Sernio Te Deum

26.10.2014

Dopo un’estate di poche soddisfazioni e tanta pioggia dal cielo, quest’autunno si sta rivelando portatrice di doni preziosi e di soddisfazioni cercate a lungo.

Avevo un conto in sospeso con la montagna grigia che guarda gran parte della Carnia. Definirla “sfida” non è nelle mie corde, con le montagne non la metto sul piano dell’agonismo o della superiorità dell’uno sull’altro… Lo definirei piuttosto un lungo corteggiamento, fatto di rinunce, di sbagli, di imprevisti ed infine di una grossa soddisfazione con il raggiungimento della tanto rimirata cima.

Il Sernio è sempre lì che scruta dall’alto le mie vicende quaotidiane,  così come l’Amariana con cui deve vedersela da vicino nei miei confronti.

Certo, Il Sernio è più lontano, un pò selvatico rispetto alla cima Tolmezzina. Suole starsene per conto suo e farsi bello durante i tramonti d’autunno, infuocandosi agli ultimi raggi di sole che giungono da Ovest prima di piombare nella solitudine della notte e dei boschi del circondario. D’inverno la neve e il gelo lo rendono ancora più scontroso quantunque affascinante, forse ancor di più agli occhi di chi c’ha, come me, il cuore sempre mirato all’alto. E vederlo laggiù, in fondo ai boschi, non può che attirare un amante delle montagne.

Mi ci son voluti 5 tentativi per giungere alla vetta. Prendere le distanze, conoscerne i torrenti, i versanti franosi occidentali e settentrionali, quelli boscosi della Val Aupa e gli stretti canali innevati che sovrastano Prà di Lunge e dove d’inverno non ci troverai anima viva di sicuro.

Ieri finalmente, in una giornata d’autunno D.O.C., ho calcato la cima bifida della montagna “delle donne” (lo chiamano così anche perchè pare che le prime a salirne i pendii fino alla sommità siano state delle giovani valligiane).

Riprovarci, ripercorrere il sentiero che porta al rif. Monte Sernio, anche se la scorsa settimana ha nevicato.. La speranza è la lanterna che ci guida oggi, me e il mio amico di ventura. Ognuno c’ha il suo scopo oggi, chi mira alla quota ancora inaccessa, chi mira ad innalzarsi invece su paure ancestrali che la propria mente tira in ballo puntuale con l’appuntamento del vuoto. Oggi ci daremo man forte. Lasciamo in cantina gli attrezzi invernali, nello zaino solo uno spezzone di corda da 20m, 2 nut e qualche fettuccia casomani dovessero servire d’emergenza. Le relazioni parlano di 2° sup. e un paio di passaggi di 3° evitabili.

Saliamo il bosco di faggi rosati, milioni di cadaveri giacciono a terra, altri si stanno staccando dai rami per raggiungerli. Pensieri macabri generati forse dal mio stato d’animo abbacchiato, oggi è piombato come un macigno il cambio dell’orario e le giornate più corte non possono che rendermi triste e malinconico. Come l’autunno.

Da Nord spira un forte vento, in alto sulla cresta del Mesdì il moncone della bandiera issata sulla cima sventola tesa.

Al rifugio Monte Sernio facciamo una pausa, firmiamo il libro del rifugio e mangiamo qualcosa. La struttura e quanto ne orbita attorno sono mirabili esempi di come si possano mantenere in condizioni perfette i ricoveri d’alta quota, ovviamente con l’interessamento di alcuni volenterosi. Questo rifugetto nella macchia di larici è proprio un posto che invita alla sosta contemplativa, magari aspettando l’arrivo della notte vicino al fuoco acceso.

