Scusi, ma non ci siamo già visti?

09.07.2016

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La muraglia del Nabois dai pressi del parcheggio

Arrivo in cima ancora ansimante, sudato come non mai per il sole battente di queste giornate. Tocco la croce metallica, da qui si può solo scendere. Quello splendido senso di solitudine che dà la visione delle vallate dalla vetta di una montagna. Mi guardo attorno, gustando ancora la fortuna di non aver nessuno oggi tra le bal………

“Buongiorno!”, fa lui.

(e questo da dov’è saltato fuori?) “Salve”, rispondo io.

“Caldo oggi eh? Mi sto sciogliendo”

“Si caldissimo, dall’afa ho finito l’acqua della borraccia già poco dopo il rifugio Pellarini, a pensare che non sono nemmeno le dieci di mattina c’è da non crederci”.

“E’ solo?”.

“Si si, oggi sono da solo”.

“Ma lei lo sa che in montagna non si va mai da soli, che basta un nonnulla per farsi male e non raccontarla più?” (ma sto vecchio raggrinzito perchè non si fa gli affaracci suoi?)

“Eh lo so, lo so, lo so fin troppo bene – diciamola così. Ma cosa Le devo dire, gli amici hanno tutti altro da fare, si cerca di arrampicare ma per farlo tocca essere in due e nessuno veniva con me.. o mi proponevano vie che per la mia preparazione attuale sono troppo impegnative. Uno è qua sotto, sui tiri della Deye-Peters, una via molto nota nell’ambiente alpinistico, conosce?”

“Conosco conosco, fin troppo bene. Chi è il suo amico, un certo Manuel? Oggi sale con tale Vito?” 

“Si, ma come fa a saperlo?”

“In montagna ci si conosce tutti, praticamente, e poi li ho sentiti parlottare mentre erano in parete. E’ stato come se me li sentissi addosso”.

La conversazione sta assumendo toni strani, mi sono messo a parlare con un vecchio rugoso che si permette di darmi consigli, dice di conoscere i miei amici e adesso chissà cos’altro sta per chiedermi. Lo blocco in anticipo.

“Scusi ma io e lei non ci siamo già visti prima ?”

“Da che parte è salito?” risponde lui senza nemmeno badare alla mia domanda.

“Ho fatto il sentiero alpinistico Gasparini-Florit, ero curioso di venire a provarlo. L’hanno completato da poco e risale la cresta Est del Grande Nabois con una sua logica e comunque sempre per conto suo, la classica normale si usa solo per rientrare verso sella Nabois. Come farò io tra un pò. E Lei??”.

“Io quel sentiero lo vedo ogni giorno, lo vedevo ancora prima che lo realizzassero liberandolo dai mughi che lo tenevano sotto assedio. Ho seguito quelli che cent’anni fa salivano per guardare dall’altra parte coi fucili sulla schiena, l’oblio e l’apatia degli anni seguiti e poi – finalmente – ho rivisto facce giovani e volenterose mettersi in gioco con picconi, seghe, martelli e cavi, in maniera seria e rispettando le pendici del Nabois. Non hanno stravolto niente, come accade da altre parti, hanno solo liberato la linea di cresta dove s’era persa un pò..”

(No, questo tipo non è a posto, oramai questi discorsi strampalati lo confermano. Ha una faccia di pietra, ombrosa, solcata da mille rughe profonde come la sua età. Sguardo fisso, imperturbabile)”

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Le grandi pareti Nord nei pressi del Rif. Pellarini

 

“Ehmm si, alla fine m’è piaciuto. E’ l’anello di congiunzione tra l’escursionismo puro e le ferrate. Credo sia ottimo per chi è alle prime armi e vuole iniziare a muovere i primi passi verso i sentieri attrezzati, anche se l’imbrago che mi ero portato appresso oggi è rimasto nello zaino. I tratti ripidi sono attrezzati a regola d’arte, c’è solo un passaggio di secondo grado nella parte bassa che ancora aspetta una fune ma per il resto si va tranquilli. Anzi, la parte bassa è talmente avvolgente e morbida tra i mughi che sembra che la montagna ti culli. Poi, dopo il grande prato verso la cima, si respira aria di cresta. Oggi, dopo 2 ore di umidità e calura, uscire sulla cresta è stato come respirare per la prima volta.. Perchè lì, oltre ai polmoni rinvigoriti dalla frescura del vento, anche lo sguardo pare che respiri. Già la visione costante e quasi opprimente delle pareti Nord di sinistra ti mette a disagio tanto sono incredibilmente vaste ed altissime, poi arriva da destra anche il panorama verso le Carniche e il vuoto della degradante parete Nord. Si insomma, Le dirò che mi sono sentito per un attimo stordito. Stordito ed attonito. Ho incrociato anche un branco di camosci, i piccoli avranno avuto poche settimane ma già dominano le pendenze come nessun altro: sono corsi verso il basso senza guardarsi alle spalle, saltando tra le rocce e i baratri dei ghiaioni. Scusi se mi ripeto ma noi, non ci siamo già visti prima?”

