La Madonnina di Berto

05.10.2018

Alberto, detto Berto, era un contadino di poche parole e grossa fede.

Arruolato per scelta altrui negli alpini, da Villotta di Chions si ritrovò catapultato sulle cime delle Alpi Giulie, in quella selva di pareti e boschi dove le alte sfere degli eserciti contendenti avevano deciso di tracciare la linea del fronte. Un tratto tutt’altro che lineare ed omogeneo, spezzettato e frastagliato come le guglie calcaree che dentellano il cielo, se guardate dai paesi del Canal del Ferro.

La mattina di quel 24 ottobre regnava un’atmosfera pregna, pesante e appiccicosa. Dal cielo grossi nuvoloni bigi continuavano a vomitare gocce d’acqua che parevano di piombo.

Nella trincea di Berto, sul monte Veneziana sopra Pontebba, il silenzio era spettrale. Perfino quei pochi abeti rimasti in piedi dopo i bombardamenti parevano scheletri ossuti in cerca di un chiarore che alleggerisse la cappa di morte che aleggiava. Solo i bagliori delle granate che sbattevano sulle rocce, al di sopra delle loro teste, squarciavano l’oscurità persistente.

Niente luci in trincea, il nemico ti scorge. Su, nei prati del Brizzia sono sempre con quel dannato binocolo, pronti a spararti addosso. Come han fatto con l’intero paese di Pontebba, dannati crucchi. Non ne restano che muri abbrustoliti e calcinacci.

Da giorni circola una notizia, di quelle che fan tremare fin dentro le budella: i crucchi si stanno organizzando per un attacco in grande stile. E tu sei li, nella tua trincea, nel gelo umido di un autunno di morte a gridare Italia. C’è un puzzo acre di sudore e paura, non si parla più in trincea da ore, non c’è più niente da dire. Solo Attesa.

Berto stringe tra le mani la Madonnina del suo paese, una piccola statuina di ceramica bianca, poco più grande della cartuccia di un fucile 91. Sta sempre nella divisa, sul fondo della tasca destra. Lì ce l’hai messa alla partenza da Villotta con la promessa di riportarla sul comò della tua camera. Un patto stretto con il cielo nel distacco da casa verso la guerra, mentre le lacrime dell’arrivederci non decidevano a fermarsi.

“Ah Madonnina vedi de me, tornemo presto a casa”.

Non fai che strofinarla, baciarla e adorarla. E per qualche attimo neppure ti pare di essere li, buttato sul fango del terreno tra i muri a secco della prima linea italiana.

Poi l’urlo del capitano: “I tedeschi hanno sfondato a Caporetto! Dobbiamo ripiegare o ci taglieranno la via di fuga, fate in fretta, tutti giù. Prendete solo i fucili, presto!”

La Madonnina ti scappa di mano Berto, cade sul fango e subito viene calpestata dal tuo amico Antonio. “Lascia star quel cazo de statuina e vedi de darti una mossa che qua ci accopano tutti se no te sbrighi!”.

Scappi, scappano tutti. Correte verso l’ignoto come se in cima alla montagna ci fosse il Demonio in persona sceso per venirvi a prendere. L’inferno sai già cos’è ma può essere ancora peggio.

Una calca di uomini che si getta a capofitto nell’oblio di una fuga. Paiono granelli di sabbia dentro una clessidra, la stretta di Chiusaforte segna il tempo della sconfitta. Carri, bestie, uomini, stracci, sapore di ferro. E poi gente che grida, che piange, che singhiozza. Tu, Berto, taci e cammini in silenzio come hai sempre fatto nella vita. Un passo dopo l’altro con il volto della Madonnina impresso nei pensieri, le suppliche di salvezza come un mantra silenzioso che ti estranea dal caos in cui sei immerso.

Sono pochi kilometri, per te abituato a camminare, ma paiono eterni. S’avanza a stento, le strade sono intasate e quella dannata pioggia non accenna a smettere. Qualcuno spara, ma la battaglia è già persa.

Dicono che il Demonio sia sceso a valle, ha usato la Val Raccolana, è stato più furbo. La morte l’hai guardata in faccia parecchie volte Berto, ora ce l’hai di fronte e ti rassomiglia. Vestita del tuo stesso identico colore, solo più cupo.

 

A Villotta Berto non tornerà più. In un campo di concentramento dell’ Ungheria si spense anche l’ultima sua preghiera. Lo trovarono a terra, nell’ultimo gelo di marzo, con la mano infilata nella tasca destra.

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La guerra è una cosa orrenda. A cent’anni di distanza ho trovato questa rappresentazione sacra lì dove il soldato “Berto” ha combattuto e difeso l’Italia. Ho messo giù queste righe col pensiero che, a volte, neppure Dio può salvarci dalla nostra stupidità.

Dormi in pace Berto.

Omarut

 

 

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