Nel cuore della montagna, la guerra che non si vede

La montagna custodisce spesso ciò che non si lascia vedere. A volte, appena sotto i nostri piedi, si nascondono storie, ambienti e tracce di un passato che credevamo ormai lontano.

Cunicoli, corridoi scavati nella roccia, postazioni per le armi, feritoie rivolte verso la valle. Opere costruite in silenzio, spesso lontano dagli occhi, quando l’Europa si preparava a vivere uno dei periodi più drammatici della sua storia.

È negli anni Trenta che prende forma il Vallo Alpino, un articolato sistema difensivo voluto dal Regno d’Italia per proteggere i confini settentrionali. Una linea fortificata che avrebbe dovuto estendersi lungo l’intero arco alpino, attraverso migliaia di opere di diversa dimensione e funzione. In Carnia queste strutture seguono le valli, si insinuano nei versanti e trovano nella montagna stessa il loro principale elemento di difesa.

Poi la storia cambia direzione.

La guerra arriva davvero, ma non nel modo per cui quelle opere erano state pensate. Molte rimangono incomplete, altre vengono utilizzate, abbandonate, riadattate. Con il passare dei decenni la vegetazione torna a impossessarsi degli ingressi e la memoria di quelle strutture lentamente si affievolisce.

Eppure sono ancora lì.

Testimoni muti di una grande storia del Novecento, custodiscono una memoria fatta non soltanto di guerre e strategie militari, ma anche di uomini, lavoro, paure, attese e di un’epoca nella quale la montagna veniva considerata anche come una gigantesca barriera naturale da fortificare.

Oggi molte di queste opere sono difficili da raggiungere, non visitabili oppure accessibili soltanto a chi possiede specifiche competenze tecniche e speleologiche. Entrare in una fortificazione non significa infatti semplicemente attraversare una porta: significa muoversi in ambienti sotterranei spesso bui, angusti e articolati, dove orientamento e sicurezza diventano fondamentali.

Le due opere del Vallo Alpino di Invillino sono invece visitabili.

È proprio qui che propongo un viaggio nella montagna nascosta, accompagnando i visitatori alla scoperta di ciò che si cela dietro gli ingressi di queste fortificazioni: ambienti sotterranei, postazioni e particolari che permettono di leggere, attraverso le tracce ancora presenti, una pagina importante della storia del nostro territorio.

Le visite si svolgono con cadenza fissa, l’ultimo sabato di ogni mese, e sono condotte da me, per unire alla visita delle opere anche il racconto del territorio e del contesto storico nel quale furono realizzate.

Perché a volte, per conoscere davvero una montagna, bisogna smettere per un momento di guardare verso le cime.

E iniziare a guardare dentro.

INFO UTILI:

Le visite sono calendarizzate ogni ultimo sabato del mese, con orari 9.30 e 14.30, per una durata di circa 3 ore.

L’escursione storica ci permetterà di esplorare l’opera 2 dello Sbarramento Invillino Ovest e l’opera 3, collegate all’esterno da un percorso su strade bianche e sentieri.

I fortini risultano illuminati e ben percorribili, è comunque richiesto un buon stato di salute e l’assenza di claustrofobia (gli spazi interni non sono mai angusti ma in persone sensibili potrebbero creare disagio).

Per informazioni o prenotazioni personalizzate (visite effettuabili con un minimo di 3 persone su richiesta) è possibile inviare un messaggio WhatsApp al 349-4664679.

Le Iniziative sono svolte in collaborazione con A.R.A.J di Villa Santina.

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