Lo spirito del bosco

Frino, lo spirito del bosco, è il padrone di queste montagne ed assieme ai suoi abitanti, i Fornetti (Fornets) ce la sta mettendo tutta per far tornare a splendere queste foreste dopo il passaggio del drago. In quella notte di ottobre del 2020 arrivò una devastazione mai vista prima, dal cielo, con una furia che fu in grado di spezzare i grossi tronchi degli alberi più antichi, di devastare i versanti ammalorandoli in uno scompiglio che ancora oggi è ben visibile. Ma grazie a Frino ed ai suoi instancabili aiutanti, qualcosa si sta muovendo, piano piano, nel sottobosco. Stanno ritornando i suoni armoniosi della natura, si rivedono i colori persi, si respirano nuovamente i profumi del bosco e le piante abbattute stanno lasciando spazio a quelle nuove. Le ferite si stanno lentamente chiudendo. Ci vorrà ancora molto tempo, ma le risate dei numerosi bambini lungo questo breve percorso aiuteranno di sicuro lo spirito benevolo delle montagne a compiere questo piccolo grande miracolo che tutti auspichiamo.

I giganti di legno e le altre realizzazioni potete vederle sullo schermo dello smartphone o sul PC, ma non sarà mai come viverle in mezzo al bosco assieme ai vostri piccoli… Quindi mettete in preventivo una visita a questo percorso, se non altro come premio a chi ha il coraggio di pensare ad un turismo alternativo e veramente “green”!


Informazioni utili: inaugurato nell’agosto del 2022, il percorso dello “Spirito del bosco” risulta un interessante connubio tra la felice intuizione del comune di Forni Avoltri e le maestranze impegnate. Le idee dell’architetto progettista del percorso sono state realizzate con grande maestria utilizzando materiale recuperato in loco dagli schianti di Vaia e le varie piazzole sono visitabili lungo un percorso di circa 2 km (sola andata) e un centinaio di metri di dislivello percorribile in circa 1.30h.

Si può accedere al percorso dal cimitero di Forni Avoltri dove c’è un piccolo parcheggio dal quale si mantiene la direttiva principale (laterale che si stacca sulla sinistra in corrispondenza del tornante sulla strada che sale a Collina da Forni), oppure da Pierabech dove nei pressi dello stabilimento della Goccia di Carnia il sentiero CAI 141 scende al torrente Degano e, oltrepassato un piccolo ponte di legno, giunge nei pressi del cartello principale del percorso. Allo stato attuale il fondo è percorribile anche dai passeggini trekking e quindi è un’ottima proposta per tutta la famiglia. Nei pressi del tracciato merita una divagazione la Forra del Rio Bordaglia, monumento naturale di assoluta bellezza.


Ed infine un pensiero personale sulle tendenze turistiche che ultimamente, pare, stiano imperversando nella nostra regione. Opere che vanno in direzione totalmente contraria a quanto “Frino e i Fornets” rappresentano. Penso alle nuove piste per lo sci alpino che si vogliono realizzare a quote semplicemente ridicole, o di quelle che vogliono attraversare versanti prativi esposti totalmente a meridione. Della cementificazione di luoghi che sono stati punto di riferimento per bellezza e pace e che, nell’ottica di una maggior frequentazione, perderanno queste peculiarità uniformandosi a tutti quei territori devastati che nulla hanno più da offrire a turisti che si stanno dimostrando attenti alla salvaguardia di posti così incontaminati.

Come ad esempio quello che si vuole realizzare sul Varmost, dove si prevede la costruzione di un rifugio sul M. Simon e lo sventramento del versante meridionale con una pista inutile che tutto sarebbe tranne che integrata nel contesto di quelle cime. Perché non pensare che con risorse infinitamente minori si può vivere di turismo comunque? Frino e i suoi lo dimostrano. Così come il Wild Trek in Val Saisera o il monte Dobrasch a due passi dal confine di Tarvisio. Ci vuole intelligenza, fantasia, un pò di spregiudicatezza e tanto amore per questi luoghi.

Sul Simon, balcone d’eccezione verso le Dolomiti Friulane, perché non creare un anello di cresta per i ciaspolatori rendendolo accessibile ai pedoni tramite gli impianti già presenti? Perché al posto di un rifugio che sarebbe di difficilissima gestione (parlo per esperienza personale) nonché un obbrobrio estetico non si può mettere un’aquila realizzata con il materiale di recupero di Vaia. Simbolo del parco delle Dolomiti Friulane, una sentinella alata in grado di attirare centinaia di persone, senza distruggere nulla, a spesa quasi zero e in grado di fare aprire gli occhi su quello che lassù circonda questi territori così fragili?

Domande e dubbi che spero colgano quelli che hanno il potere di decidere la sorte delle nostre amate, ed uniche, montagne.

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