L’anima d’acqua di Mediana

Quanto distanti sono gli estremi che si possono ancora vivere in montagna? Quanto è lecito attendersi dal futuro di queste terre e da chi queste terre le governa?

Oggi sono a Sauris e da poco sono transitato sotto all’arrivo di quella che diventerà la zip line più lunga d’Europa, seppur suddivisa in 3 tratte. A breve sarà inaugurata e porterà, indubbiamente, un forte accesso di pubblico. Ho sentito già definire “sportivi” i futuri avventori, ho sentito frasi del tipo “per entrare in sintonia con la natura da un punto di vista differente“. E mi chiedo quale sia il mio punto di vista su tutto ciò, se sia così necessario esprimere sempre una valutazione su qualsiasi cosa, condizione che più di qualcuno definisce essere uno dei “mali” odierni – dicono. Ma questo è il mio blog, per cui credo sia giusto rispecchi i miei pensieri e le mie preoccupazioni, lasciando ampio spazio al dibattito e ad eventuali punti di vista distanti dal mio, se posti in maniera educata e costruttiva.

I social, si diceva, sono intasati di pareri personali, e soprattutto improperi, che il più delle volte non portano a nulla di costruttivo. E continuo a pensarci proprio ora che mi sto immergendo nella natura più profonda, ma senza essere appeso a nessun cavo. Ho il vezzo di cercarmele da solo le emozioni, spesso gratis e spesso senza sapere bene a cosa vado incontro. Ecco, quello si. La natura pura e vera, che qua in Carnia – fortunatamente – impera un po’ ovunque ma che a Sauris lo sarà un po’ meno, a breve. La dimensione che cerco ossessivamente, senza antropizzazioni o forzature, senza circhi o urla che nulla centrano è quella che preferisco e frequento da quando vago per monti. E Sauris era una piccola enclave di armonia. Territorio, architettura, genti si fondevano in un piacevole tutt’uno.

Mi auguro che tutto ciò resti tale come io e tanti altri abbiamo avuto la fortuna di conoscere.

Ma vedere un nuovo bacino per l’innevamento artificiale della pista di Sauris di Sopra, poco oltre i prati del paese, dà una mazzata a quel poco di speranza che ancora era rimasta. Gli estremi della montagna friulana, dove non nevica più ma si potenziano località sciistiche a quote irrisorie, dove mancano le manutenzioni dei sentieri ma si allacciano cavi al cielo…

In veloce discesa per radure punteggiate di antichi edifici torno a pensieri più felici. Poche centinaia di metri mi distanziano da Sauris di Sopra ma pare siano ben di più. Scopro pascoli e e chalet di cui non sospettavo l’esistenza, ruscelli che si gettano rapidi nel profondo del bosco. La piccola strada ripida mi porta giù verso i piedi del Monte Bivera, verso alte foreste lambite dal torrente Lumiei, le stesse acque che poco più giù si faranno lago.

E’ strano pensare di partire in senso inverso. Universalmente le uscite in montagna prevedono l’ascesa e, solo successivamente, la discesa. Ma la salita vera e propria oggi comincerà solo dopo l’attraversamento del torrente, con il sentiero CAI 209 che mi guida ora verso ovest. A salire boschi alti e ben piantati, a rimontare una delle tante strade forestali che segnano questi versanti che più su portano indelebili il bacio maligno della tempesta Vaia. Attorno a quota 1240m i segnavia abbandonano la sterrata e si inoltrano nel bosco. Li seguo fremente di arrivare a quello che ho posto oggi come traguardo volante della giornata, il laghetto di Mediana. Ma poco oltre i numerosi alberi atterrati mi impediscono la prosecuzione e rientro sui miei passi convinto di aggirare l’ostacolo lungo la strada appena abbandonata. E così sarà, nonostante i numerosi tornanti e l’ovvio allungamento del tracciato. Incrocio nuovamente il sentiero più su, in una zona di schianti dove una ditta forestale sta tagliando le piante atterrate. Tutto è devastato e versa a terra, ceppi sbilenchi sono muti testimoni della tragedia. Ramaglie in ogni dove e un forte odore di resina, questo il colpo d’occhio e l’andare su questo campo di battaglia.

