Il Portonàt della Grauzaria

08.03.2018

Gli scorsi giorni ho pensato ripetutamente, nel calduccio di casa mia, di aver perso quella voglia di montagna invernale che fa rima, nel mio dizionario, con scialpinismo. Quella scintilla, quel bagliore ardente che alcuni chiamano “passione”. Mi girava costantemente in testa l’immagine di un fuoco, dapprima grande e caldo, con fiammate alte e vigorose che man mano andava quietando la propria veemenza verso un ardere silenzioso diventando quindi brace. Il tramonto di uno slancio che perdura da vent’anni dopo numerose albe dai colori del ghiaccio. Di giornate trascorse su distese di neve, nei pertugi più reconditi delle montagne o su aperti pendii abbacinanti. Ed ho provato paura, spiazzato dall’idea di perdere una delle colonne portanti di quella struttura che faticosamente mi sono costruito nella vita.

Forse per riattizzare la fiamma o solo per non pensarci, ho accettato volentieri l’invito di Manuel verso una meta che conosco bene, ma che da tempo non frequento. Il Portonat della Grauzaria, un canale incassato tra pareti lontane dalle folle e dal turismo di massa.

Lo contornano montagne dai nomi selvatici, montagne con profili Egizi, montagne che riportano indietro la mia memoria ai tempi della gioventù e delle prime esperienze con gli scarponi ai piedi. Serbo infatti nella mente immagini sfocate di un ragazzetto con un grande ciuffo di capelli in testa e un grosso paio di scarponi pesanti ai piedi arrampicato su un sasso discosto dal gruppo di vocianti ragazzetti sul piazzale del rifugio. Il bimbo Omarut intento a  scrutare queste pareti altissime, pericolose,  paurose eppure tremendamente affascinanti già a quell’età. Avrò avuto 7/8 anni..

Abbiamo lasciato l’auto nel piccolo parcheggio e stiamo risalendo appiedati questi boschi di pino e faggio alla ricerca del bianco elemento. Oltre i ruderi di casera Flop indossiamo gli scarponi e mettiamo gli sci ai piedi.

Giungiamo in breve nei pressi del Rifugio Grauzaria che è stato da qualche tempo completamente ristrutturato. Non ricordo l’anno preciso eppure quella volta organizzai “la gita di fine stagione” proprio qui. Un’epica salita al canale del Portonat con gli sci preceduta dal pernottamento nel rifugio, allora trovato coi lavori di ampliamento in corso d’opera. Organizzati attorno ad una stufa dallo stranissimo sistema fumario, passammo la serata a lume di frontale brindando a qualunque cosa ci venisse in mente. Eravamo in quattro e col passare delle ore a causa dell’alcool uno alla volta ci buttammo, storditi, tra le braccia di Morfeo ricavandoci un cantuccio tra gli attrezzi di lavoro del cantiere. Il giorno dopo la salita  con le sue difficoltà,  per alcuni del gruppo,  fu l’ultima cosa a cui pensare annientati dal mal di stomaco e dai conati di vomito.  La notte brava presentava il conto. Uno dei miei amici storici, duro come la roccia e indomabile salitore, fatti 100m pregò per tornare indietro. Fu la prima e l’ultima volta che lo vidi così in difficoltà.

Oggi niente di tutto ciò, l’andare è tranquillo e c’è tempo di guardarsi attorno.  In giro non c’è un’anima, come sempre da queste parti, e la stessa ammirazione che mi colpì da ragazzetto mi accompagna ancora mentre risalgo i larghi pianori verso l’ingresso del canalone.

Le montagne sono vive oggi, respirano soffi di brina e sbuffi che scendono dalle loro spalle, si fanno sentire.

