La via del “Colatoio Nero” alla cima Ovest del Brentoni

19.07.2015

L’anticiclone più caldo degli ultimi decenni sta cuocendo la Carnia. Nel letto sudo; madido di sudore ci si mettono pure le zanzare a irrompere in queste ore insonni passate a guardare il soffitto e sperare in un alito di vento che mai arriverà.

Alle 5.50 suona la sveglia, mi alzo in una condizione di semicoscenza, totalmente distrutto. Lo stato migliore per affrontare un’arrampicata in montagna.. Per fortuna s’è deciso di andare a Nord, in Austria, una via dal rapido avvicinamento, ben protetta a spit, insomma ce la farò anche senza il riposo notturno.

Mastico queste considerazioni che paiono annebbiate idee nel mio cervello mentre rimonto per prati assolati ed ancora umidi dalla notte verso la mole del M. Brentoni. Non sono in Austria, non sarà una via a Nord e anche l’avvicinamento non sarà rapido. Vai a capire perchè stamane ho girato le pagine della guida e proposto a Manuel il Brentoni anzichè la Creta di Aip. La mia curiosità batte tutto e trova terreno fertile nella persona dell’amico che ha salito quasi tutto qua in giro e per lui andare di qua o di là è più o meno lo stesso. Così s’ha da fare per vivere bene quei 4 giorni che son previsti per noi su questa terra.

Il Brentoni m’ha sempre affascinato, una cima lontana dalle masse, geograficamente posta al confine di tutto, della Carnia, del Cadore, delle Dolomiti, delle Carniche. La sua mole non passa inosservata dalla strada di Casera Razzo, me la ricordo in veste invernale stagliare le sue pareti di roccia e ghiaccio sopra il cielo prugna di quei giorni di freddo quando da ste parti la neve sotterra letteralmente tutto.

La mole del Brentoni Ovest
La mole del Brentoni Ovest

Oggi i 18° dell’alta quota contrastano con il caldo umido del fondovalle e l’avvicinamento all’attacco della parete prescelta scorre via tra aneddoti divertenti e silenzi carichi di aspettative. Mi vien attribuito di  avere “il passo lungo” nonostante abbia un ginocchio che fa le bizze.

Avvicinandosi alla meta il Brentoni si presenta come un bersaglio grigio, a metà parete la natura ha disegnato una X perfetta, frutto di cenge ben architettate e pareti compatte.

La nostra via, “colatoio nero”, parte sul primo tratto del percorso che sul lato Sud porta alla cima, versante ancora parzialmente in ombra. Uno sguardo alla guida e capiamo che siamo sotto alla direttiva della prima lunghezza, poi a destra o sinistra pare uguale.

Soliti preparativi e parto io salendo rocce articolare, compatte e dalla bassa inclinazione. Salgo veloce, il terreno non oppone grosse difficoltà, raddrizza un attimo verso la sosta che rinvengo sopra un piccolo pulpito grigio. La piastrina porta un anello di corda liso e scolorito dotato anche di anello di calata… Ma chi si calerebbe suquesto cordino? io no di sicuro!

Mentre recupero Manuel mi studio il secondo tiro che parte verticalmente sopra alla mia posizione. Il colatoio nero che da il nome alla via è questo, la roccia pare ottima, scura e lavorata, però completamente verticale.

E’ con qualche vuoto allo stomaco che assisto alla progressione dell’amico sul 5°, ci sono vari spit per assicurarsi anche se lui in un paio di punti non li vede e procede oltre canticchiando l’opera lirica. Dopo 30m di parete scompare uscendo dal mio campo visivo, capisco dalla velocità con cui la corda mi scorre tra le mani che sopra il terreno è più facile.

Comunicazioni interrote, come quasi sempre nelle arrampicate in montagna. Dopo 10 minuti di urli tentati capisco comunque che è il mio turno e comincio il tiro chiave. Buchetti, tacche, una roccia fantastica. I movimenti non sono mai di forza bruta e scalo godendomi ogni passaggio.. Me la rido pensando che s’è beccato lui il tiro chiave. Una delle 2 mezze corde c’ha un lasco di 2 metri e mi intralcia, più difficile quasi non inciamparmi ed avvilupparmi al cavo giallo che procedere sul 5° di Cipriani.

5° al dente.

Esco dalla verticalità nuovamente al sole, il mio amico è andato oltre la sosta prevista e mi sta assicurando su uno spuntone.

Viste le scarse difficoltà procedo velocemente io senza troppi convenevoli diretto alla terza sosta che la guida riporta come “di difficile individuazione”.. Nemmeno il mio occhio allenato la scova, stranamente, per cui son  costretto ad attrezzare una sosta con i chiodi e il martello che penzolano dietro al mio imbrago.. Le fessure paiono tutte cieche ma alla fine 2 chiodini li piazzo e recupero Manuel in sicurezza.

