Il mago dell’effimero

14.01.2017

sam_1807
Nella bolla di cristallo

Il freddo ha un potere fenomenale: quello di interrompere la normalità. Elementi, vite, atmosfera. Tutto si ferma.

Quando il termometro staziona sotto zero per parecchi giorni, come in questo periodo, la magia si ripete. Una magia dalle mille forme, dagli intensi colori ma un solo comune denominatore. Il silenzio.

Siamo partiti presto oggi, alla ricerca di quegli incantesimi che sono le colate di ghiaccio. Per salirne almeno una e provare quel brivido che offre innalzarsi sopra una materia che in realtà non esiste. O non dovrebbe esistere se non ci fosse questa magia.

Quando il mago forma le sue creature lo fa in silenzio, costruttore nottambulo dall’instancabile attività. E te ne rendi conto mentre ti avvicini ad una delle tante sue creazioni. Capita nel bosco, avvicinandoti al Mondo magico del freddo all’interno di un piccolo ed appartato canyon di bassa montagna. La strada è vicina, poche decine di metri si frappongono fra te e qualche macchina che passa veloce. Volgi lo sguardo verso l’alto, cammini un po’ in questa bianca distesa. Ieri ha finalmente nevicato, la prima della stagione. Non ricordavi nemmeno più com’è bella la montagna imbiancata e quanto può essere affascinante procedere senza produrre alcun suono perché i fiocchi a terra si mangiano ogni rumore. Anche quelli dei tuoi stessi passi. Solo una scia segna la tua presenza. Attorno non odi nulla, uno zero assoluto di movimenti, rumori, suoni. Pochi attimi che sembrano proiettarti altrove, all’interno di una bolla dove sei l’unico che può rendersi conto di ciò che sta accadendo.

Poco oltre attraversi un bosco cristallizzato nella stessa sfera. Abeti increduli sono stati bloccati mentre neppure s’accorgevano di pietrificarsi. I figli della magia sono milioni di cristalli lucenti ed immobili. Ti senti più vivo perché attorno a te tutto pare morto.

Alla base della colata di ghiaccio un lontano gorgoglio sotterraneo ti ricorda l’anima di ciò che stai per salire. Un’eco fluido che nella bolla pare un lontano bulicame, elemento esterno che ora non centra. Forse è una parte dell’elemento che stai per salire, quella sfuggita all’incantesimo e che piange per se stessa, bloccata in posizione verticale con i piedi legati a questa parete di roccia. Non vorrebbe che i nostri ramponi la bucassero ma sa anche che, nel giro di qualche giorno, i nostri euforici gesti non saranno nemmeno un ricordo.

Siamo nella cattedrale dell’inverno e le candele trasparenti che stanno sopra alle nostre teste sembrano le canne dell’organo principale. Lo strumento oggi suona solo per noi. Alle nostre battute di picozza e ramponi vibrano come corde di chitarra, cantano della loro voce, trasmettono l’agonia di un elemento avvezzo allo scorrere, di movimento costretto all’immobilità.

I nostri occhi si riflettono in mille sfumature di freddo. Trasparente, blu, opaco, azzurro, bianco, grigio.

Un Mondo effimero in cui entrare e lasciarsi stregare..

Omarut e Marco

Val Saisera

3 pensieri riguardo “Il mago dell’effimero

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