“Omar, ti conosco da parecchio e permettimi di darti del tu.. Hai bazzicato diverse volte qua attorno vero? Io non mi muovo da qui, che sia estate o inverno, tu invece di km ne fai parecchi perchè, quando ti riincontro, ti vedo sempre in un altro posto rispetto al precedente.. Mi ricordo che la volta scorsa eri a Forcella Mosè ed avevi gli sci.” 

“Si, è vero! Ma come fai a ricordarti tutto?”

“Perchè io sono nei tuoi pensieri, mi chiamo Jof Fuart e so che da oggi le mie pareti Nord ti sono entrate in testa e lì resteranno fino a chè non tornerai a trovarmi, con le corde e l’ibragatura per salirmi. Allora mi sarai addosso come Manuel e Vito oggi. Adesso scusami se t’ho disturbato, torna pure a goderti l’aria fresca della cima. Posso darti un consiglio? Sdraiati a terra e lascia che i tuoi pensieri volino in alto, più su della mia cima e delle nuvole, starai bene..” 

“Caro Jof, tranquillo, l’ho già fatto!”

Solitaria al Gran Nabois attraverso il sent. alpinistico Gasparini-Flotir

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Un vecchio dalla faccia rugosa

INFORMAZIONI UTILI: Il Gran Nabois sorge dirimpettaio alle pareti Nord dello Jof Fuart e costituisce quella muraglia “gigantesca” che si erge dalla Val Saisera (da Valbruna la visione è incredibile). La cima ha una quota di 2313m ed è raggiungibile attraverso il rif. Pellarini in maniera distinta per il recente sent. alpinistico Gasparini – Florit o lungo la normale che mira alla Sella Nabois per risalire alla cima lungo un sentiero già utilizzato in tempo di guerra. La partenza avviene per entrambi i percorsi dal parcheggio della Val Saisera (cartelli evidenti) a quota 800m quindi per strada sterrata fino alla partenza della teleferica del rif. Pellarini. Da qui si segue il sentiero CAI 616 che conduce al rifugio. La vetta del Nabois è evidente. L’attacco del Gasparini-Florit si raggiunge poco oltre l’edificio seguendo il fondo del valloncello ghiaioso e mantenendosi tendenzialmente verso destra. Un cartello ne indica l’inizio e il resto del percorso risulta segnalato con bolli rossi. Sentiero in perfette condizioni, solo un paio di punti risultano un pò esposti ma comunque ben assicurati con cavi metallici ed attrezzature nuove. Difficoltà limitate al I° (solo un brevissimo passaggio di II°).  Raggiunta la cima è possibile sfruttare la via normale che scende verso sella Nabois con iniziali passaggi in roccia di II° (attrezzati completamente con cavo) e poi in maniera escursionistica lungo le balze sud. Evidenti i gradini intagliati nella roccia ai tempi della grande guerra.

Dislivello: 1500m ca dal parcheggio. Tempistiche: dalle 3 alle 5 ore in base al proprio allenamento. Materiale da ferrata classico al seguito.

19 pensieri riguardo “Scusi, ma non ci siamo già visti?

  1. Pur non conoscendoci, leggendo ciò che scrive, la sento vicina e vicini siamo visto che la passione che ci accomuna è la medesima…probabilmente vagando per le Giulie e le Carniche chissà quante volte ci saremo incontrati, ma spero e mi auguro di incontrarci prossimamente magari in zona Jof e bevendoci una birra al Pellarini scambiare due chiacchiere sulla Via suddetta…complimenti sinceri per le parole usate e per le emozioni che mi hanno suscitato… Mandi a presto, Antonio

      1. Io credo di esser su due settimane a cavallo di ferragosto magari quando sono a Malborghetto ci sentiamo e facciamo un bel giretto insieme 😉 e naturalmente birra d’alta quota meritata a fine gornata

      2. Ti anticipo che probabilmente sarò al rifugio Pellarini la sera del 12 agosto per la presentazione del mio progetto editoriale, farò delle proiezioni e parlerò delle mie terre alte. Se ci fossi – ovviamente – sarà un piacere conoscerti!

  2. Mi commuovo guardando con i tuoi occhi la cima che hai raccontato. Salendo sul Nabois è proprio così: lo Jof Fuart ti accompagna guardandoti dall’alto e ti attrae con i suoi camini e la sua roccia intrigante. Quando arrivi in cima è ancora lì: incombente ed estremamente bello.
    Grazie Omar!

  3. Wow…. Quasi quasi abortisco la ferrata a passo pramollo X andare a trovare il vecchio dalla faccia rugosa, magari anche io troverò pace, stendendosi a terra e facendo volare i pensieri in alto oltre la sua cima, oltre le nuvole.. Un racconto che regala serenità. Grazie Omar

    1. Vecchi rugosi e signore raggrinzite sono ovunque qua da noi, abbiamo la fortuna di abitare nel posto giusto.. Quindi anche a Pramollo troverai con chi confrontarti, di sicuro però non ci sarà la solitudine che ho trovato io lassù..

  4. Carissimo Omar.. domani salvò imprevisti seguirò questo percorso. Ogni volta che rileggo questo post nel blog mi vengono i brividi e l’attrazione per questa cima aumenta a dismisura. Se Dio vorrà è giunta l’ora per realizzare questo mio desiderio. Vengo presto a trovarti al Dega. Un abbraccio grande

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