Lo scivolo bianco di Mimoias

09.01.2020

Dalla definizione accademica si evince che scivolo sta per “piano inclinato adibito al trasporto di materiali sfruttando il principio di gravità; generic., qualsiasi piano inclinato che consenta uno scorrimento…Gioco per fanciulli”.

Che lo sci alpinismo sia un gioco per fanciulli questo non lo so, o almeno posso sospettare che sia in parte una giusta definizione, quello che so è che se la mia mente fantastica al riguardo non posso esimermi dal vedermi proiettato in tre dei miei scivoli bianchi preferiti: il M. Nero, la Creta di Collina e la Creta di Mimoias.

La parte alta dello scivolo

Pensando a quest’ultima ho lasciato una parte troppo grande di me in quella zona della Val Pesarina per non andare a curiosare un po’ com’è il “dopo”. Un dopo che già guardo con occhi diversi, forse più rilassati e meno agguerriti, senza dover dimostrare ad ogni costo qualcosa a qualcuno, in primis – forse – a me stesso.

Tornare alla montagna con la semplicità di un passo dietro l’altro, con lo sguardo che vaga dove meglio gli aggrada e senza, per forza, avere l’obbligo dell’orologio.. Questo era il mio andare un tempo e riscopro oggi che a distanza di anni le cose non sono cambiate.

La Creta di Mimoias è lo scivolo bianco della Valle del tempo. La si vede già a distanza di fondovalle, tra le curve dell’ultimo paese, Pesariis. E’ uno scudo bianco che si erge solitario e discosto quanto basta dal resto per restarsene da sola, certo, ma non del tutto priva di legami dalle vicine e poderose Terze. E’ un pendio, quello sommitale, che invoglia giocoforza a salirci con gli sci in inverno, se nei tuoi pensieri ti vedi lì quando chiudi gli occhi.

Oggi, a causa dell’ennesimo inverno senza neve, oramai normale si può dire – ed è una cosa orrenda da dire – accompagno Tiziana senza le aste ai piedi a saggiare il terreno del “come sarebbe bello con gli sci”. C’è da dire che questi pendii li ho scesi in passato già diverse volte con amicizie d’allora e conservo gelosamente dei ricordi splendidi.

Come il canale del Paradara, cocuzzolo inferiore alla cima vera e propria, che guarda dall’alto un pendio dalle pendenze ideali che per un certo periodo ha nutrito una certa frequentazione da parte del mio gruppo di amici. Solo che oltre la sella del Paradara c’è la parte superiore della Creta, quella a cui accedi dopo un tratto di verticalità che sembra tagliarti la via di fuga e rappresenta un’ideale punto di non ritorno. Sali oltre e tutto sembra diverso, non so perché, sono solo qualche decina di metri in più eppure sembra diverso. C’è più sole, più neve, ampiezze che ti attorniano e ti fanno sentire le vertigini, una punta piccolina con una croce che cominci a vedere da vicino (anche se ci vorrà ancora del tempo per raggiungerla) e l’alito ombroso di una parete Nord che si fa vivo verso l’alto. Anche se non lo vedi, sai che c’è. E te ne stai discosto cercando nel sole e nei panorami dei monti di Sauris quel diversivo ad un vuoto che attende sornione di inghiottirti.

Siamo alti e mettiamo i ramponi. C’è un pianetto che sembra fatto apposta. Da qui l’ultima rampa è un tormento di nevi elastiche rivoltate, di sorrisi della montagna sornioni e labbra grottesche che sudano e aspettano una tua mossa falsa. Il passaggio è delicato, sondo con la piccozza come fosse un ghiacciaio vero e proprio, saggio ponti di neve su prati ancora caldi e scivolosi.

La cima è la stessa di qualche anno fa, io non posso dire altrettanto di me. Specie se guardo ad Est, forse un po’ di nostalgia già c’è. Ma le montagne sono talmente tante che non le posso contare a vista d’occhio e, in ognuna di queste, vedo una parte del mio passato e qualcosa del futuro che sarà.

Omarut e Tizi

INFO UTILI: La Creta di Mimoias, la cui cima orientale si erge a 2288m, rappresenta una meta d’élite per lo scialpinista in cerca di uscite “inedite”. Ad un accesso ai pendii sciabili molto rapido e comodo dal parcheggio, seguono pendenze ideali e tratti non proprio banali se si comincia la discesa dalla cima sci ai piedi (canalino finale O.S.A.). Dopo lo scivolo superiore, attraverso una piccola parte più verticale dove è opportuno ma non obbligatorio scendere appiedati, anche il canale sottostante al M. Paradara saprà regalare belle curve fino alla strada sterrata che riporta al parcheggio sulla S.R. 465 della Forcella Lavardet.

Per la salita è possibile generalmente parcheggiare nei pressi di un ponte dopo il secondo tornante oltre Pian di Casa – Pradibosco (cartello Benvenuti in Val Pesarina a bordo strada). Da qui si segue il tracciato della sterrata che si inoltra verso Est (indicazioni malga Mimoias – rifugio De Gasperi). A quota 1500 ca, nei pressi di un tornante sinistrorso, si abbandona la rotabile per la malga e si risale l’evidente canale sulla sinistra che porta alla sella sotto al M. Paradara a quota 1900 ca. L’accesso ai pendii superiore avviene leggermente sulla destra (tratto di circa 80m). Giunti allo scivolo superiore la vetta è in vista, basterà seguire il percorso più logico per raggiungerla.

Creta di Mimoias: quota 2288m – Dislivello 870m dal parcheggio – diff. B.S+O.S (P.D.-E1-2.3+3.1) – Tempo 2.30h dal parcheggio.

3 pensieri riguardo “Lo scivolo bianco di Mimoias

  1. Non riuscendo ad andare in montagna in questo periodo mi consolo guardando… Mimoias regala sempre un’immensa gioia!

    Mandi,

  2. Ciao Omar,come va? Ho approfittato della tua segnalazione per andare a farla con gli sci oggi . Una discreta sciata, ma il ripido finale è già quasi senza neve. Mandi Francesco.

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