Traversata carnica

TRAVERSATA CARNICA: percorso in quota che in circa 15 giorni (questi i tempi di percorrenza previsti dalle guide dedicate) prevede per chi lo percorre l’attraversata di tutta la catena principale delle Alpi Carniche, dal loro geografico inizio a S. Candido in Val Pusteria per arrivare al confine con le Alpi Giulie, a Tarvisio. Il percorso si snoda quasi sempre sul confine italo- austriaco e si affida ai numerosi rifugi presenti sul tragitto per le soste. Risulta molto affascinante, vuoi per la primordiale bellezza della natura, che in varie tratte non è antropizzata, vuoi per i punti di interesse storico che si incontrano in particolare riferiti al primo conflitto mondiale. Non si attraversano mai paesi o frazioni ( e anche questo ha un suo fascino) ma in parecchi punti è possibile abbandonare il percorso in caso di necessità e scendere velocemente a fondovalle.In linea d’aria è lunga 108 km circa ma sul terreno i km percorsi potrebbero aggirarsi tranquillamentr intorno ai 180. Scorci splendidi, boschi rigogliosi, ruscelli freschi, animali selvatici, uno spettacolo! Chi è in grado di “perdersi” emozionalmente in queste cose è meglio che la metta nei progetti delle prossime vacanze!

Dai miei diari

Era nel mio pensiero già da quando Gigi l’aveva percorsa con altri amici, la mitica “traversata carnica”. I promotori siamo stati io e il Pelle, poi, con la regola del 50%, si sono aggregati alla fine solo Tizi e Jeppe.

La data di partenza inziale, il 3 agosto, vede un rinvio per le pessime condizioni atmosferiche. Si parte il 4. Alle 6 di mattina passo a prendere tutti con la mia macchina, compreso mio padre Valter solito autista in queste occasioni, e alle 8.30 siamo sulla cabina che porta al M.te Elmo. La traversata partirebbe da S. Candido ma il giorno perso per il maltempo ha cambiato l’iniziale tabella di marcia.

Chiediamo informazioni meteorologiche ai crucchi ma non ci danno alcun conforto; effettivamente  all’arrivo in cima pioviggina.

Si può partire, il morale è alto e il passo è spinto sulla strada che taglia tutto il m.te Elmo in diagonale; qualche foto e comincia a nevicare, e a soffiare vento di tempesta, insomma una ghiacciaia… I primi di agosto!

i 4 dell’Ave Maria alla partenza

Il salto nel tempo, con ritorno all’inverno trascorso, si completa nello spazio che ci divide dal primo rifugio del tragitto. Qua è proprio inverno e troviamo gli abitanti cornuti degli alpeggi piuttosto incartapecoriti dal freddo, in questo caso una mucca.

La mucca di fruttolo fuori dal frigorifero

E’ tutto bianco intorno e perfino le vacche si sono messe sotto vento per ripararsi. Nel rifugio mangiamo cioccolato e abbozziamo una conversazione in tedesco con dei trekkers, quanto basta per capire che anche loro vogliono dormire al Obstannersee Hutte. Dobbiamo fregarli e arrivare prima di loro visto che non abbiamo prenotato. Guido io la comitiva. Ora è tutto un susseguirsi di creste e forcelle, sentieri ingombri di neve fresca, si scivola alla grande.

Si sale e si scende immersi in splendidi paesaggi, creste, laghetti e resti della grande guerra. Alle 13 siamo in vista del rifugio di arrivo.

A sella dei Frugnoni valutiamo il da farsi, vorremmo arrivare al bivacco A.Piva prima di sera unendo così 3 tappe in un giorno.

Il percorso in cresta per il Cavallino si rivela inagibile per la neve, decidiamo allora una strada alternativa per il passo Silvella e alcune malghe che si intravedono. Il percorso in verità è ben più lungo del previsto; oltrepassiamo 2 malghe al Pian del formaggio e verso le 17, un pò cotti, pensiamo di arrivare al Rif. Cavallino o almeno così è segnato sulla carta Tabacco… Il famoso Rif. Cavallino… In realtà è un rudere! In questa malga non c’è nessuno, tutto è aperto, persino una panda 4×4 parcheggiata con chiave nel quadro e porta aperta che qualche fungaiolo ha lasciato lì incustodita confidando nella solitudine del luogo. Siamo indecisi sul da farsi, aspettiamo 15 minuti prima di ripartire. Poco dopo arriverà il vecchietto proprietario dell’auto, chiediamo info ma le risposte sono vaghe e la nostra rassegnazione cresce pensando già al bivacco forzato sotto un abete, o nei locali dove dormono le vacche. Per arrivare a Malga Melin ci mettiamo un’altra oretta di cammino nei boschi.

