“Cascata di Cave” e “del fortino”

27.01.2017

Oggi, finalmente, sono riuscito a salire un paio di cascate molto in voga nell’ambiente delle arrampicate su ghiaccio delle Alpi Giulie. 2 salite classiche molto frequentate, conosciute da sempre per la bellezza delle colate nonché per l’ambiente in cui si formano, in particolare quella “del fortino”.

Con il termometro dell’auto che segna -14° abbandonare il caldo abitacolo è quasi un delitto eppure la curiosità verso la prima colata, ribattezzata “la cascata di Cave”, vince ogni ignavia. A queste temperature scricchiola tutto. I peli del naso si ghiacciano all’istante, grumi di brina ricoprono la barba e quel che ne sta attorno. Le operazioni di routine vengono fatte alla svelta e in un silenzio piuttosto irreale, con Luca non si parla mai molto. La cascata parla anche per noi, rimbomba all’interno di una grossa rientranza naturale, oltre le colonne appuntite che pendono dal ciglio del salto superiore.

E’ il mio turno. Salendo perdo man mano la sensibilità alle dita di una mano e mi trovo veramente in difficoltà. Impugnare il manico delle picche e non sentire i propri arti è una brutta sensazione e cerco di terminare al più presto la lunghezza per ficcarmi le mani sotto alle ascelle e tentare di ripristinare la circolazione sanguigna. A -14° non si scherza.

La seconda lunghezza pare più semplice, lo capisco anche dalla velocità con cui la corda mi sfila dalle mani.

Il mio respiro fa nebbia attorno e si fonde con il respiro della cascata. Una nebbia densa di vapore sale infatti al di sopra della colata principale, rincorrendo lo scivolo di ghiaccio per perdersi oltre il ciglio superiore della struttura. Lassù tutto è avvolto dall’alito di ghiaccio, tutto è brina e riluce del chiarore riflesso di un sole che bacia la montagna antistante.

Luca raggiunge l’ultima sosta attrezzata sul bordo superiore dove il tranquillo riscello genera la cascata che abbiamo appena salito. Con 2 corde doppie siamo alla base, pronti al trasferimento verso il contesto del Lago del Predil e la prossima colata.

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Linea si salita con soste attrezzate

Al parcheggio ci attende un cannone, fa la guardia a quel che resta di un vecchio forte della prima guerra. L’accesso alla colata impone l’ingresso nella vecchia costruzione, oramai derisa ai giorni nostri dai ramponi degli alpinisti. Risaliamo una solare valletta che va perdendosi tra salti di rocce e pini. Sulla sinistra, poco dopo, fa la comparsa il ghiaccio. Anche questa è una scalata classica del genere e Luca sale senza troppi preamboli i 50m del primo salto. Salgo facilmente guardandomi attorno, si va d’incastro, la battuta bruta sarebbe un inutile spreco di energie e generare rumori inadatti a questo contesto non avrebbe senso. Già parla l’acqua che scorre sotto questa corazza.

Più su il ruscello si perde in una miriade di piccoli salti e lastre bianche. Una lunghezza interessante sarebbe sulla sinistra ma oggi non vuole proprio essere salita, è scarna e sfuggente. Decidiamo per il rientro con una calata in doppia sulla sosta vicina attrezzata allo scopo.

Siamo stati nel cuore freddo delle Giulie. Il più genuino.

Omarut e Luca

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Informazioni utili: la “cascata di Cave” (Cave del Predil) è raggiungibile lasciando la strada principale all’interno dell’omonimo paese subito dopo il rettilineo (provenendo da Tarvisio) ed inoltrandosi in una viottola secondaria per un centinaio di metri. La cascata è evidente sulla sinistra. 100m per 3 lunghezze con difficoltà massima di 3°+/4 in base alle condizioni del ghiaccio e della linea di salita scelta. Soste attrezzate per calata sulla sinistra orografica (con una doppia da 60m dal ciglio superiore alla prima sosta da terra e quindi alla base con altri 25m).

La “Cascata del fortino” si raggiunge dalla S.S. che da Cave del Predil porta a Sella Nevea. Piccolo parcheggio sulla destra a circa 1 km dal bivio per il passo del Predil in corrispondenza di un fortino. Addentrarsi nel fortino e quindi per la valletta retrostante si raggiunge in 5 minuti la base della struttura. 60+120m per 4 lunghezze (se formate) con difficoltà massime di 3°/4° in base alla linea prescelta (passaggi più impegnativi sulle candele di sinistra nel circolo basale). Prima sosta attrezzata.

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La linea della cascata del fortino per l’accesso “ai piani alti”

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