Decidiamo di deviare la quarta lunghezza verso sinistra per raggiungere meglio l’attacco del 5° tiro. Sopra il grosso masso incastrato l’amico devia e capisco il procedere per i sassi che, ruzzolando, passano sempre più alla mia sinistra.

Le prime 2 lunghezze dalla normale Sud
Le prime 2 lunghezze dalla normale Sud

 

Sul 5° della seconda lunghezza
Sul 5° della seconda lunghezza
Terza sosta
Terza sosta
terza lunghezza
terza lunghezza

Recuperato dall’alto salgo anche io, tiro semplice di terzo con zone piuttosto smosse. Ha ricavato la sosta su uno dei numerosi spuntoni.

Ora la via risale la parete soprastante, sulla sinitra, dove la fascia di strapiombi perde la sua cattiveria e lascia passare indenni senza troppi patemi. Qualche passaggio di 3°+, un paio di frends per assicurarsi e decido di sostare su un altro spuntone sotto a degli strapiombi gialli. Da un pò non si vedono le attrezzature originali della via.

Siamo su una cengia in aperta parete che va restringendosi in alto verso destra, il tiro successivo passa di lì. Manuel fa filare 50m di corda senza esitazione e si ferma su un altro spuntone dove la cengia si restringe e torna ad essere fessura.

Nell’alternanza delle manovre scalo quello che si rivelerà l’ultima lunghezza della via. Sopra allo spuntone una parete compatta offre poche increspature per proteggersi a dovere ma un frend riesco a piazzarlo. Guadagno verso destra la vista di quello che mi aspetta e una placca compatta e senza possibilità di protezione “sbarra” la strada verso la spalla destra dove immagino che la via abbia termine. Con movenze da bradipo ed equilibrismi, i pensieri si dividono tra il vuoto sotto le scarpe e la sosta che si delinea in alto.. Cordone su 2 spit preceduta da placca liscia. Son già una quindicina di metri oltre l’ultima protezione, valuto conveniente proseguire in traverso sulla placca, più facile della salita diretta in sosta. Poco oltre le difficoltà crollano e mi trovo a recuperare Manuel su di uno spuntone dove passa la via normale da Sud. La via è terminata, salendo ho pensato in diversi momenti a Sergio Liessi che nel settembre del 2007 aprì la via assieme a Cipriani. Mancato un paio d’anni fa, me lo ricordo a Illegio mentre ci accoglieva al rientro della via “Sudo ma godo” con le parole ” I veis sudaat ma entje goduut”. Lo pervadeva un entusiasmo che andrebbe insegnato a parecchi giovani di oggi.

Sotto al masso incastrato, inizio quarta lunghezza
Sotto al masso incastrato, inizio quarta lunghezza
Sul 5° tiro
Sul 5° tiro
La cengia della quinta lunghezza
La cengia della quinta lunghezza
Ultima lunghezza
Ultima lunghezza
Manuel sulla settima lunghezza
Manuel sulla settima lunghezza

Guadagnamo la cima, le nuvole vanno coprendo i panorami e le cime delle Dolomiti, si sta da Dio.

Guadagnare la cima di una nuova montagna arrampicando è il massimo.

La discesa ci porterà via 1.45h, dapprima lungo la normale Ovest per un largo canale detritico e quindi i nuovi cavi di una ferrata.. Sentieri di ghiaie e massi, prati di stelle alpine, larici e profumi d’alpe.

Cima!
Cima!

Grazie Manuel.

INFO UTILI: La cima Ovest del Brentoni è raggiungibile dalla sella di Ciampigotto tra la Val Pesarina e il Cadore (Casera Razzo) parcheggiando poco sotto la displuviale in un piccolo spiazzo di ghiaie. Da lì il sentiero 332 porta all’attacco della via in circa 1.20h.

La via del “colatoio nero” è stata aperta dalla cordata Liessi-Cipriani nel 2007. Realizzata come da nostra ripetizione presenta 7 lunghezze, 250m di dislivello per 350m di sviluppo circa.

Difficoltà e lunghezze: 1L-3° per 50m, 2L-5° per 55m, 3L-3°/4° 55m, 4L 3°+ per 50m, 5L-3°+ per 55m, 6L- 2°/3° per 50m, 7L-4° per 40m.

La lunghezza più impegnativa è la seconda, quinto grado con protezioni presenti ed eventualmente poco integrabili. Presente la prima sosta e la seconda originaria, le altre attrezzature segnalate non sono state rinvenute.

Portare frend e dadi, utili anche i chiodi.

La discesa avviene lungo la normale da Ovest, attrezzata nei tratti più ostici con cordino d’acciaio e passaggi di 1°/2°. 2 ore dalla cima.

2202508

 

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