Sul libro, alla data odierna, 3 persone hanno firmato il loro passaggio tra cui anche Celso. Collega del soccorso alpino, alpinista Tolmezzino, uno a cui le Alpi Carniche danno di certo “del Tu”, lo reputo uno dei più forti alpinisti della Carnia, considerando le sue vicende e quanto ancora sta facendo.. In ottobre è salito al Sernio 6 volte, alternando la via dei Camini alla Tessari, in settembre stessa solfa e mi fermo nello sfoglio alla rovescia.

Ripartiamo, subito il bivio, ben segnalato, indica lo spigolo N-O, alpinistico, quello che cercheremo di percorrere oggi.

Tagliamo in discesa verso un torrente. Dall’alveo eroso emerge verso est la stratigrafia di rocce. Tono su tono, chiaro scuri che lasciano perplessi e affascinati. La linea di faglia sale evidente verso monte e si perde nel greto, raramente ho rinvenuto altrove un fenomeno così impressionante. Pare un serpente che si annida con la testa verso la displuviale.

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La radura del Rif. Monte Sernio
La radura del Rif. Monte Sernio
Il Sernio dal Rifugio
Il Sernio dal Rifugio
Strati
Strati

Alzare lo sguardo è un obbligo, il profilo della montagna sta cambiando è si fa via via più incombente. Vanno delineandosi le strutture rocciose della parete Ovest, una torre si staglia contro il cielo un pò plumbeo.

Si sale un bosco di larici, poi si taglia a destra sotto a delle pareti per giungere ad una conca silente. Gli alberi qua non arrivano, solo mughi e cespugli. A terra le macchie di neve che speravo assenti fanno la loro comparsa e vanno via via aumentando.

Poco prima della displuviale decidiamo di aumentare lo strato termico, poco oltre il vento da N genera fischi e cupe armonie.

Siamo al ghiaione dove parte la via dello spigolo N-O. A terra neve dura pallottolare coesa a ghiaccio vivo. Non sarà il massimo trovare queste condizioni in parete.

Oltre il primo pendio la via devia a destra verso una forcella alta sui ghiaioni sottostanti, un bel punto panoramico; ci arriviamo con qualche facile passaggio di arrampicata. Oltre pare che il sole dei giorni scorsi abbia fatto del suo sciogliendo quasi tutto il bianco. Sarebbe meglio.

Un traverso guida verso rocce rotte da salire verso sinistra, poi una rampa più compatta punta a destra.

All’ombra il verglass regna, per ora non infastidisce, appigli puliti ce n’è parecchi.

Max trotta, l’arrampicata è divertente e l’esposizione riportata sulle guide non la trovo.

Si alternano passaggi divertenti, un caminetto può esser salito in spaccata o sulle rocce di destra.

Poi il traverso verso sinistra su di un’esile cengia, l’importante è scegliere bene gli appigli perchè, a volte, qualcosa resta in mano.

Avanti così guadagnamo quota velocemente, verso l’alto tuttavia la neve e il ghiaccio a terra sono più presenti e dobbiamo stare più attenti creandoci appoggi sicuri per i piedi, quasi gradinare. L’ultimo camino, dalle prese ghiacciate ci fa alzare le antenne ma già il sole della cima, poco più su, decreta la fine delle difficoltà alpinistiche.

Materiali vari anche oggi a spasso nello zaino.

Alla prima forcella
Alla prima forcella

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Sulla cresta incrociamo Celso, anche oggi è salito per la Tessari. Nulla al seguito che lo appesantisca. Fra bestemmie colorite riporta la salita appena fatta come al limite della praticabilità.. ” Zio porco, verglass, dut un verii, Zio Porco, al limit vuee”.. e se la ride agitando le mani in aria. E’ in scarpette da avvicinamento, rientra per lo spigolo dopo il nostro commiato.

Arrivare alla croce in un mare di sole, con le valli friulane e venete che ti guardano nebbiose, le cime delle prealpi carniche e giulie ancora verdeggianti e alle spalle quelle bianche che annunciano l’inverno, uno spettacolo unico.

Il Sernio sulla cima offre degli spiazzi pietrosi da farsi una dormita.

