Quel “sudato” canale dello Jalovec

Ho capito oramai, sarà che gli anni galoppano velocemente verso gli “anta”, che in montagna il detto “ogni lasciata è persa” non sempre è del tutto vero.

Ci sto pensando oggi mentre oltrepasso il grosso gendarme che funge da forca caudina, all’inizio del budello che risale la costola Nord Est al di sotto delle pareti dello Jalovec.

Ricordo ancora quella giornata di nebbia e freddo, di condizioni fisiche precarie, in cui dovetti abbandonare gli amici e l’idea di risalirlo, il canale Kugy, rintanandomi per malessere in una provvidenziale nicchia nelle rocce di sinistra, in attesa del ritorno della mia compagnia.  Ci stetti almeno un’ora ed ebbi tempo di convincermi che qua ci sarei tornato, prima o poi. Ne seguì una mesta ritirata verso valle.

Oggi sono nuovamente qui e quasi senza rendermene conto sto onorando quella promessa fatta a me stesso almeno 10 anni fa; non cerco rivincita ma scoperta di quello che non fui in grado di vedere quel giorno. Il canale è una linea diritta che punta al cielo.

 

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Lo stretto canale visto dal basso
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Scorpacciata di erbetta..

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Mi sento elemento infinitesimo insieme ad altri elementi infinitesimi. Migliaia di granelli di neve prendono la via della valle trasportati da un vento cattivo che spira esattamente nella direzione opposta alla nostra marcia. La stretta gola di roccia amplifica il fenomeno e le orecchie odono rumori di solitudine, anche se Max mi segue a poche decine di metri. Si procede schiacciati da pareti austere dove scorrono piccole slavine di neve farinosa.  Qualche sciatore sta già scendendo, le curve producono pallottole di neve che prendono velocità e ci sfrecciano accanto.

Poi il vento porta lontano anche i miei pensieri.. Ritorno, chissà come, a quella giornata di neve nei pressi del Passo del S. Bernardo. L’anziana guida con cui compii la traversata dei 3 colli, il buon Giamba, ricordo mi disse “eh si vede che sei un dolomitista, a te piacciono i canali”.. Lì per lì non capii a cosa si riferisse ma poi, con il passare del tempo, ho concluso che c’aveva preso. Nei canali c’è una parte del mio essere. Stretti ed incassati, a volte cupi e profondi, protettivi quando non cerco altro che starmene da solo nel ventre della montagna.

Risaliamo faticosamente questa linea bianca, a volte mi fermo ansimante a guardare una traiettoria che sotto ai piedi porta diritta alla rilassata valle dove giace il rifugio Tamar e, più giù, alla località di Planica. Da qua sembra un fiordo norvegese, il bosco pare acqua scura da cui emergono terre bianche, cime fredde e desolate.

Ramponi ai piedi ci avviciniamo man mano alla luce che si intravede poco oltre l’uscita dal canale. La pendenza si mantiene costante attorno ai 40°, qualcosa in più prima degli assolati spazi sommitali che sorreggono le rocce meridionali dello Jalovec. Siamo rimasti soli in compagnia del vento e di chi lo domina in questi spazi di cielo che hanno riflessi dell’indaco. L’immancabile gracchio volteggia sopra la forcella che decidiamo essere la nostra meta odierna prima della discesa di questo sudato canale Kugy.

La ciora, come la chiamiamo in dialetto, mi strappa un sorriso pensando ad altre storie..

Siamo in discesa. L’accesso al canale sembra un enorme imbuto scuro dove caliamo anche noi verso un fondo che già conosciamo. Passare dagli aperti spazi superiori della montagna alla lunga strettoia tra le rocce provoca un certo sussulto all’animo ma dopo le prime curve su terreno più ripido, la magia dello sciare in questi posti prende il sopravvento e ci conduce giù fino all’uscita nei pendii inferiori.

Cerco la nicchia dove mi fermai quel giorno di 10 anni fa senza trovarla, convinto che l’importante sia conservarla nella memoria per capire che la montagna è sempre lì ad attenderci, se non sarà stavolta sarà la prossima, quella giusta.

Omarut e Max

Info utili: Parcheggio presso i trampolini di salto di Planica (in Slovenia, poco oltre il confine di Kraniska Gora provenendo da Fusine) seguire la forestale per il rif. Tamar e successivamente inoltrarsi nel retrostante bosco di faggio mirando al fondo della valle (traccia solitamente ben delineata). Mirando alle rocce basali dello Jalovec si incontrerà lo stretto canale Kugy frontalmente, impossibile sbagliarsi. Il canale va risalito nella sua interezza fino agli assolati pendii superiori dove ci si può fermare ad una forcella a quota 2367m. Discesa lungo l’itinerario di salita con pendenze di 40° (un breve tratto di 45°). Obbligatorio il casco, utili ramponi ed eventualmente la piccozza.

Dislivello 1450m , diff. O.S.A (F-E2-4.1), tempi di salita attorno alle 3.30/4 h.

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