessure da salire, placche per me inguardabili. La compagnia non aspetta i romantici e tocca ripartire. Sulla sommità, ai tempi della guerra, han deciso che il punto debole e più comodo per uscire sui pendii superiori doveva essere questo, una spaccatura simile ad un canalino che sulla destra guadagna la dorsale della Creta di Collina. Davanti il vuoto della Valle del But, oramai già alti non c’è nulla che possa oscurare la vista. Solo le nebbie paiono inseguirci, avvolgerci. Da qui alla nostra meta non ci molleranno più togliendoci la gioia di un panorama che so essere stupendo.

Anche la dorsale della Creta di Collina è lunga, eterna, si sale su erbe stentate o tappeti più rigogliosi ma si vede ovunque che questo è un terreno dove non si scherza. Sassi erosi, terra magra. Inospitale insomma. Ad un certo punto, sulla sinistra Stefano prende un sentiero che passa nei pressi di un baraccamento e taglia il versante su una stretta cengia. Siamo all’inizio, da qui parte il lungo traverso che porta alla cima della Cjanevate.

Ricordo voci dell’ambiente in merito, dicevano di passerelle marcescenti sull’abisso, passaggi obbligati d’arrampicata su rocce rotte e pericolose, insomma “sai che vai ma non sai se torni”. Nel tempo ho imparato che è meglio diffidare dalle chiacchiere e andare di persona a metterci il naso, che poi a tornare sui propri passi c’è sempre tempo. Il paesaggio diventa lunare, ancor più repulsivo, questa è l’impressione che mi offre. Siamo fuori dal Mondo, una traversata di quota, nell’ovatta che temiamo trasformarsi in temporale. Ecco, quello si mi farebbe paura, perchè le merlettature della cresta sono degli ottimi parafumini naturali e quassù per un pezzo ripari non ce ne sono proprio.

Seguiamo fedelmente la traccia degli alpini, poveri diavoli, picconi e mine ne devono aver consumati tanti per realizzare quest’opera d’ingegneria. Se il sentiero appoggia sulla roccia è intagliato, se sborda dal pendio sono stati fatti muretti a secco per sorreggerlo, comunque sia un lavoro da dannati dell’inferno. Dalla forcelletta risaliamo un pendio di rocce un pò rotte, ad aggirare il primo dei numerosi pulpiti grigi. Poi un tratto dove ancora ben si vede la scalinata degli alpini, ovunque sulle rocce fittoni per trattenere le passerelle, quelle non ci sono più. Il passaggio più impegnativo dell’intera salita è l’aggiramento di un costone, sarà di II°, ma è talmente corto che non impensierisce.. E poi tornanti a scendere, tratti a salire. Il vento ha cominciato a soffiare e ci sta stordendo. Eppure Stefano ha detto che dalla Creta di Collina si sta 20 minuti a fare l’attraversata.  Oggi mi sento più lento del solito.

Arriva da dietro un tipo aitante, è arrivato rapido come le nebbie che corrono oggi sulla cima. Faccio passare, oramai fretta non ne abbiamo. L’ultima balzo verso la cima è la salita di un canalone marcetto, dev’essere la linea di faglia, e poi a destra. Una cavernetta del ’15 dal pavimento di grosse travi e quindi gli ultimi passaggi alla piccola cima. Qualcuno c’ha eretto una croce, possano trovare pace anche quelli che qua sono morti per noi.

C’abbiamo messo 3.15h. Scendiamo, una discesa eterna. Stordito arriverò alla macchina.

Febbre, ecco cosa c’era che non andava! … Le cose migliori vengono sempre quando qualcosa non quadra, oramai sta diventando un teorema! Omarut, Cac, Sbriz e Stiefin

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Boschi d’autunno
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Si risale verso lo stivale
Salendo
Salendo
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Primi tratti attrezzati

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La scala degli alpini
Cima
Cima

Info utili: salita di sicuro interesse storico alla seconda cima delle montagne Carniche. Paesaggio alienante e stupefacente. Consigliabile a chi non soffre di vertigini per i numerosi scorci sull’abisso che si godono lungo il percorso. Difficoltà tecniche relative e piuttosto localizzate (passaggi di I° sup lungo le attrezzature e la traversata finale con uno di II°). Eventuali difficoltà d’orientamento in caso di nebbia su tutta la dorsale rocciosa per l’uniformità del percorso. Tempistiche di salita dal passo di monte Croce Carnico:  4/5 ore

4 pensieri riguardo “La Cjanevate, regina di pietra delle Alpi Carniche

  1. “Le cose migliori vengono sempre quando qualcosa non quadra”…pensa Omar che a me succede esattamente l’inverso: se non è il momento “perfetto” la meta tanto agognata non riesco a raggiungerla..c’è sempre qualcosa che me lo impedisce! Ma poi…oooh se ne valeva la pena ritornare!! Pensa che il Petzeck in Austria l’ho raggiunto solo al terzo tentativo!!! Le prime due volte ci sarebbe stato il nebbione!!! Il terzo, tempo e compagnia splendida!!!

    1. Ti dico a me va spesso così, siano montagne, vie d’arrampicata o sciate.. Adesso manca il Sernio, su quello però c’ho già fatto 3 tentativi.. Staremo a vedere!

      1. Allora deve per forza andare bene questa volta!! Il Sernio manca anche a me… quando l’Alpinauta si deciderà a portarmici…
        Ps. Mi manca anche la Creta di Collina!!! La Cjanevate non so se fa per me..

      2. Sulla Cjanevate puoi andarci tranquillamente, fidati.. Adesso che sei anche climber! Perchè non ci organizziamo per fare lo spigolo del Sernio assieme al tuo uomo? che dici??

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