Un cielo di fiori

Rimandata da troppo tempo, finalmente, viene l’occasione giusta per raggiungere il confine sloveno, superarlo e mirare alla grande montagna dei narcisi.

Di cime dai prati fioriti, dalla primavera al primo autunno, ce ne sono parecchie, tutte meritevoli d’attenzione, per carità! Tuttavia alcune svettano sulle sorelle, non solo per altezza, ma per contesti naturali che sono talmente eclatanti e surreali che paiono finti.

Vidi anni fa una foto, non ricordo se la luce bassa e calda che vi si intravedeva era quella di un’alba fresca o di un tramonto infuocato. Sull’atmosfera ambrata svettava, in primo piano, un narciso selvatico. Imperioso al centro dell’inquadratura, avvolto da centinaia di altri petali bianchi a fare da sfondo. Una meraviglia, indescrivibile. Pensai subito che fosse frutto di qualche programma fotografico, alla faccia del #nofilter! Poche ricerche, tuttavia, confermavano la presenza di una montagna dal nome musicale, al di là del confine di Fusine. Si chiamava Golica, ed era realtà.

Sarà stata una decina di anni fa, poi, si sa – la vita ci mette lo zampino e tutti gli impegni si agguerriscono quando meno servirebbe. Ma tant’è che sono arrivato al 2022 prima di mettermi in viaggio verso il monte dei narcisi. Chiamo anche l’amico Denis, che da buon artista apprezzerà di sicuro la magia di quella montagna tanto bramata.


Il maggio di quest’anno è un luglio travestito. Fa un caldo incredibile e spero tanto che i fiori sulla cima non siano già appassiti. Perchè lo spettacolo è completo solo con una buona dose di fortuna, ma internet, in questo, aiuta parecchio.

Valichiamo il confine in direzione di Jesenice, il mio modo di fare pressapochista mi guida alla cieca verso una destinazione che ho solo vagamente capito dove sia. Ma in centro paese un cartello indica inequivocabile “Planina pod Golico” e quindi mi rilasso capendo di essere sulla strada giusta.

La Slovenia ha sempre qualcosa di esotico e bucolico, c’è nell’aria ed in terra un’atmosfera che trasmette la perfetta simbiosi di popolo e terra. Salendo su questa strada asfaltata prendiamo quota sul fondovalle e lo spazio si allarga su prati e boschi dove regnano tranquille una serie di piccole abitazioni rurali in un contesto pittoresco e molto scenografico.

L’asfalto si esaurisce poco oltre, abbiamo anche la fortuna di trovare uno spiazzo poco lontano dall’inizio della strada sterrata. Il percorso è inequivocabile, segnalato un po’ ovunque con cartelli dove fiori stilizzati indicano la retta via. Ma basta alzare gli occhi. Su, al limite del cielo, la lunga dorsale è cangiante nei colori, dal verde al bianco, rinfrange la luce come fosse di neve ma è una sensazione strana, che non avevo provato prima. Dev’essere proprio lassù il paradiso dei narcisi.

Lasciata la strada sterrata il percorso di inoltra sul versante meridionale di questa montagna. L’aria calda del mezzogiorno solleva gli aromi di un bosco di abeti tagliato da poco. C’è chi sale, chi scende. Pochi maschi e molte donne su questo percorso che si è fatto molto ripido. Tante ragazze sole, o con bambini nello zaino, perfino qualche futura mamma dall’evidente pancione. Una fiumana di umanità a cui né io né Denis siamo abituati: in Italia un numero così alto di donne su di un unico sentiero, fosse anche il più conosciuto, si conterebbe in un’estate intera.

Ma la Slovenia è un discorso a parte. La cultura è quella di montagna così come lo sport nazionale. Qua li tirano su a pane e pareti. Ricordo ancora un mio passaggio sul Triglav, qualche anno fa. Sulla ferrata verso la cima, tanti bambini “legati” come cagnolini dai genitori, senza un vero e proprio imbrago ne tantomeno dissipatori o ammennicoli simili. Grandi sorrisi e molta tranquillità. Tutt’altra storia che in Italia. E non sto dicendo quale sia la situazione più giusta, sto solo prendendo coscienza che in altri posti, anche molto vicini alla nostra terra, c’è un turismo sano che vive di montagna. Di sentieri affollati anche in piena settimana di un mese primaverile. Di masse intere di gente di cui non senti la presenza perché tutti accomunati dal pellegrinaggio silenzioso verso quella cattedrale di fiori lassù.