Si sentono voci di donna, incredibile! E’ gestita!!

Arriviamo alla malga e chiediamo ad una minuta signora cordiale vestita di pile e sandali aperti (non fa per niente caldo) se dispone di 4 posti per il pernottamento, anche sul pavimento! “Chiaramente si” risponde lei, e quando le riferiamo il percorso fatto oggi strabuzza gli occhi e sta a guardarci come fossimo extra terrestri. Per un buon minuto resta muta, alla fine se ne esce con ” ma l’avete percorsa in bici??!”

La sera passa tranquilla con il Pelle che fa da cuoco all’aperto con il suo fornello  “super mega turbo” e ci prepara un risotto agli spinaci, poi wuerstel, formaggio e salame.. Un gattino allieta la cena mentre le simpaticissime figlie della signora, uscite dalla stalla con scarponi ai piedi e tute da meccanico, si sono tirate a lucido per andare alla festa del paese nel fondovalle.. Una c’ha lo scialle sulle spalle, sembra uscita da un’altra epoca! Il Pelle resta estasiato e ne parlerà a lungo poi..

La sera il Pelle studia per non so quale esame (nello zaino, già pesante di suo, ha trovato lo spazio anche per i testi universitari). Riusciamo a farci una doccia, una partita a carte e verso le 22.30 siamo a nanna! (18 € in tutto).

Primo giorno = 10 ore camminata

Il giorno seguente risveglio di buon’ora attorno alle 6 con ottima colazione assicurata dalla genuina gestione alpestre a suon di veri prodotti di malga: latte appena munto e burro indimenticabile!

Partiamo alla volta del passo Palombino, in un’ora siamo lì, foto di rito e in un’altra oretta arriviamo a scollinare sotto il M. Palombino a quota 23oo circa.

Al passo, verso la Val Visdende

Cominciamo un’estenuante discesa per una valletta senza sentiero con qualche misero bollo rosso che appare a volte sui sassi.

Il Pelle accusa dolori forti al ginocchio; arrivare alla strada delle malghe è un’eternità. Sulla camionabile, che unisce in quota tutte le malghe superiori della Val Visdende, l’andatura sale e si cammina svelti. In salita e in piano Andrea non ha problemi ma appena il percorso scende cominciano gli atroci dolori. Verso le 13 sostiamo per il rifornimento carburante presso Casera Manzon.. Altro che agriturismo, per trovare una malga dove bere qualcosa toccherà aspettare di arrivare ad Antola, quota 1800, dove faccio mettere il ginocchio sofferente dell’amico zoppo dentro una vasca di acqua ghiacciata.

La scritta sulla vasca d’acqua recita “Dai un calcio al Mondo e vieni quassù!” 🙂

A Malga Antola

Ormai è cadavere e ci manca ancora una bella discesa per arrivare alle sorgenti del Piave.

Gamba di legno procede fino al torrente Oregone con la forza della diperazione e risale fino alle sorgenti del Piave in preda a fitte mostruose al ginocchio.

Siamo tutti stanchi.

Pelle ci lascia, viene a farsi recuperare da suo Zio.. Cala la tristezza nel gruppo. Restituisco lui il libro di elettrotecnica da 1kg che  ho portato a spasso per la Val Visdende per alleggerirlo. Dopo un’addio annacquato da parecchia birra al rifugio, “cibati” ripartiamo per l’ultima ascesa della giornata che ci porta a raggiungere il Rif. Calvi sotto al Peralba. Fame micidiale.

Sono le 19 trascorse da un pò; fuori fa parecchio freddo, poca gente chiassosa e stupida in rifugio. (40  euro in tutto).

2° giorno = Durata 12 ore

Il terzo giorno comincia con l’ascesa al P.sso Sesis e la successiva discesa della Valle di Fleons. Ci lasciamo alle spalle finalmente la Val Visdende e il Monte Rinaldo portatori di sventura.. Oggi il passo è molto rilassato, è una tappa “corta”. A Fleons facciamo pausa. In discesa mi danno fastidio le ginocchia e le piante dei piedi, si tiene duro e si prosegue. Casera Sissanis, Quota Pascoli, Passo Giramondo; la discesa da quest’ultimo è dolorosa e interminabile.

