Forcella dei campanili di Rinsen

30.04.2016

Inutile dire “chi vuol pigliar pesci ha da alzarsi all’alba” perché, volente o nolente, questa regola fondamentale ho imparato a conoscerla molto bene, specialmente quando le giornate galoppano verso la primavera inoltrata e il sole impiega poco a infastidire la neve con il suo tepore.

Incaponirsi a voler fare del sano scialpinismo nel tardo aprile a Nord-Est può significare anche dover sbattere il grugno contro delle uscite deludenti, quelle che ti fanno dubitare di mezzi e tecniche personali che credevi oramai assodati (vedasi uscita alla Tofana di Rozes della scorsa settimana)… Ma capita anche, e per fortuna la maggior parte delle volte, che l’allineamento dei pianeti sia favorevole verso chi, come un dannato dell’inferno di Dante, si costringe ad abbandonare le coltri ben prima che il gallo più mattiniero intoni il primo canto. Alla ricerca di qualche attimo bianco.

Partire da casa quand’è ancora buio, vuoi mettere il vantaggio di non incrociare anima viva mentre dirigi verso i monti? Chi sa se l’amico che mi siede accanto, semincosciente per il sonno, riesce a cogliere la preziosa luce dell’alba e i primi raggi del giorno nuovo che riscaldano le cime carniche sopra ad Ovaro.

Chissà.

A Cima Sappada fa freddo, 30 aprile e il termometro dell’auto che segna -1°. Il vestiario leggero scandisce il ritmo di salita, rapido per il solito riscaldamento termo autonomo dove per alzare il termostato basta aumentare la frequenza dello sgambettare.

Non ci impiegheremo molto a raggiungere la parte alta della pista del Monte Siera, sotto alle pareti Nord dell’omonima cima. Spettacolo allo stato puro, pure gratuito – fortunatamente – il bello di guadagnarsi quest’intimità con la montagna pagando con il sudore della propria fronte.

Le pareti che sovrastano il viandante da queste parti sono numerose e non lasciano spazio ad altro. Sono prime donne che si contendono i pensieri di chi percorre queste radure aperte, sempre più assolate man mano che saliamo abbandonando gli spazi agevolati dalla pista di discesa e ci inoltriamo lungo i ghiaioni. Ghiaie, sassi che un tempo erano parte di queste montagne che ci circondano, hanno voluto fare le schegge impazzite, abbandonare la loro madre di pietra, abbandonare il calcareo grembo verticale per vivere l’istante di un attimo e perdersi nell’oblio del tempo, inglobati alle radici degli ultimi larici di queste quote.

Questo è sempre stato per me uno dei posti più belli del circondario, ci torno sempre molto volentieri anche se le ultime salite da queste parti non hanno dato particolari soddisfazioni. Ricordo il canale Nord del Siera risalito fino a 2/3 e velocemente disceso rincorsi dalle scariche di neve che scivolavano rovinosamente dalle pareti sovrastanti; quella volta lo ribattezzammo simpaticamente “il canalone sputafuoco”…

Anche verso forcella Rinsen mirai anni fa le punte dei miei legni, eppure le condizioni del manto nevoso anche quella volta ci consigliarono di lasciar stare e non avventurarci oltre il primo canalino.

Oggi tutto sembra perfetto, anche la solitudine che mi accompagna.

Essere accompagnati dalla solitudine può sembrare strano, eppure è un’amica che mi piace frequentare, compare anche oggi nonostante mi separino poche inversioni dall’amico Max, qualche decina di metri. Con Lei mi confronto, mi piace pensare di avere un dialogo aperto, è un’amica che non chiede nulla in cambio della sua presenza e sa regalare consigli preziosi che porto puntualmente a valle con me nella vita di ogni giorno.

Ecco, in lontananza compaiono 2 puntini neri che risalgono lentamente la pista come noi pochi attimi fa. Solitudine s’è dileguata, l’ho vista gettarsi a capofitto dietro alla forcella dei Campanili di Rinsen, ombroso pulpito bianco che ora ci guarda dall’alto della sua quota.

Oggi scegliamo l’ombra e il freddo. Le sirene della vicina forcella Rinsen sono invitanti e si celano dietro alle rocce assolate che scorgiamo appena dalla nostra posizione; ma la linea bianca che abbiamo sopra alla testa è ancora più invogliante. Non abbiamo avuto un inverno vero quest’anno e il freddo non fa paura anzi, ci attrae.

Risaliamo questo terreno sin’ora a me sconosciuto, si prosegue con inversioni serrate, pare di essere la pallina all’interno di un flipper, le pareti del canale a delimitare lo spazio di gioco. Questo però non è un gioco, qua non siamo in una sala giochi, cos’è quindi che mi tiene magneticamente attratto a questi spazi da più di 20 anni? Non cerco risposta a questo interrogativo perché è una condizione che mi fa stare bene e che amo.

Giungo alla quota massima calcabile con gli sci, la forcella dei campanili di Rinsen. Sul versante opposto un canale s’inabissa gettando quanto ci scivola dentro nel Rio Pesarina, migliaia di metri più in basso.

Magicamente solo.

Anzi no, in compagnia di Solitudine e dei 2 torrioni di pietra slanciati a cui mi appoggio attendendo che l’amico mi raggiunga.

Siamo venuti per la discesa, quando si programma un’uscita di scialpinismo si pensa subito alla discesa, ma scialpinismo non è solo questo, almeno non lo è per me. Nato rocciatore ho migrato gradualmente i miei interessi verso l’inverno e la neve. Ora non posso  fare a meno, almeno per qualche mese all’anno, di respirare neve, sudare ghiaccio, vivere il sole freddo dell’inverno e vagare con il vento gelido delle alte quote che mi soffia addosso.

Vivo quindi la discesa dalla forcella dei Campanili di Rinsen alla mia maniera. In mezzo alla neve fresca, probabile ultimo dono dell’inverno che se ne va.

Tanti stanno salendo. Molte facce sono conosciute e posso azzardare i loro pensieri. L’alpinista più forte è quello che si diverte di più e, a guardare i volti sorridenti ed estasiati di due ragazze in salita, sono attorniato da campioni e campionesse della disciplina!

Omarut e Max

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La forcella vista dal fondovalle

Info utili: L’accesso alla zona di Rinsen avviene risalendo la pista del Monte Siera preferibilmente da Cima Sappada dove parte l’omonimo impianto di risalita (sfruttabile, se aperto, per accorciare tempi e dislivelli). Dall’arrivo della seggiovia si risale ancora oltre lo skilift mirando verso l’evidente vallone. Verso l’alto sarà possibile scegliere di salire alla forcella Rinsen (quota 2180m) mantenendo la sinistra o incunearsi nel canale che porta alla forcella dei Campanili di Rinsen a quota 2280m

Discesa sullo stesso itinerario di salita.

Dislivello dal parcheggio indicato circa 1000m.

Difficoltà BS (2.3-F-E1).

 

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