Perdo i riferimenti del venire e dell’andare e sono costretto a ricorrere al GPS, che questa volta mi fornisce le informazioni necessarie per districarmi, letteralmente, da questi scheletri di natura. Ciò che cerco è poco oltre, dove dalla strada principale una traccia labile e poco marcata scende in questo tratto di radure. La seguo invitato da labili segni arancioni e azzurri, sembra tutto avvolto da un sottile velo di mistero.

L’anima d’acqua di Mediana si svela all’ultimo, celata dagli stessi alberi che la raccolgono e le fanno da barriera. E’ un posto talmente intimo e sorprendente che mi abbasso a terra cercando di fare meno rumore possibile. Non so perché ma è il contesto a chiedermelo. Io ascolto e obbedisco. Sono solo, a chilometri di distanza dal paese più vicino, a distanze di cielo dalle cime che spiccano più sopra, lontano da tutto e tutti. E non potrebbe essere diversamente perché questo luogo richiede l’ingresso in punta di piedi. Una cattedrale, ma in miniatura, della natura. In queste condizioni di suggestione posso dire che è uno dei posti più belli che abbia mai visto. Sicuramente qua in Carnia.

Mi soffermo sulle rive, ripide e verdi. Tra le felci intravedo una pozza smeraldina brulicante di vita. In aria le libellule segnano il cielo, in acqua tritoni, girini e piccoli pesci raccontano della qualità di queste acque.

C’è un sottofondo di pace qui che pervade con prepotenza, ma altrettanto forte è il primo tuono del temporale che si avvicina dal Cadore. Le mie idee iniziali perdono consistenza, avrei volentieri proseguito fino alla Sella di Rioda per guadagnare la cavalcata di cresta sui monti di Sauris. Fino a Festons, per una picchiata che mi riportasse al punto di partenza. Ma le saette che cadono ininterrotte a breve distanza la pensano diversamente e sotto un temporale estivo di prima qualità, me ne vado mesto per i pascoli adornati di rododendri sulla via del ritorno.

Bagnato zuppo penso, nonostante tutto, che non sia poi così male essere qui adesso. In mezzo a queste macchie di rosa acceso, con i larici che offrono un riparo quasi inesistente e le placide mucche che continuano a ruminare nonostante in cielo si stia scatenando il pandemonio.

Raggiungo sulla strada provinciale la sella di Rioda, in sottofondo il ciaf ciaf dei miei piedi nelle scarpe; bagnati pure quelli. Raggiungerò Sauris di Sopra lungo la strada asfaltata, tra motociclisti tedeschi che mi sfilano ridendosela sotto alle loro tute idrorepellenti e i tornanti, comunque scenografici, del monte Pezzocucco.

In paese regna ancora la pace, per adesso..

Informazioni utili:

Il laghetto di Mediana è unico nel suo genere, e come tale va preservato e rispettato al massimo evitando qualsiasi comportamento fuori luogo (immondizie, schiamazzi, etc). Con queste dovute premesse, raggiungere il piccolo bacino è semplice. La via più diretta, breve ed intuitiva, è quella che prevede l’accesso da Casera Razzo (parcheggio) raggiungibile dalla Val Pesarina. Seguendo dapprima la strada sterrata che si inoltra ad est verso casera Mediana (sent. CAI 210 e 209) si raggiunge in leggera discesa la casera e si prosegue lungo la stessa direttiva fino ad un rettilineo nel bosco attorno a quota 1550m. Sulla sinistra, un piccolo cartello appeso ad un albero, guida la discesa verso il bacino (segni arancioni e azzurri) che si raggiunge su traccia marcata scendendo per una cinquantina di metri di dislivello. Dal parcheggio al lago tempistica indicativa di 1 ora. Dislivello negativo 260m.

La seconda via, più lunga, è quella da me percorsa e parte dalla stazione a monte della pista di sci di Sauris di Sopra seguendo i segnavia CAI 209, sempre ben presenti. In discesa restare sulla strada principale che scende fino all’alveo del Lumiei, proseguire a lato di una presa idroelettrica e oltrepassare il fiume in corrispondenza di un cartello bianco quadrato. Da qui su sterrata, mantenere la destra al successivo bivio e salire lungamente, oltre la zona degli schianti , fino a radure pianeggianti dove – sulla destra – si rinverrà con attenzione il cartello del laghetto di Mediana. Da Sauris al lago calcolare circa 2.30h.

Il giro sopra descritto ha comportato 19,2 km di lunghezza per 3.15h, con un dislivello positivo di 780m.

 

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