Al Giramondo

Anche Jeppe comincia ad avere forti dolori, soprattutto nella salita alla conca del Lago di Volaia.

Al passo troviamo Gigi con Sbriz e morosa; ci aspettano da circa un’ora. Fabio capisce subito la situazione e mi consiglia di lasciar perdere, non per me, ma per gli amici che vede molto male. Al Lambertenghi beviamo un the caldo e prendiamo qualche pastigione.

Jeppe sconfortato ci abbandona consigliato fortemente dal sottoscritto.

Jeppe sconsolato sta per abbandonarci

Siamo rimasti in 2. Superiamo lo Spinotti in tranquillità e arriviamo contenti al Rif. Marinelli con una brezza fresca e sotto un cielo costellato di piccole nuvole, meraviglioso.

Arrivo al Marinelli

Al rifugio c’è la solita matta, Caterina. Una doccia terminata a metà ci costa 6 euri e uscire dalla cabina è tremendo per il freddo! Il resto della sera trascorre tranquillo, con un’ottima cena abbondante e una dormita finalmente da signori nei locali messi a nuovo. (32 euro in tutto).

3° giorno = 9 ore di camminata

Al quarto giorno, dopo la colazione, scendiamo al Passo di M.te Croce Carnico. C’è un forte vento freddo e partiamo dal rifugio intabarrati nelle giacche a vento che vengono però relegate negli zaini già a casera Plotta. In un’ora e trenta siamo al passo dove per 10 minuti riassaporiamo la civiltà. Leggiamo un quotidiano al bar.. Niente di nuovo tranne la guerra tra Israele e Libano.Mah! Meglio tornare sui monti! Dopo aver fatto ossigenare i piedi ripartiamo sul sentiero per il Pal Piccolo e notiamo gradevolmente che la gamba ancora gira bene, il “passo Pelle” ancora domina! Secondo le previsioni siamo in cima in 1.30h e cominciamo il traverso verso il passo Cavallo e la casera Pal Piccolo. Nei pressi di una trincea ci fermiamo a mangiare; con sorpresa notiamo che la pancetta che Jeppe ci ha donato è scaduta da circa 1 mese.. A queste quote non facciamo tanto i difficili e dopo 5 minuti la stessa è già in un succulento panino. Si riparte..

Passiamo la casera Pal Grande e la salita al Passo Avostanis è una fatica tremenda per la stanchezza e per le folate di vento gelido che quasi ci butta a terra..solo dei grossi mirtilli ci consolano un pò.

La discesa dall’Avostanis

Al riparo, arrivati sul versante meridionale, ci fermiamo in un fortino sotto alla cima Avostanis e vado in esplorazione per qualche metro nella semioscurità. A terra è tutto un acquitrino, pozze profonde anche 50cm, meglio riuscire alla luce.

La discesa verso la malga Pramosio è tranquilla, incontriamo un gruppo di Claut che subito salutiamo. Alla malga bassa ci sono solo 3 turisti; prendiamo posto in camera e ci facciamo una doccia. La sera viene a trovarmi Elisa con tutta la famiglia e giochiamo per oltre 2 ore a carte. Per me e i miei vecchi cellulari “no problem” nelle comunicazioni telefoniche mentre Tizi con il suo cellulare nuovo di ultima generazione non riesce a parlare con il fondovalle.. gli presto i miei catorci e lo faccio felice.

4° giorno = 8 ore di camminata

La serata, nel letto, i discorsi cadono sul da farsi dei giorni a venire. A Tarvisio mancherebbero circa 3 tappe, siamo sconfortati per essere rimasti solo in 2. In cuor mio io finirei quest’avventura anche da solo, ma decidiamo di fermarci arrivando al Cason di Lanza.

Comincia l’ultimo giorno davanti a noi.

La salita alla sella Cercevesa  ci fa lasciare alle spalle la valle del But per entrare in quella del Chiarzò. In sella riesco a contattare Jeppe e a concordare un “servizio taxi” per il rientro a Tolmezzo alla fine della tappa.

Com’era stata concepita e cioè con ancora 2 tappe per l’arrivo a Tarvisio, l’avrei vista dura a finirla in 2. C’è da tenere conto più che della fatica muscolare, quella delle giunture e dei piedi non tanto a livello di vesciche ma di pianta del piede.

