L’avventura vera

17.08.2015

Non ebbi paura quel giorno, risalendo la bianca china di una montagna che oramai mi dava del tu.

Alcuni sì, nel mio gruppo, le gocce di sudore che imperlavano le loro fronti lo palesavano. Salimmo la via difficile, la stessa che scendemmo poco dopo con dei legni legati ai piedi, zigzagando sul ciglio dell’abisso di rocce e vuoto. Saltando sulle lamine, riempiendo il nostro essere.

Sci alpinismo, lo chiamano.

Non c’è timore quando le mani guantate stringono gli attrezzi e le ginocchia cozzano con l’elemento più freddo di questa terra.  Il ghiaccio è liscio, cristallino, parrebbe senza vita. Ma gli occhi e l’anima seguono le infinite varietà della sua essenza, che fluida non è più ma lo sarà nuovamente, nel giro di poche settimane.

L’arrampicata dell’effimero, la scalata del ghiaccio.

Mi perdo spesso nei boschi non per superficialità ma per scelta. Camminare guidati dalla bussola delle emozioni è mestiere per pochi, per chi se ne infischia dei luoghi comuni che vogliono gli alpinisti tutti d’un pezzo, corpulenti omaccioni alla rincorsa del tempo, delle difficoltà e degli sponsor.  Immergersi  nella potenza della natura senza distrazioni è diventato difficile, ovunque sentieri e ferrate segnano le terre alte catapultandoci dalle “comodità” della vita moderna centinaia di avventori cresciuti con la logica dello shopping e del marketing. In montagna non si compra nulla, in quota i saldi di stagione sono continui se sai aprire il cuore ed ascoltare quello che gli elementi hanno da dirti.

Preferisco il verbo camminare al termine straniero imposto, trekking.

Domenica sull’ultima sosta di una via d’arrampicata demodé, appeso ad un chiodo ho pensato alla vita. Fra il vuoto allo stomaco e quello sotto ai piedi, la roccia s’è poi lasciata salire, docile e calda, in un abbraccio di panorama e sole che ho imparato a chiamare casa.

Il rientro è sempre in discesa. Quando il piede volge verso valle si suole pensare che il più sia fatto,  che le difficoltà attenderanno fino al prossimo week end e alla relativa uscita sui monti.

In vent’anni di montagna ho costruito una residenza alternativa intrecciando strati di neve, cascate gelide, verdi tappeti d’abeti e grigie guglie di pietra; non è riportata di certo sulla carta d’identità ma scritta con lettere indelebili sul fondo del mio essere.

Per me l’avventura comincia ora, mentre lascio alle spalle la porta di una casa virtuale chiamata Montagna e varco il circondario del mio paesello.

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3 pensieri riguardo “L’avventura vera

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