Quel sentiero aristrocratico, dal nome Nobile

Tra i gruppi montuosi della montagna friulana quello del Sernio-Grauzaria spicca già dalla pianura. Lo skyline disegnato da questo gruppo verso nord, quando percorri le strade che salgono ai monti, è inconfondibile. La piramide appuntita del Sernio svetta solitaria, divisa da una profonda sella dalla vicina Grauzaria, meno solitaria se vista da quaggiù.

E anche ad esserci dentro, in quelle viscere che sono le ghiaie di queste enormi cime, lo spettacolo non cambia. Non sono di certo luoghi dove l’escursionismo regna incontrastato, perché qui le cime te le devi guadagnare.. Sentieri che risalgono interminabili ghiaioni, vie preferenziali per enormi quantità di detriti che scendono verso valle in un moto perpetuo e che fermano la loro corsa all’ingresso della valle del Rio Flop, dove la vegetazione che man mano si infittisce le fa proprie. Sono pini, faggi, larici e mughi, alle volte qualche ontano. Più su solo pietra grigia, un mare di calcaree creste, pareti, appicchi.

Nelle vene grigie della Grauzaria c’è poco spazio per la vegetazione. Sembra un salto sulla luna, o qualche altro posto remoto dove gli elementi non concedono spazi alla vita.

E’ così che in questa giornata dal caldo torrido ci troviamo a risalire il sentiero 444 che dal rifugio Grauzaria porta alla forcella del Portonat. Posti per me conosciuti, ma la memoria a volte tradisce e ansimando nell’ascesa mi stupisco alla visione della parete ovest della Sfinge, o di quella alta e tenebrosa della Grauzaria stessa. Il posto è remoto e gli smottamenti sono all’ordine del giorno. Il sentiero porta i segni di un rimaneggiamento obbligato, i vecchi segnavia sono ancora intuibili in alcuni punti ma sono rimaste testimonianze mute di percorsi oramai dismessi. E a dire il vero ho forte, in alcuni momenti, la sensazione di sentirmi sulle Dolomiti Pesarine. Il sentiero che sale alla forca dell’Alpino o alla forcella della Torre Sappada, è molto simile per aspetto dell’andare, qualità del percorso e fondo ghiaioso.

Poco male, qua vale la regola “due passi avanti e uno indietro”! Ma il calo della temperatura per l’aumento di quota giova inevitabilmente alla progressione.

Lungo il canale che stiamo risalendo, sulla destra si apre improvvisamente l’attacco del sentiero che è meta odierna: Piero Nobile, scritta nera e frecce rosse sono freschi di vernice e non possiamo sbagliarci. Tuttavia alla forcella non manca molto e decidiamo di allungare un po’ il percorso facendo una capatina sulla cima della Grauzaria. Vecchia conoscenza per me, novità assoluta per Tiziana che non era mai stata da queste parti.

Calchiamo ghiaie più stabili verso la displuviale. Affacciarsi sulla pianura dal Portonat è sempre uno spettacolo ma lo sarà ancor di più dalla punta che ci guarda verso Est, la cima che ferma le sue rocce a quota 2065m.

Saliamo mettendo le mani sulla roccia. Ci sono dei passaggi di II° e qualche esposizione nell’aggiramento dell’antecima e nella successiva serie di balze che guidano alla sommità. Come sempre dimentico molti particolari dei posti che ho frequentato, ed è sempre affascinante riscoprire ciò che la memoria ha rimosso.

Sulla dorsale di vetta una nuova Madonnina in marmo ha sostituito quella che poco oltre guardava il mare. La croce metallica è coricata da un lato, segno che quassù gli eventi non lasciano tranquilla questa cima. Un immenso parafulmine naturale, questa la realtà di quella che per noi è solo aria che spazia per kilometri tutt’attorno, giù fino all’Adriatico.

Una cima, in fin dei conti, è un personale condensato di fatiche, emozioni, pensieri e sguardi.

Una rapida vista dall’alto a quello che seguirà, il sentiero alpinistico Nobile di cui tanto ho sentito parlare.

Ritorniamo quindi al canale dove il Nobile prende vita, poco sotto alla minuta insellatura della forcella dai Gjai , curiosi di percorrere quanto ci aspetta.

E subito restiamo colpiti. Dopo i primi 5 metri di roccia, con un breve passaggio di II°, il tracciato porta sul versante occidentale di questa dorsale. Un versante che nulla condivide con quanto visto sin’ora e che trova nel verde il colore di fondo per contrastare una giornata sin qui grigia di pietra.