L’ingresso del canale ha pendenze più sostenute e la neve soffice depositatasi ieri sopra ad uno strato ghiacciato ci rallenta. Oltre però anche la salita è piacevole, batto traccia perdendomi con lo sguardo tra le pieghe delle pareti che si ergono verticali dal solco che stiamo risalendo. Il piacere dello scialpinismo per molti è dato solo dalla discesa, per me è l’insieme che produce l’uscita perfetta. Compagnia, neve, panorami sono addendi equivalenti per il risultato. In alto il sole ci attende, dobbiamo solo superare un paio di lastre da vento per buttarci in quest’atmosfera di luce primaverile. Oramai il sole è quello della bella stagione e la pianura friulana che vediamo giù dalla forcella verso meridione ha assunto toni di verde brillante che inducono la mente a pensare a scenari non certo innevati. La piramide del Sernio da qui è un’enorme meridiana, segna l’ora del mezzodì verso il Foran de la Gjaline. Ci sarebbe il canale che sale alla cima della Grauzaria che ingolosisce ma un paio di accumuli ne sconsigliano la percorrenza. Sarà per la prossima.

Questo giorno particolare ci regalerà una bella discesa su neve fresca intonsa. I pendii presentano una pendenza ideale e risultano ben sciabili fino agli spazi prospicienti il rifugio. Poi la neve crostosa la farà da padrona, ma valeva la pena riattizzarlo oggi quel fuoco, con le persone giuste. Quelle che non si vergognano di sciare a “spazzauovo”, quelle che danno del tu a roccia e neve da oltre cinquant’anni, quelle che il sale della vita lo trovano sulle cime evitandolo a pranzo. Quelle, come me, che i rami di faggio li vedono come parte dei boschi e non come ancoraggi per le discese a corda doppia.

E non mi brucia nemmeno il sedere (questa la dovevo proprio dire!)

Omarut, Manuel, Ippolito e Sandro

Info utili: Si può parcheggiare l’auto presso la partenza del sentiero che sale al rifugio Grauzaria (da Moggio Udinese strada della Val Aupa fino alle indicazioni sulla sinistra per il rifugio (Stalons dai Nanghez) a quota 730m. Risalire il sentiero dapprima nel bosco e man mano su terreno più aperto fino al rifugio Grauzaria. Sulla sinistra è intuibili il canale del Portonat che sale fra le cime della Sfinge e della cima dei Gjai con un primo risalto più ripido e quindi con pendenza mediamente costante fino alla forcella del Portonat a quota 1860m. Utile il casco.

Discesa lungo l’itinerario di salita con pendenze medie di 35° e qualcosa di più nel canale.

Dislivello 1150m , diff. B.S. (F-E1-2.3), tempi di salita attorno alle 2.5/3 h.

 

 

 

2 pensieri riguardo “Il Portonàt della Grauzaria

  1. Dopo una notte a festeggiare, mi sveglia lo squillo del telefono di buon mattino, ancora in coma attraverso veloce il piccolo appartamento della mia amica che mi ospita oltralpe, urtando qua e là nella fretta di spegnere quella maledetta suoneria che disturba il sonno a chi ancora riposa. Uno sguardo rapido alle notifiche e finalmente dopo troppo tempo, trovo l’email che mi avverte che Omarut ha raccontato di una nuova avventura. Presa dalla foga come fanno i fan delle serie tv, mi precipito a leggere questo racconto! Omarut Sei uno di noi, con il quale condividiamo pensieri di montagne, leggere le tue parole è come fare un viaggio introspettivo nella mente di chi ama con il cuore la montagna poco frequentata. Ci porti lontano dalla quotidianità , ci fai risalire quei canali, immaginare l’orizzonte e scivolare sentendo il vento gelido in faccia mentre tracci la tua scia nella neve fresca! Grazie per questi racconti, che in tempi poveri di uscite come quest’anno, almeno ci regalano la possibilità di sognare ancora quel che possono regalare i monti. Adesso come un bimbo fa dopo aver letto la favola della buona notte, torno sotto le coperte cercando di recuperare le ore perse questa notte. Grazie Omar

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