Pensieri che si rincorrono e che mi estraniano da questo sentiero che sale ripido nel bosco senza perdere tempo o concedere soste, da queste parti è così.

D’un tratto il bosco di faggio e pino nero si ferma e siamo catapultati nel tappeto verde cangiante che guardavamo dal basso.

Ci siamo già dentro, in quella magia, ma non mi sento ancora pronto per alzare gli occhi. Guardo allo strano rifugio poco distante, dove decine di persone stanno assorte a contemplare quella meraviglia che li attornia e penso che un rifugio è comunque – sempre – un luogo che porto nel cuore per quell’aria particolare che lo impregna. Vuoi per quanto ho passato in quell’idea di casa ad alta quota, o per il rapporto con gli amici e la gente che veniva a trovarmi. Essere tendenzialmente libero all’inizio della stagione estiva è per me molto strano, abituato a pulire stanze, manutentare impianti e trasferire provviste in questo periodo dell’anno. Ma un’amica mi ha detto che non è stata una sconfitta ma solo rispetto per me stesso, e in fondo le credo.

Dal Koca na Golici miriamo ad est, dove la distesa pare più bianca. Lasciamo il sentiero ufficiale per seguire una traccia in mezza costa. La giornata è spettacolare ed il Triglav segue le nostre ultime fatiche dalla valle dirimpettaia.

Alzo gli occhi. Ci sono dentro. Più che un prato fiorito sembra un’immenso mare, con onde bianche di petali spumosi che si infrangono tra loro e rimbalzano sui pendii di questa lunga dorsale prativa.

Estasiato è dire poco, come spettacolare non è l’aggettivo giusto per descrivere quanto abbiamo davanti agli occhi. Mi distanzio da Denis, questi sono attimi sinceri che uno deve vivere da solo, almeno io la penso così. Mi siedo a terra avvolto dai fiori, ben attento a seguire orme passate di chi, altrettanto cosciente, non ha voluto danneggiare questa perfezione.

Le persone sono tante ma mi sento solo quassù, sbattacchiato dal vento come le piante del Golica.

E i narcisi, a migliaia, sono un piccolo esercito che guarda verso sud dalla sua posizione sopraelevata ed elitaria. E’ fatto di minuti fiori bianchi che tengono testa, cocciuti, al vento di valle che non lesina spintoni continui, quassù su questa montagna. Ma farsi forza l’uno con l’altro è la potenza di questa moltitudine silenziosa e si percepisce perfettamente che qui, tra questi elementi ritti al cielo, una magia regna potente. Che ti stende a terra e ti lega i passi. Per fermare ancora per un attimo i tuoi occhi a questa distesa senza pari.

Avvolto totalmente – Ph. Denis Filaferro

Info utili: La montagna dei narcisi, il monte Golica, rappresenta un’escursione che, nel periodo della fioritura, va fatta almeno una volta nella vita! Con questa premessa, il periodo della fioritura è indicativamente quello che va dal 10 di maggio ai primi giorni di giugno, con variabili legate al meteo stagionale e alle temperature.

La zona di parcheggio, molto frequentata nel periodo, si raggiunge dall’Italia attraverso il valico di Fusine, mantenendo la strada statale 201 fino al secondo semaforo di Jesenice, dove si svolta verso sinistra raggiungendo in qualche km la località di Planina Pod Golico a 1000m s.l.m. Da qui l’itinerario si addentra nel versante meridionale del M. Golica, risalendo la pista/sentiero diretto al rifugio Koca na Golici a 1570m. Dal rifugio è raccomandabile deviare verso est in direzione della Maria Elen Sattel, raggiungendo la dorsale di cresta e il relativo sentiero che, seguito verso ovest, raggiunge la cima del Golica a 1834m e ridiscende al rifugio.

Tempo totale 4.30 ore circa – difficoltà E – Dislivello complessivo 840m, distanza 9km abbondanti. Persone allenate possono calcolare un tempo medio di 2.30 ore per l’itinerario completo.

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