Il prato è punteggiato di fioriture alpine. Quest’anno le genziane sono più belle e numerose che mai, o forse è solo il fatto che da tre anni non le vedevo, a farmi sembrare tutto più rigoglioso.

Il percorso segue la displuviale di queste montagne che disegnano sopra alle pareti un’enorme luna park di saliscendi continui. La traccia, sempre ben segnalata, si snoda attraverso mughete basse e prostrate, pareti inclinate dalla roccia solida, dove qualcuno ha lasciato dei cordini per eventuali manovre di corda che tuttavia riteniamo superflue.

Si guadagna lo spallone della Cima dei Gjai lungo una parete di scolo, nera e dagli appigli sicuri e dilavati. Poco sopra la cima è un tappeto di piccoli fiori che ammicca alla sosta. Questa traversata garantisce la giusta prospettiva alle montagne del circondario, con la Grauzaria che offre un lato B di tutto rispetto assieme al Sernio che non è da meno.

La lunga valle ai nostri piedi degrada silenziosa verso il fiume Fella, con spazi di vegetazione alpina del tutto integri in uno dei posti più solitari dell’intera montagna friulana. Scendiamo per lo spallone che ci condurrà alla forcella del Lavinale, successiva ad alcuni passaggi più ripidi e delicati.

Riprendiamo al salita, cotti a puntino da un sole alto che oggi non vuole lasciarci stare. La calura che i mughi emanano è fastidiosa, sembra di essere in un’enorme graticola ma a passo spedito guadagniamo anche questo dislivello verso un’altra sommità di questo percorso, la cima del Lavinale a 1854m.

Forcella Nuviernulis segna la fine di questo percorso in cresta, alla base di quel colosso calcareo che potrebbe essere raggiunto con un’altra ora di ascesa: il Sernio.

Decidiamo per il rientro a valle, c’è da raggiungere la vicina insellatura del Foran de la Gjaline dove il bosco riprende vita e le brulle cime lasciano spazio a questa valle degradante dove poco oltre sorge il rifugio Grauzaria.

La tappa è obbligatoria (con consumazione) per rispetto di chi quassù, come ho fatto io in altri posti, con la sua presenza garantisce non solo la sua attività economica ma il giusto punto d’incontro tra uomini e montagna. E il gestore di quassù ne ha macinate di cime!

In salita sul Nobile

INFO UTILI: Punto di partenza per questa escursione è il parcheggio (ben segnalato) raggiungibile dalla S.P. che da Moggio Udinese sale verso sella Cereschiattis. Poco prima dell’abitato di Gialloz, si prende a sinistra la ripida strada che in un paio di tornanti porta al parcheggio di quota 750m. Da qui lungo il sentiero 437 verso il Rifugio Grauzaria. Nei pressi di quest’ultimo il sent. 444, sulla sinistra, rimonta i ghiaioni nel canale principale (ultima acqua nei pressi del rifugio) che scende dalla forcella del Portonat a quota 1860m. L’ultimo tratto di ascesa si svolge sulle paretine della dorsale di vetta, con un passaggio di II° nei pressi dell’attacco (non sono presenti attrezzature). La vetta a 2065 m si raggiunge quindi in circa 3.30h dal parcheggio.

Ridiscesi lungo il sentiero di salita, a quota 1680 m parte il Sentiero alpinistico Piero Nobile. Un percorso  molto interessante che con passaggi di II° porta a percorrere l’intera dorsale della Cima dei Gjai – Cima del Lavinale terminando alla forcella Nuviernulis a quota 1732m. Percorso interamente segnalato con bolli rossi e sprovvisto di attrezzature (presenti 2 anelli di cordino sulla “parete” più impegnativa per eventuale assicurazione. Tempo indicato di percorrenza attorno alle 2.30h.

Considerando il rientro a valle attraverso il Foran de la Gjaline, il tempo medio per percorrere l’anello del solo sentiero Nobile può essere calcolato in 7-8h.

Con Tiziana il giro completo descritto è stato percorso in 4.50h per un dislivello di 1710m e 15 Km circa.

 

2 pensieri riguardo “Quel sentiero aristrocratico, dal nome Nobile

  1. Buonasera,
    che fotocamera/e utilizzi per le foto? Scatti (anche) in HDR? Nello specifico mi riferisco alla foto del lago di Bordaglia,ma non solo, che mi pare abbia una gamma dinamica mica da ridere.

    Mandi

    1. Le ultime di instagram le ho fatte con un nuovo cell, ho speso un pò di più per avere una buona qualità fotografica e devo dire che ho scelto bene – un Oppo. Prima usavo un cell Nokia, le foto belle però le faccio con una mirrorless Sony alfa, ma essendo ingombrante non la porto via quasi mai

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