Risulta comunque un’esperienza bellissima, che sa rimettere in pace se stessi con il Mondo; il tempo di pensare è davvero tanto, la testa si rimette a nuovo. Peccato per le perdite umane (Jeppe e Pelle) ma i problemi incorsi non erano decisamente risolvibili: si saprà in seguito  che Jeppe presentava una pubalgia cronica e Pelle pizzicamento del menisco.

Omarut, Tiziano, Pelle e Jeppe dal 4 al 8 agosto 2006

Informazioni utili sulla traversata, per chi volesse percorrerla, sono reperibili a http://www.traversatacarnica.it/it/mountains/percorsi-main.html

9 pensieri riguardo “Traversata carnica

  1. leggendo il vostro racconto mi avete fatto rivivere la MIA traversata carnica fatta in 5 giorni ad agosto nel 2009 sotto la pioggia e l’ultimo giorno a Tarvisio emergenza alluvione….Comunque siete stati bravi…la Montagna ascolta chi li ama…
    Ciao dalle mie montagne di Paularo

    Saky

    1. ciao ho letto il tuo commento, questa estate vorrei fare anch’io la traversata carnica. Avrei bisogno di qualche dettaglio su come farla in 5 giorni. Se hai dei dati sui tempi, pernottamenti …… Grazie per l’aiuto

  2. io e la mia amica abbiamo programmato la traversata tra fine giugno e primi di luglio….in seguito racconterò la nostra avventura.

  3. ciao! io e i miei compagni di merende stiamo progettando la mitica Traversata Carnica di 15 giorni. In rete trovo alcune informazioni frammentate e voglio capire cosa veramente devo fare.

    Sul sito traversatacarnica.it ci sono segnati 5 trappe: da san candido al rifugio marinelli, ma mi sembra che quest’ultimo rifugio sia molto distante dalla zona di Tarvisio. Voglio capire se è un adattamento dell’originale traversata e se è un percorso effettivamente da 15 giorni o da meno.

    Tu che cartine o mappe hai preso come riferimento? Ho cercato in rete ma su questa traversata non ci sono delle mappe dettagliate da portarsi appresso! Senza contare che il libro di Ettore Tomasi è fuori stampa e introvabile e l’ultimo che è uscito, quello di Paola Romanin, non si capisce dove lo si possa comprare 😀

    Insomma devo ricostruire dettaglio nel dettaglio questo bellissimo itinerario altrimenti penso che potremmo morire!

    1. Ciao! A dire il vero sulle carte Tabacco (a cui devi fare riferimento) se non erro, e verificherò andando ora a memoria, la traversata Carnica è segnalata con scritta rossa ed apposita dicitura. La traversata parte ufficialmente da S. Candido (centro paese) e cavalca tutta la dorsale del Monte Elmo per scendere poi in Val Visdende – Peralba – etc etc. . Non si ferma al rif. Marinelli bensì a Tarvisio con altre tappe. All’origine confermo che erano previsti 15gg per percorrerla ma le cose sono cambiate con gli anni e almeno tu non sia un escursionista mooolto tranquillo puoi arrivare ad unire anche 3/4 tappe in una senza eccessive galoppate. Più o meno dal Marinelli comunque le fermate sono a Malga Pramosio, Cason di Lanza/Pramollo, Malga all’addiaccio di cui non ricordo il nome sulla dorsale verso il Poludnig, Rif. Nordio (ora bruciato).. Malga Acomizza e discesa in Val Bartolo verso Tarvisio. La parte che da Pramollo va a Tarvisio è la meno battuta e segnalata, ci vuole un pò di spirito di adattamento e capacità di orientamento perchè alcuni tratti sono decisamente ostici non essendo, come nella restante parte di percorso, la “ovvia” displuviale da seguire… Spero di averti aiutato! Il libro della Romanin non l’ho letto ma so che lei l’ha fatta correndo per cui le tempistiche potrebbero essere molto diverse così come la logistica di un normale escursionista. Comunque è da fare assolutamente!

      1. Ti avviso eh, spenderai più di carte Tabacco che di pernottamenti in rifugio! Comunque sono i numeri 10, 17, 01, 09,18 e 19.. Per me alcune sono inutili, in particolare la 17 ma se non sei della zona fatti la collezione completa. Importanti invece le ultime 2, come ti dicevo è il tratto più ostico per l’orientamento! buona traversata allora 😉

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