Felicità, mangiarsi un panino con dentro un formaggino (non cantava proprio così Jerry Calà).. Quassù ho chiuso con oggi la rincorsa delle salite alle montagne carniche principali, e anche più in là. Dove il mio sguardo corre posso dire “là un giorno c’ero” e probabilmente anche “ci sarò”.

Piombada, Tinisa, Arvenis, Creton di Culzei, Lastroni, Peralba, Coglians, Cjanevate, Polinik, Gampspitze, Tinisa, Creta di Aip, Zermula, Mangart, Montasio, Canin e molte altre. Giornate indimenticabili, come questa.

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Dalla cima
Dalla cima
La casera dal Mestri
La casera dal Mestri

Decidiamo per il rientro, sarà lungo. Prendiamo l’alta via, segnalata con bolli gialli, scende le placche inclinate del versante meridionale. Niente di difficile, poi verso N si ributta con dei passaggi su prati e cengette.. In fondo un camino ghiacciato è l’ultimo modo del Sernio di tenerci con lui ma passiamo anche questo con attenzione. Più giù, oramai in vista della sella erbosa dove si arenò uno dei miei ultimi tentativi alla cima, un gruppo di persone sta piantando sulle rocce una targa in memoria dell’equipaggio del bombardiere schiantatosi durante la seconda guerra mondiale.

Salutiamo e passiamo oltre, scendiamo la traccia diretta che si incunea tra Torre Nuviernulis e Ivano, su ghiaioni ombrosi fino al sentiero verso la casera dal Mestri. Siamo in fondo, dobbiamo risalire di buoni 300m di dislivello per valicare sul Mesdì e rientrare al rif. M. sernio chiudendo l’anello di oggi. Fretta non ne abbiamo e ci godiamo questo silenzio incredibile. “Che pace!” fa l’amico.

Sulla dispuviale il sentiero taglia in cresta zone di rocce fatte a piccole lastre, sembra di camminare su cocci di bottiglia, scorrendo le une sulle altre tintinnano di cristallo.

I zig zag perdono quota, c’è il bosco, il rifugio, le foglie  e il sole del pomeriggio.

Ultimo sguardo alla cima dal bagagliaio della mia macchina, con in mano un bicchiere di prosecco.. L’amico pensa proprio a tutto, oggi è una giornata da festeggiare.

Omarut e Caç

il tracciato di salita
il tracciato di salita

Info utili: l’anello del Monte Sernio così fatto è uno degli anelli più remunerativi delle cime carniche per bellezza dei paesaggi e solitudine. Punto di partenza sulla strada che collega Lovea di Arta Terme a Illegio, poco dopo degli stavoli (parcheggio sulla destra e indicazioni CAI per il rif. Monte Sernio). Si sale con sent. 416 dapprima al rifugio e subito dopo si pervengono le indicazioni per la salita dello spigolo N-O (cartello su larice, tragitto interamente bollato di rosso). Le difficoltà alpinistiche vere e proprie cominciano a quota 1800 ca per terminare sulla cima a 2187m. Arrampicata facile di 2°+ (tratti di 3° cercandoli) esposizione mai asfissiante per gli addetti del mestiere (sconsigliabile a chi non ha un minimo di pratica in tal senso). La discesa può avvenire per la via di salita, o per l’alta via segnalata con vernice gialla/bianca che scende all’intaglio della torre Nuviernulis e quindi chiude l’anello per casera dal Mestri e il rif. M. Sernio. Svolta così i metri di dislivello sono circa 1800 per una lunghezza di circa 14 km. Tempistiche: alla cima 4 ore, giro completo circa 8/9 ore.

Il Sernio è inoltre raggiungibile dalla Val Aupa passando per il Rif. Grauzaria e il foran de la Gjaline oppure da Dierico e Dioor di Paularo (percorsi escursionistici che si ricollegano all’alta via del versante Sud).

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