La Val Rosandra è una fenditura netta, un’incisione profonda nella pietra del Carso.
È una valle che pretende ascolto prima ancora di essere percorsa perchè unica nel suo genere. E’ qui infatti che l’acqua superficiale di un torrente ha segnato nelle ere la dura roccia del Carso. Un torrente caparbio che vuole il cielo mentre tutt’attorno le acque s’insinuano nelle profondità di una terra dove la parte ipogea è affascinante e non del tutto ancora conosciuta. La Val Rosandra va seguita con attenzione, è “la montagna dei triestini”, e le pareti della piccola valle dettano il ritmo agli escursionisti e agli alpinisti che da sempre si cimentano in questa mondo in miniatura. Qui la montagna non è fatta di grandi quote ma di verticalità improvvisa, di roccia che si alza senza preavviso sopra il letto del torrente, di silenzi spezzati solo dal vento e dal richiamo lontano di qualche uccello. La grande città di Trieste è vicina ma nulla in valle ne fa intuire la presenza. Anche per questo la Val Rosandra è stata decretata Riserva naturale del Friuli Venezia Giulia.

Le ferrate Biondi e Rose d’Inverno si sviluppano su queste pareti come due linee essenziali, tracciate con decisione sul calcare compatto e severo della valle. Percorrerle significa entrare in contatto diretto con l’anima più aspra e autentica della Val Rosandra, dove la roccia racconta una storia antica fatta di stratificazioni, erosioni lente e resistenze silenziose.
L’avvicinamento è rapidissimo, sfruttando i sentieri che scendono dall’altopiano nei pressi del borgo di S. Lorenzo (CAI 049A oppure 049B sfruttando la strada comunale che passa per il borgo) e avviene quasi in punta di piedi, dal ciglione carsico, tra ghiaie chiare e bosco rado. Poi, all’improvviso, la parete prende forma e chiama.
La Ferrata Biondi sale diretta, senza esitazioni anche se dall’esposizione sempre limitata svolgendosi su di una parete non troppo alta: tratti verticali ben attrezzati si alternano a traversi e brevi discese, appigli netti, una progressione continua che richiede attenzione e restituisce subito la sensazione di essere dentro la montagna, non sopra di essa. La roccia è solida, lavorata dal tempo e dall’acqua, e invita a fidarsi, a muoversi con misura, cercando un dialogo costante tra mani, piedi e vuoto. Gli appigli, a volte, risultano un pò lisi dall’ampia frequentazione.



Lungo la ferrata merita concedersi qualche pausa per godere la visuale sulla valle che si apre lentamente sotto lo sguardo. Il torrente Rosandra diventa una linea sottile, a volte non distinguibile, il bosco una trama irregolare di verdi e bruni, mentre le pareti opposte sembrano avvicinarsi e allontanarsi a seconda della luce. È una ferrata che non cerca effetti spettacolari, ma costruisce la sua bellezza nella continuità del gesto e nella relazione costante con l’ambiente che la ospita. Terminato il percorso della “Bruno Biondi”, che consiglio di percorrere da est a ovest, con un breve spostamento verso occidente lungo un sentiero battuto si raggiunge la base della parete “Rose d’inverno”, con un comodo punto sosta alla base.



La Rose d’Inverno cambia tono, pur rimanendo fedele allo stesso carattere carsico. È più ampia, sale in maniera più decisa una parete articolata che può essere percorsa con diverse varianti, fino al grado D di difficoltà (il passaggio del Naso è la parte più impegnativa e verticale).



Dall’alto, la Val Rosandra si mostra per quello che è davvero: un corridoio naturale sospeso tra mondo mediterraneo e montagna alpina, tra il Carso e l’Istria, tra pareti nude e boschi radi. Lo sguardo corre lontano, fino alle prime ondulazioni del territorio sloveno, mentre alle spalle rimane la sensazione di aver attraversato un luogo di confine, non solo geografico, ma anche culturale e naturale.
Dalla sommità della ferrata basterà seguire il sentiero verso destra per rientrare in meno di 10 minuti al parcheggio. Da qui è consigliato proseguire verso la cima del M. Stena, oltre il borgo di San Lorenzo. La modesta quota di 442m offre un panorama che spazia fino al golfo di Trieste e lo sguardo puù approfondire la conoscenza con la Val Rosandra, senza ostacoli interposti.
La Val Rosandra non impressiona con l’altitudine, ma con l’intensità. È una montagna che parla sottovoce, ma dice cose profonde. Le ferrate Biondi e Rose d’Inverno sono due modi sinceri per entrarci in dialogo, seguendo la logica della roccia e lasciandosi guidare da una verticalità antica, essenziale, mai urlata.

INFO UTILI: Le ferrate Bruno Biondi e Rose D’Inverno sul ciglione settentrionale della Val Rosandra sono state realizzate nel 1984 e nel 1977. Le attrezzature sono sempre sicure e realizzate con i moderni canoni della sicurezza (ancoraggi inox, cavo di diametro adeguato e cunei protettivi nei tratti verticali). I due percorsi attraversano le rocce esposte a meridione sopra al borgo di S. Lorenzo e sono indicati per i periodi meno caldi dell’anno (da ottobre ad aprile escludendo i giorni di bora).
Luogo: frazione S. Lorenzo, comune di S. Dorligo della Valle (Trieste). Consigliato parcheggiare nell’ampio spiazzo poco oltre la Foiba di Basovizza
Ferrate percorse: Bruno Biondi e Rose D’Inverno (concatenate)
Quota di partenza: parcheggio a ca. 400 m, attacco ferrata Furlanova a quota 350m circa
Quota massima: ca. 410 m
Dislivello complessivo: ~ 150 m
Difficoltà: Biondi B/C/D – Rose D’inverno A/B/C (D sulla variante Naso)
Tempi indicativi:
Avvicinamento: 10 min
Biondi: 1.30 ore – Rose D’inverno: 0.30 ore
Rientro al parcheggio: 10 min
Esposizione: Sud – ottimo in autunno e inverno
Materiale consigliato: set da ferrata, casco, guanti, scarpe tecniche aderenti
Le due ferrate sono spesso utilizzate per i corsi; la Biondi tuttavia può rivelarsi un percorso impegnativo se non si è fisicamente abbastanza preparati.
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